Quella notte all’Idroscalo di Carlo Selmi

Il 5 marzo 2022 (nel giorno della nascita di Pier Paolo Pasolini) alle ore 20:30 al Teatro degli Eroi
Redazione - 25 Febbraio 2022

Il 5 marzo 2022 (nel giorno della nascita di Pier Paolo Pasolini) alle ore 20:30 al Teatro degli Eroi in via Girolamo Savonarola 36, la Uilt Lazio, l’Associazione Polvere di Stelle ed S.O.Q.M. presentano “Quella notte all’Idroscalo”, scritto, prodotto e diretto da Carlo Selmi.

All’autore dell’opera che finora non è andata in scena (pur essendo già stata premiata con due importanti riconoscimenti nazionali), abbiamo chiesto di illustrarcela. Cosa che Selmi ha fatto qui di seguito. E di ciò lo ringraziamo.

 

«In una gelida e ventosa notte di quarantasei anni fa, spariva da questo mondo il più bistrattato intellettuale italiano. Osannato e vilipeso, adorato e odiato, supervalutato e disprezzato, oggetto di critica feroce non già dai suoi naturali detrattori, ma persino da coloro a lui più vicini. Una contraddizione in termini che mi ha affascinato, come tutte le cose che mi stimolano una iniziale diffidenza. Avevo 21 anni quando si diffuse la notizia della sua morte e l’opinione generale si riassunse in quella infelice espressione usata dall’Onnipresente Andreotti ( se l’è andata a cercare…). Ero, allora come oggi,  “bastian contrario” e quella sbrigativa chiusura dell’argomento mi risultava intollerabile, forse più per la fonte che per il contenuto.

Non ho mai avuto, per fortuna, pulsioni omofobe e quindi il giudizio si basava sulla filmografia. Avevo molto apprezzato ACCATTONE ed ancor di più MAMMA ROMA, racconti girati in una periferia romana che mi apparteneva e dove c’erano riferimenti a pezzi della mia adolescenza. Persino la scelta di far recitare dei “non attori” per rendere il senso spontaneo di quell’affabulare popolare, mi era sembrata non una pecca, ma un valore aggiunto. Non si era ripetuta la magia per altre pellicole seguenti, dove denuncia sociale e voglia di sovvertire il pudore perbenista e borghese, non mi avevano fatto scattare alcuna scintilla. Poi erano arrivate le opere di gusto boccaccesco, che in una sera di vena polemica aspra, denunciai come una maldestra provocazione commerciale, capace di raccogliere solo i consensi degli imbecilli, attratti da “ tette, culi e generosi attributi maschili”. Non sono mai riuscito a finire UCCELLACCI E UCCELLINI, che trovo noioso e ben poco penetrante e mi sono rifiutato di vedere SALÒ le cui scene ripugnanti erano già state fissate (meglio) da Brass in SALON KITTY.

Era con questo bagaglio che mi sono imbattuto negli “ Scritti Corsari” e nelle letture degli articoli per il Corriere della Sera. E mi si è aperto un mondo. Mi ero appena separato e relegato in un grazioso appartamentino a leccarmi le ferite post-matrimoniali; una location assolutamente funzionale per assorbire la concettualità di critiche al sistema e di denunce coraggiose che trasudano da quegli scritti, capaci di attizzare l’antico seme rivoluzionario del liceo e gli anni della contestazione; un recupero di un passato consunto, magicamente risvegliatosi. Allora fu importante far rivivere qualcosa perduto. Un incontro professionale significativo fu quello con il suo assassino ( ovvero quello che si era ritenuto tale dopo la sentenza definitiva della Cassazione), Pino Pelosi, nel 1999, ahimè come avvocato, invece che come studioso. Un incontro sostanzialmente sterile che mi rivelò una persona povera di valori, men che meno profondi, ed inaffidabile.

Poi ecco che pian piano le informazioni e le notizie cominciano ad illuminare una storia buia, che, fino a quel momento, era “ la morte di un frocio in un ambiente di fogna”.

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Pelosi che dichiara in tv di non essere stato solo, all’Idroscalo, quella notte; che dunque almeno 6-7 persone avevano partecipato a quello che, ora, era un agguato. Alfredo Carlo Moro, il fratello del più celebre Aldo, presidente del Tribunale dei Minori, aveva dunque visto bene nel condannare Pelosi in primo grado in concorso con ignoti ( poi la Corte d’Appello e la Cassazione rigetteranno il concorso e Pelosi resterà l’unico imputato). E ancora.

La scoperta della seconda macchina, simile a quella del poeta, che ha partecipato all’aggressione per fuorviare le indagini.

