

I reperti e la loro valorizzazione potrebbero costituire, con una mirata e virtuosa visione politica dell’area un volano determinante per il territorio
Una strada, la Prenestina antica, riportata alla luce quasi per caso, potrebbe rappresentare, specialmente nel nostro territorio, il V Municipio, un importantissimo volano di sviluppo; ecco perché davanti all’ipotesi di chiusura (o di rinterro, come direbbero i tecnici) dell’area di scavo (siamo all’incrocio tra via Prenestina e via di Tor Tre Teste), la Commissione Cultura del Comune di Roma, ed in particolare la sua presidente Michela Di Biase, da sempre molto attenta ed appassionatamente impegnata in queste tematiche, non ha perso tempo, e il 22 maggio convocata d’urgenza una seduta della Commissione stessa, ha raccolto intorno ad un tavolo più attori sociali che, a vario titolo, possono apportare un notevole contributo alla valorizzazione del sito.
Comune, Municipio, Soprintendenza e comitati di quartiere (che tanto si sono spesi per non far considerare anche questo un ennesimo ritrovamento), tutti concentrati per poter valorizzare un tratto di quell’antica strada che da Roma portava pellegrini, artigiani, commercianti e contadini verso Gabii e Palestrina.
E’ indicativo il fatto che i cinquanta metri di strada basolata e perfettamente conservata, databile tra il II secolo sec a.C. e il II secolo d.C. (siamo a cavallo dell’era di Silla, Cesare, Marcantonio, Augusto, la nascita dell’Impero Romano), contornati da circa ventidue sepolcri simmetricamente disposti lungo i cigli della strada, con i basamenti ancora completamente intatti, siano stati ritrovati durante gli scavi preventivi per la realizzazione di un ristorante (l’area, infatti, appartiene alla famiglia Cremonini, che dovrebbe costruire un ristorante in stile Road House Grill.)

Antico e moderno, anche qui, come spesso accade a Roma, s’intrecciano, in un percorso (e proprio il caso di dirlo) unico.
La Prenestina antica, infatti, non solo era, come tutte le strade romane, un’importante arteria di collegamento tra la città e il territorio circostante, ma permetteva la vita economica e sociale di tutte le popolazioni che intorno ad essa gravitavano.
Anche all’epoca di quei sepolcri, lì vicino, erano stati costruiti ristoranti (allora si chiamavano stazioni di posta), piccoli villaggi, aziende agricole ed artigiane.
Un passato lontanissimo ed un futuro auspicabile sono riuniti su un unico tracciato stradale: la Via Praenestina.
La strada (per il momento ne sono stati scoperti circa 50 m), i mausolei, le urne cinerarie (lì venivano sistemate le ossa dei defunti dopo la cremazione), i frammenti di osso e di avorio dei letti funebri, la stele funeraria con le indicazioni del defunto e della famiglia di appartenenza (piccoli grandi tesori che sono stati riportati alla luce durante gli scavi) potrebbero costituire, insieme ad una mirata e virtuosa visione politica dell’area un volano determinante per il territorio.
Sembra che, finalmente, qualcosa si stia muovendo, proprietà dell’area, Soprintendenza e cittadini potrebbero, se coordinati bene grazie all’impostazione data dalla politica, riuscire ad arrivare ad un punto d’incontro dove tutti potrebbero giovarsi della scoperta e partecipare allo sviluppo dell’area.
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Bene , credo che una opeazione di Co-marketing tra pubblico e privato si possa realizzare, una nuova stazione di posta in ambientazione tardo romana(ma vera).con cubatura limita e strutture aere sopra gli scavi, con percorsi di camminata.