Primo trapianto di cuore da positivo SARS-CoV-2 a paziente negativo in ambito pediatrico

E' stato effettuato al Bambin Gesù. Il ragazzo di 15 anni è stato trattato con anticorpi monoclonali per eliminare il rischio che potesse sviluppare il Covid-19
Patrizia Artemisio - 10 Giugno 2021

“Vivere, è rischiare di morire… Sperare, è rischiare di disperare… Tentare, è rischiare di fallire… – ma, scriveva Kipling – Il più grande pericolo nella vita è quello di non rischiare”. Sembrano questi i versi che guidano l’uomo ogniqualvolta riesce a superare i propri limiti e consegnare alla storia un nuovo traguardo.

I professionisti del Dipartimento di Cardiochirurgia, Cardiologia e Trapianto Cuore Polmone dell’Ospedale Bambino Gesù hanno valutato scientificamente i rischi da correre, hanno chiesto autorizzazioni in deroga alle attuali disposizioni, ed hanno percorso una strada nuova per salvare la vita di un ragazzo di 15 anni. E’ stato effettuato per la prima volta al mondo in ambito pediatrico, al Bambino Gesù, un trapianto d’organo da donatore positivo al SARS-CoV-2 a paziente negativo.
L’adolescente che ha ricevuto un nuovo cuore, è stato trattato con anticorpi monoclonali per eliminare il rischio che potesse sviluppare il Covid-19. L’intervento ha richiesto autorizzazioni speciali sia da parte del Centro Nazionale Trapianti (CNT) che dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

«In campo pediatrico – spiega il professor Antonio Amodeo, responsabile della struttura complessa di scompenso, trapianto e assistenza meccanica cardio-respiratoria dell’Ospedale – trovare un cuore compatibile per un trapianto è più difficile che negli adulti. Nell’ultimo anno poi, a causa della pandemia e delle restrizioni adottate per contrastarla, queste difficoltà sono ulteriormente aumentate. Individuare un cuore compatibile per un trapianto è spesso un’occasione più unica che rara. Per questo abbiamo fatto il possibile affinché il ragazzo in lista d’attesa potesse ottenere l’organo che stava aspettando. Una scelta che può fare la differenza tra la vita e la morte».

Il ragazzo era affetto da cardiomiopatia dilatativa ed era in lista di attesa per il trapianto da settembre dello scorso anno.
A giugno del 2020 si è verificato un peggioramento del quadro clinico con arresto cardiaco che ha necessitato il supporto ECMO, una tecnica di circolazione extracorporea alla quale si ricorre temporaneamente quando si presenta un’insufficienza cardiaca o respiratoria grave. Poco dopo è stato sottoposto a un intervento per impiantare un cuore artificiale, una soluzione ponte salvavita in attesa di un cuore compatibile per il trapianto.
Dopo circa un anno, a maggio 2021, è stato individuato un cuore compatibile. Ma si trattava di un donatore positivo al SARS-CoV-2 e la legge consente il trapianto solo su pazienti anch’essi positivi o guariti dal Covid-19.

«Al fine di valutare il rischio di trasmissione del virus SARS CoV-2 sono state effettuate numerose ricerche nell’apparato respiratorio, sul sangue e sul cuore del donatore, attraverso tecniche alquanto sofisticate, che, nel loro insieme, hanno evidenziato un rischio di trasmissione virale molto basso. Questo ha permesso di dare il via libera al trapianto – racconta il professor Carlo Federico Perno, responsabile di Microbiologia e Diagnostica di immunologia del Bambino GesùAl fine di ridurre ulteriormente tale rischio, in collaborazione con i colleghi dell’immunologia clinica e vaccinologia, è stata valutata l’ipotesi di somministrare un farmaco a base di anticorpi monoclonali diretti contro il virus SARS CoV-2».

È stata quindi richiesta all’Agenzia Italiana del Farmaco una deroga al protocollo attuale per utilizzare gli anticorpi monoclonali sul ragazzo ricevente, in modo da ridurre ulteriormente il già basso rischio di infezione. Il protocollo ne consente infatti l’utilizzo solo su pazienti già malati di Covid-19 e a determinate condizioni.

«L’operazione è il frutto di un percorso multidisciplinare in cui l’aumento degli strumenti per il trattamento del SARS-SoV-2, come il vaccino, le terapie monoclonali e le terapie antivirali – spiega il professor Paolo Palma, responsabile di Immunologia clinica e Vaccinologia dell’Ospedale – ha portato allo sviluppo di una serie di strumenti, sia di ricerca che clinici, che hanno aperto prospettive fino a poco tempo impensabili».

La notizia, quella vera, l’ha data il prof. Amodeo, nelle ultime parole di in una sua videointervista: “… il bambino sta molto bene”.

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Foto – da sinistra, Antonio Amodeo, Paolo Palma e Carlo Federico Perno.


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