Le testimonianze di alcuni che abitavano all’Idroscalo quella notte e dopo trent’anni cominciano a dire qualcosa in più di quell’inferno che accadde.

Poi Sergio Citti che, sentendosi prossimo alla fine dei suoi giorni, rivela del furto delle pizze del film Salò e svela che il motivo per cui Pasolini si recò al suo ultimo appuntamento, la notte dei morti, non era per un’occasione di sesso, ma per riavere le pellicole rubate.

E infine PETROLIO, il romanzo che Pasolini aveva iniziato a scrivere nel 1972, e che rivelava, in una losca e ripugnante saga familiare, la verità sulla morte di Enrico Mattei, vittima, non già degli interessi delle multinazionali, ma di quel sistema eversivo che alimentava la “strategia della tensione”, tutto nostrano e guidato da Eugenio Cefis che diverrà il successore di Mattei. Dalle carte dello scrittore gli inquirenti, trovano parecchie pagine mancanti e tra queste il famoso “appunto 21”, di cui si conosce oggi, solo il titolo: Lampi sull’Eni. Nel 2010 Marcello Dell’Utri, braccio destro del Presidente Berlusconi, affermerà di possedere l’originale, salvo poi, subito dopo, smentirlo, con una retromarcia che destò parecchi sospetti.

Allora non è stato un delitto maturato negli ambienti della prostituzione maschile, dei marchettari. Mi si fa strada la traccia di un complotto che è stato ordito per eliminarlo con cura e determinazione, pur con poca perizia, visto che pezzo per pezzo si va sfaldando. Forse è il trascorrere del tempo; la morte dei protagonisti; le circostanze e i mutamenti politici dai quegli anni di piombo, che si sono evoluti ( o più semplicemente, che hanno preso un’altra piega).

Penso che se queste informazioni fossero state note 45 anni fa, le cose sarebbero andate diversamente e forse anche il giudizio sull’intellettuale avrebbe reso il vanto di riconoscimenti a prescindere.

Certo nel 1975 uno come Pasolini aveva una vita in salita, non solo per via dei gusti sessuali che provocavano tanto discredito ( oltre 30 denunce, processi, censure, aggressioni ed insulti pubblici), ma anche (e mi piacerebbe dire, soprattutto) per le idee controcorrente che lo ponevano in contrasto col mondo politico da cui proveniva (un Partito Comunista che lo aveva espulso per indegnità. Un fratello partigiano, ucciso dagli stessi partigiani. Critiche aperte e continuate al sistema di sinistra), con i suoi amici intellettuali (la cerchia della intellighenzia marxista che prendeva distanze dalle sue illuminazioni), con gli altri cineasti (che lo credevano un bieco produttore di maialate).

Mi piacciono i perdenti. Danno l’emozione del coraggio, sapendo di andare incontro alla sconfitta. Meritano un rispetto, superiore al valore ed alla condivisione delle idee.

Non ho perso nessuno dei numerosi films biografici, attento a captare se la sceneggiatura avesse incluso tutti i suggerimenti che gli studi e le rivelazioni giornalistiche andavano suggerendo nel corso degli anni. Sono stato divoratore fino alla esasperazione di scritti, saggi ed interviste, di cui il panorama web è ricchissimo.

Alla fine mi sono accorto che dell’argomento ne sapevo abbastanza per dire la mia. E lo scorso anno ho cominciato a scrivere QUELLA NOTTE ALL’IDROSCALO, convinto di poter far rivivere sul palcoscenico la sventurata sorte di questo singolare uomo. Mi è uscita, praticamente di getto, come quando si rovescia una valigia piena zeppa di indumenti. Qualcuno mi è rimasto dentro, perché rovesciare tutto avrebbe trasformato un racconto teatrale in un documentario. Invece quello che volevo era di stimolare il lettore (o il pubblico) a saperne di più sull’argomento. Posso dire, senza falsa modestia, di aver prodotto una cosa quantomeno interessante.

Senza che sia mai andata in scena è già stata premiata con due importanti riconoscimenti nazionali. Ed è un ottimo viatico.

La commedia, così confezionata, giunge finalmente in scena nel giorno del centesimo anniversario dalla nascita di Pier Paolo Pasolini, per la cura di due protettori eccellenti: Stefania Zuccari presidente di Unione Italiana Libero Teatro per il Lazio ed Henos Palmisano, raffinato cultore di ogni arte, sensibile alle istanze che aggregano. A costoro va il mio ringraziamento».

Carlo Selmi


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  1. Non vedo l’ora di vedere questo lavoro in teatro. Mi ha sempre incuriosito questo “eroe negativo “

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