Quattro disabili schiavi di due rumeni

Per loro chiedevano elemosina in centro
di Roberta Marchetti - 8 Maggio 2008

Ieri sera, nel centro storico, due rumeni sono finiti in manette, accusati di aver ridotto in schiavitù quattro disabili, tra i quali una donna. Padre e
figlio, di 64 e 34 anni, sono stati fermati dagli agenti della Polizia di Stato del commissariato Trevi i quali, da oltre un mese, avevano notato nelle vie dello shopping, ragazzi di età compresa tra i 20 e i 30 anni con problemi agli arti superiori e inferiori che per spostarsi utilizzavano degli skateboard, costretti dai loro “padroni” a chiedere l’elemosina.
Secondo quanto è stato accertato dalla polizia di Stato i disabili riuscivano a incassare anche 300 euro al giorno. Gli agenti hanno quindi cominciato a indagare per capire chi c’era al vertice di questo vero e proprio racket, riuscendo ad avvicinare i ragazzi con deficit psichici e fisici che non hanno però denunciato i propri aguzzini. I poliziotti hanno così scoperto che le vittime vivevano in una boscaglia, sotto al secondo ponte della Panoramica e dormivano tutti all’aperto, senza nessun tipo di riparo, mentre i loro aguzzini in una zona più riparata. Ogni mattina padre e figlio accompagnavano i ragazzi per le vie del centro costringendoli a chiedere l’elemosina ai passanti, utilizzando spesso l’autobus per evitare che la polizia potesse prendere nota dei numeri di targa delle auto. Gli inquirenti ritengono che quella romana sia solo la parte terminale di un’organizzazione più vasta, con ramificazioni in Romania da dove partono i disabili e stanno, inoltre, cercando di scoprire se si tratti di disabilità indotte. “Durante le indagini infatti – racconta un inquirente – i poliziotti hanno scoperto che spesso in Romania i genitori bendano le mani e i piedi dei neonati per fare deformare gli arti durante la crescita. Molti dei disabili erano noti agli agenti di polizia, come l’unica donna. Non la vedevamo da tanto tempo e improvvisamente l’abbiamo notata di nuovo in strada e abbiamo scoperto che è sposata con un cittadino rumeno e che era stata in Romania dove ha partorito due gemelli che sono rimasti nel suo Paese di origine. Tanti altri non li vediamo più e non escludiamo che vengano sfruttati in altre città”. Ieri i disabili “liberati” dalla polizia hanno incontrato il console rumeno e al termine di un lungo dialogo hanno accettato di ricevere assistenza e di entrare a far parte di un programma di recupero che avverrà in Romania. Attualmente sono ospiti di una struttura del Comune in attesa di rimpatrio.


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