Quartieri in giallorosso di Alvaro Colombi

Il libro sarà presentato il 28 settembre 2009
Enzo Luciani - 23 Settembre 2009

Il libro “Quartieri in giallorosso” di Alvaro Colombi (Edizioni Cofine, 2009, euro 12,00, in copertina “Composizione in giallorosso per A.” olio su tavola di Maria Teresa Gallo) con prefazione di Giuliano Prasca che riportiamo, per gentile concessione, in fondo all’articolo, sarà presentato lunedì 28 settembre 2009 alle ore 17,30 nella sala Convegni del X municipio in piazza Cinecittà 11.

Interverranno oltre all’autore il presidente del X Sandro Medici, Flavia Leuci della Commissione Sport della Provincia di Roma, i giornalisti  Giuliano Prasca, Massimo Izzi, Nicola Capozza, Fabrizio Grassetti, presidente Utr (Unione tifosi romanisti) e gli ex calciatori giallorossi Giacomo Losi, Giosuè Stucchi ed Egidio Guarnacci. Reading di Maria Teresa Gallo.

Il libro

QUARTIERI IN GIALLOROSSO rievoca ricordi d’infanzia e d’adolescenza, attraverso vive emozioni, vissute in diversi quartieri della città, in una sapiente miscela che sa contenere le due forti passioni dell’autore, quella civile e dell’impegno politico e quella per la “Magica”. Il racconto si snoda, attraverso episodi, così veri ed autentici da sembrare frutto di fantasia. Si tratta invece di una realtà che, oggi, purtroppo, ci appare per certi versi fiabesca.

L’autore

Alvaro Colombi

ALVARO COLOMBI è nato a Roma nel 1947. Ex dipendente capitolino, è giornalista pubblicista ed uno studioso della Roma del Seicento. È appassionato (e scrive) di letteratura e di cinema. Occupandosi soprattutto di politica locale, ha collaborato, attraverso rubriche proprie, con diverse riviste mensili quali: “In Comune”, “Buongiorno Roma” e “L’attualità”.

Attualmente collabora con il mensile “Abitare A” e il giornale on line “abitarearoma.net”.
 

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La Prefazione del libro

La Roma, quella della squadra giallorossa, è quasi un pretesto per Alvaro Colombi che vuole riannodare i ricordi di una lunga e singolare stagione di vita.

Molte emozioni, vissute nel cuore della città, riaffiorano in superficie,mostrandoci una Roma che, fino a ieri, accettava tutti e non rifiutava nessuno e che, oggi, vediamo livida, piena di sbarre alle finestre.

Nei suoi ricordi d’infanzia e adolescenza, Colombi accenna al quartiere Santa Croce in Gerusalemme, “quando il tempo era scandito dal tramestio delle tute blu, sul pianerottolo di casa, che svuotavano il secchio dei rifiuti e dal sofferente clacson del furgone, scalcinatissimo, che riforniva di ghiaccio l’osteria dietro il vicolo. O, cosa non rara, dal chiassoso passaggio di ombrellai e arrotini, itineranti artigiani dei quartieri popolari le cui grida facevano accorrere nel cortile decine di donne scarmigliate, nel fiero grembiule da cucina, con i loro coltelli da affilare e gli inservibili parapioggia dalle stecche rotte”.

Il racconto-mosaico dello scrittore riporta ad una città di frontiera, lontana dall’attuale quotidianità romana. Le innumerevoli tessere del mosaico, sparse tra le pagine del libro, fanno riscoprire tanti momenti di una città che a molti, attualmente, appare quasi scomparsa, perché, quella in cui viviamo, somiglia ogni giorno di più ad un enorme condominio di estranei. È avvenuto tutto in fretta negli ultimi decenni e le cicatrici di una crescita selvaggia, capace solo di alimentare la segregazione sociale, non si vedono solo in periferia, in quella “Roma-intorno” spesso dimenticata.

La Roma-calcio raccontata da Colombi, con tanti campioni esemplari, rischia di far parte di una bella fiaba. Anche inediti episodi di vita quotidiana sembrano quasi invenzioni narrative. Dalle pagine, invece, viene fuori proprio quello che si è perduto in questi anni, nelle stesse zone dove esistevano e resistevano legami di comunità radicati e solidi. Le molte sale cinematografiche, chiuse ormai da anni, sono state sostituite dai centri commerciali, nuovi luoghi di raduno di giovani e anziani.

Solo il cinema del Pigneto e della Garbatella, forse, continuano ad alimentare una vita culturale e di quartiere.

Oggi facciamo fatica a ricordare gli spazi scomparsi, spesso cancellati da parcheggi, invasi dal mare di latta delle macchine. Una delle tante conferme di questo violento cambiamento è la zona dell’Appio-Tuscolano, appena dopo la discesa di Porta Furba, dove la lunga fila di palazzi intensivi arriva fino a Cinecittà. Soltanto alcuni segni delle baracche che riempivano il Mandrione sono ancora visibili negli archi dell’Acquedotto Felice: pezzi di mattonelle da cucina che le demolizioni delle “case provvisorie” hanno lasciato attaccate sugli antichi muri. La grande speranza di cambiamento, vissuta all’inizio degli anni Cinquanta, è quella del complesso dell’Ina-Casa, a Cecafumo, un quartiere pensato e realizzato dagli architetti Libera, Muratori, Renzi ed altri, i quali esprimono, proprio nell’edilizia abitativa, economica e popolare, un linguaggio ancora oggi moderno ed esemplare.

Il racconto di Colombi non riguarda solo i tanti calciatori della Roma che dal 1927 ad oggi hanno fatto vivere agli appassionati le molte emozioni dei tanti campionati.

Il telaio del libro, però, è come un filo nascosto che cerca di spiegare il cambiamento avvenuto nella città dall’inizio degli anni Settanta in poi. Angoli di orizzonte cancellati dai palazzi, migliaia di ettari di agro romano devastati dall’abusivismo, frammenti di ambiente che vengono costantemente minacciati spiegano perché politici ed intellettuali sono sempre più trincerati nelle arroganze del “Palazzo”, capaci soltanto di ingabbiare ilmondo nei soliti schemi colorati da chiacchiere, ostinati a non ascoltare, pronti a compensare il vuoto di idee con l’occupazione degli schermi televisivi.

Così è cresciuta una città incapace di futuro. Fragile ed egoista, ormai indifferente e quasi rassegnata. Il racconto mosaico di Colombi cerca, almeno in parte, di spezzare il silenzio.

Giuliano Prasca


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