

L’indagine aperta dalla Procura della Repubblica su denuncia della società Ecopark S.r.l
Sono trascorsi più di quattro anni dallo scempio perpetrato in viale Giulio Agricola per realizzare un Pup che i residenti non volevano e che ormai sembra istradato su un binario morto. Al posto del risanamento in compenso però è arrivata la Magistratura che nei giorni scorsi ha fatto pervenire ad alcuni cittadini ed ex consiglieri municipali (Cristiana Cortesi della sinistra antagonista e Pino Antipasqua del fu Pdl) che si erano attivamente, ma democraticamente opposti allo scempio in corso, gli avvisi di garanzia a conclusione di un’indagine giudiziaria avviata dalla Procura delle Repubblica di Roma, su denuncia della Ecopark, per “manifestazione non autorizzata” e per “aver impedito fisicamente agli operai della Ecopark S.r.l. che erano incaricati dello svolgimento dei lavori propedeutici” cioè all’espianto dei platani rimanenti.
L’accusa, perfezionata nientemeno che dal “gruppo specializzato terrorismo e reati contro la personalità dello stato, la sicurezza e l’ordine pubblico”, riguarda ciò che avvenne il 10, 11 e 12 gennaio 2012 quando alcune decine di cittadini manifestarono pacificamente contro un’azione che, dopo lo scempio dei primi platani avvenuto il 10 maggio dell’anno precedente, si voleva continuare per un Pup che nessuno voleva e sulla cui realizzazione i cittadini interessati non erano mai stati interpellati o coinvolti, né dal Municipio né tanto meno dal Comune, come invece prevedeva la delibera comunale 57/06 sulla partecipazione della cittadinanza alle trasformazioni urbane.
“Siamo costernati ed allibiti – hanno commentato in una nota gli esponenti del coordinamento ‘Salviamo Giulio Agricola’ – tutti sapete che abbiamo sempre agito nel pieno rispetto della legge e delle persone, agendo in maniera trasparente e sempre e solo con i documenti alla mano. Non abbiamo mai usato violenza né verbale né fisica, anzi, semmai abbiamo cercato sempre di tranquillizzare gli animi quando, noi tutti, abbiamo ricevuto le tante, troppe provocazioni dalla ditta. Seppur preoccupati – conclude la nota – siamo convinti di poter dimostrare la nostra completa estraneità ai gravi fatti che ci vengono attribuiti e sin d’ora dichiariamo di avere piena fiducia nelle istituzioni e nella giustizia”.
Alcuni degli “avvisati di garanzia”, Cristiano Buoncristiani e Anna Maria Turnaturi, hanno chiesto al giudice di essere ascoltati per esporre le loro ragioni. Che si perseguano i cittadini che si sono opposti ad uno scempio invece che i responsabili dello scempio medesimo è un paradosso tutto italiano che illumina di una luce ancor più sinistra questo mancato Pup. Almeno lo speriamo che sia mancato, perché una decisione definitiva ancora non c’è visto il sonno profondo che sull’intera questione dei Pup ha ghermito l’assessore Improta che in proposito non ha ancora deciso che fare.
Rimane lo scandalo: una strada ferita, con una parte dei platani sconsideratamente abbattuti, con una trincea di scavo diventata una fogna a cielo aperto, con recinzioni divelte per un cantiere che non ha più il permesso di occupazione di suolo pubblico. Una ferita purulenta i cui i miasmi si diffondono nell’abitato circostante fino a lambire la regina viarum di questa parte del Municipio: viaTuscolana.
Lo scheletro di Giulio Agricola è un monumento all’insipienza, all’incapacità e al malgoverno di questa città. Di questa storia si è dato conto diffusamente su questo giornale nel corso di questi anni.
In tutto questo tempo le amministrazioni comunali e municipali di vario colore politico succedutesi fin qui non sono riuscite a intervenire per cancellare questa vergogna. Mozioni, risoluzioni, interpellanze – per lo più presentate ultimamente dal M5s municipale – assemblee infuocate, incontri con gli uffici e i dipartimenti competenti, sopralluoghi e quant’altro non sono riusciti a smuovere la montagna dell’inerzia e dell’ignavia.
L’ultima visita in pompa magna al cantiere fantasma di autorità municipali e uffici tecnici comunali insieme all’impresa concessionaria del Pup, la Ecopark, avvenuta il 18 giugno scorso non ha risolto un bel niente. Il cartello che era stato affisso e in cui si leggeva che “nella giornata di mercoledì 18 dal concessionario Ecopark srl saranno eseguite le ‘operazioni di pulizia dell’area di cantiere del PUP, con ripristino delle recinzioni abbattute’ ” è rimasto lettera morta.
Il contenzioso amministrativo in corso fra la Ecopark e il Comune di Roma viene presentato come l’ostacolo che si oppone alla bonifica e al ripristino, come si dice, dello stato dei luoghi, perché la Ecopark è in attesa del ricorso al Tar da lei avanzato con richiesta di 6 mln di euro per mancato guadagno e 350.000 euro per il ripristino per poi decidere se e come intervenire su quello che appare sempre di più come un classico luogo del delitto. Ma questa disputa legale non dovrebbe impedire alla politica capitolina e anche municipale di poter intervenire e risanare per vie e con poteri straordinari, in nome di un’emergenza sanitaria e ambientale conclamata, lasciando al suo iter burocratico il contenzioso fra la Ecopark e l’amministrazione comunale.
C’è da dire, a magra “consolazione storica”, che l’amara vicenda di Giulio Agricola è servita per far cambiare posizione sui Pup, dopo tanti contorcimenti, alla istituzione municipale, l’ex X Municipio, che il 30 maggio 2012 chiese all’unanimità al Comune “la revoca del Piano Urbano Parcheggi nel X Municipio, in quanto sul punto non sono state prese decisioni chiare e risolutive, e di rivedere tutte le aree di localizzazioni del Pup”. Inoltre impegnò il Municipio affinchè “eventuali richieste di concessioni di aree destinate alla localizzazione di nuovi parcheggi non vengano accolte se non prima esaminate e condivise dai cittadini”. Mentre la richiesta di “rimozione del cantiere di Viale Giulio Agricola, con relativo ripristino dello spartitraffico, dell’illuminazione preesistente e piantumazione di nuovi alberi della stessa età di quelli espiantati” è ancora di là da venire.
Sono arrivati prima gli avvisi di garanzia.
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