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Rebibbia, disabile salva la vita al compagno di cella

Sabato 16 novembre 2013, nel reparto G11 del penitenziario di Rebibbia un uomo è stato salvato dal proprio compagno di stanza mentre tentava di impiccarsi legandosi alle sbarre della propria cella. Tempestivo e commovente l’intervento dell’amico disabile, che appena si è reso conto di quello che stava per accadere, si è gettato a terra sostenendo l’uomo fino all’arrivo dei soccorsi. Per il gesto il detenuto disabile ha ricevuto un encomio da parte della direzione del carcere.

La situazione tuttavia si fa meno lieta quando si pensa che il reparto G11, situato al piano terra dell’edificio, viene utilizzato come centro clinico pur non avendone le caratteristiche tecniche e strutturali. E’ il garante dei detenuti nel lazio, Angiolo Morroni, a porre all’attenzione la difficile situazione e a scrivere una lettera al capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Giovanni Tamburino.

I problemi sono sorti nel momento in cui il centro clinico del penitenziario Regina Coeli è stato sottoposto a dei lavori di ristrutturazione, obbligando così lo spostamento di alcuni detenuti malati a Rebibbia. Per ovviare a questo disagio è stato adattato a centro clinico il piano terra, appunto il reparto G11. In questa sezione le celle ed i servizi non sarebbero adeguati per ospitare disabili. Sono, infatti, presenti persone affette da patologie gravi che hanno bisogno di molta attenzione ed assistenza.

E’ stato, tuttavia, ribadito che il gesto estremo non è derivato da questo disagio e che dopo l’accaduto il direttore sanitario della Asl “Roma B”, Enrico Piroli, ha effettuato un sopralluogo per cercare delle soluzioni per migliorare la situazione del reparto.

Una storia di cronaca comunque a liete fine a dimostrazione che contro le avversità ed i disservizi trionfa l’amicizia e la fratellanza. Dietro quelle sbarre, seppur con difficoltà continue, ci sono persone che hanno voglia di vivere, di cancellare i loro errori scontando la pena ed iniziando a fare cose belle, cose meravigliose come questa. L’immagine chiara ed emotivamente forte di un disabile steso a terra per tenere in vita l’amico come a dire: “non deve finire così, non può finire così” ne è la dimostrazione.

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