Referendum 8 e 9 giugno 2025: guida ai 5 quesiti su lavoro e cittadinanza

Cosa si vota, chi può votare fuori sede e cosa cambierebbe con la vittoria del Sì

Domenica 8 e lunedì 9 giugno 2025 gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su 5 referendum abrogativi, 4 in materia di lavoro ed uno sulla legge per l’ottenimento della cittadinanza italiana.

Le votazioni si terranno domenica 8 dalle 7 alle 23 e lunedì 9 dalle 7 alle 15.

Per votare bisognerà recarsi al seggio con la tessera elettorale ed un documento valido di riconoscimento.

Sono stati ammessi a votare fuori sede 9534 elettori che – pur non residenti a Roma – sono da almeno tre mesi nel Comune per motivi di studio, lavoro o cure mediche e che per tale motivo hanno presentato richiesta di voto fuori sede entro il 5 maggio.

Di seguito riportiamo una descrizione dei 5 quesiti con una breve spiegazione delle modifiche che si chiedono con l’abrogazione delle norme in questione.

Primo quesito: (scheda verde chiaro)

Contratto di lavoro a tutele crescenti – Disciplina dei licenziamenti illegittimi: Abrogazione

Testo del quesito:

“Volete voi l’abrogazione del d.lgs. 4 marzo 2015, n. 23, recante “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” nella sua interezza?”. 

Si chiede l’abrogazione della disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti introdotta con il Jobs Act.

Con la legge in vigore, infatti, se il dipendente a tempo indeterminato di un’impresa con più di 15 lavoratori viene licenziato illegittimamente, non può essere reintegrato.

La norma vale solo per quei lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, mentre per chi è stato assunto prima rimane valido l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, creando così una disparità tra lavoratori all’interno dello stesso posto di lavoro.

Con la vittoria del SI per tutti i lavoratori delle aziende verrebbe reintrodotta l’integrazione sul posto di lavoro a seguito di licenziamento illegittimo.

Secondo quesito: (scheda arancione)

Piccole imprese – Licenziamenti e relativa indennità: Abrogazione parziale

Testo del quesito:

Volete voi l’abrogazione dell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, recante ‘Norme sui licenziamenti individuali’, come sostituito dall’art. 2, comma 3, della legge 11 maggio 1990, n. 108, limitatamente alle parole: ‘compreso tra un’, alle parole ‘ed un massimo di 6’ e alle parole ‘La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro’?” che riguarda la cancellazione del tetto all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese.

In caso di vittoria del SI, chi perde il lavoro in un’azienda con meno di 16 dipendenti, potrebbe ottenere un risarcimento più consistente di quello attuale, che con la norma in vigore prevede un tetto massimo di 6 mensilità.

Terzo quesito: (scheda grigia)

Abrogazione parziale di norme in materia di apposizione di termine al contratto di lavoro subordinato, durata massima e condizioni per proroghe e rinnovi

Testo del quesito:

Volete voi l’abrogazione dell’articolo 19 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 recante ‘Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183’, comma 1, limitatamente alle parole ‘non superiore a dodici mesi.
Il contratto può avere una durata superiore, ma comunque’, alle parole ‘in presenza di almeno una delle seguenti condizioni’, alle parole ‘in assenza delle previsioni di cui alla lettera a), nei contratti collettivi applicati in azienda, e comunque entro il 31 dicembre 2025, per esigenze di natura tecnica, organizzativa e produttiva individuate dalle parti;” e alle parole “b bis)”; comma 1 -bis , limitatamente alle parole ‘di durata superiore a dodici mesi’ e alle parole “dalla data di superamento del termine di dodici mesi’; comma 4, limitatamente alle parole ‘in caso di rinnovo,’ e alle parole ‘solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi”; articolo 21, comma 01, limitatamente alle parole “liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente,’?
con cui si punta all’eliminazione di alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine per ridurre la piaga del precariato.

Con la vittoria del SI, le imprese dovrebbero esplicitare la ragione per cui assume a tempo determinato, anche per un periodo molto breve, al contrario della norma in vigore che consente di assumere a termine per i primi 12 mesi senza doverne giustificare il motivo.

Quarto quesito: (scheda rosso rubino)

Esclusione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti dal lavoratore dipendente di impresa appaltatrice o subappaltatrice, come conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: Abrogazione

Testo del quesito:

Volete voi l’abrogazione dell’art. 26, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante ‘Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro’ come modificato dall’art. 16 del decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106, dall’art. 32 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modifiche dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nonché dall’art. 13 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, limitatamente alle parole ‘Le disposizioni del presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.’?

Con questo quesito (secondo il comitato promotore) si vanno a “modificare le norme attuali, che impediscono in caso di infortunio negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante. Cambiamo le leggi che favoriscono il ricorso ad appaltatori privi di solidità finanziaria, spesso non in regola con le norme antinfortunistiche.

Abrogare le norme in essere ed estendere la responsabilità dell’imprenditore committente significa garantire maggiore sicurezza sul lavoro“.

L’attuale norma non permette al lavoratore in subappalto che ha un incidente di chiedere il risarcimento anche all’impresa che ha commissionato l’opera.

La legge in vigore limita la responsabilità dell’azienda quando delega la realizzazione di una o più attività, circostanza molto comune quando si è in presenza di grandi progetti con una serie di subappalti per la realizzazione.

La vittoria del SI consentirebbe di introdurre la responsabilità in solido, cioè la possibilità per il danneggiato di essere pagato in alternativa o da chi l’ha assunto o da chi ha incaricato la ditta per la quale è impiegato.

Quinto quesito: (scheda gialla)

Cittadinanza italiana – Dimezzamento da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia dello straniero maggiorenne extracomunitario per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana

Testo del quesito:

Volete voi abrogare l’articolo 9, comma 1, lettera b), limitatamente alle parole ‘adottato da cittadino italiano’ e ‘successivamente alla adozione’; nonché la lettera f), recante la seguente disposizione: ‘f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.’, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza’?”.

Con questo quesito si propone di dimezzare da 10 a 5 anni i tempi di residenza legale in Italia per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana, ripristinando un requisito introdotto nel 1865 e rimasto invariato fino al 1992.

Una norma che interesserebbe quasi 2,5 milioni di persone in Italia, e inoltre prevede che – una volta ottenuta – la cittadinanza possa essere trasmessa ai figli minorenni.

Il requisito dei dieci anni, secondo il comitato promotore, non è in linea con la situazione reale di molti stranieri che vivono stabilmente in Italia. La modifica inoltre avvicinerebbe l’Italia agli standard di altri Paesi europei.

Il quesito proposto comunque non modifica gli altri requisiti per ottenere la cittadinanza italiana, come conoscere l’italiano, avere un reddito stabile e non avere commesso reati.

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