

Una sintesi della linea data dai leader delle varie formazioni politiche
Domenica 8 e lunedì 9 giugno gli italiani saranno chiamati ad esprimersi su 5 referendum abrogativi, di cui 4 in tema di norme sul lavoro ed uno sui tempi per ottenere la cittadinanza italiana.
Molti gli appelli al voto e (in alcuni casi) all’astensione da parte dei sostenitori delle diverse posizioni.
Vediamo come si orientano i maggiori partiti nelle indicazioni fornite ai propri sostenitori.
Il PD di Elly Schlein si è schierato fin da subito in favore di tutti i quesiti, con una serrata campagna per 5 SI. Grande enfasi verso i 4 quesiti del lavoro, in particolare quelli legati al Jobs Act approvato dall’allora governo Renzi. Nel PD però le posizioni non sono omogenee su tutti i quesiti.
Mentre sul quesito sulla cittadinanza e quello sulla sicurezza sul lavoro tutti i vertici del partito sono compatti, sui 3 quesiti che andrebbero a modificare il Jobs Act c’è la netta contrarietà di alcuni personaggi di rilievo (Guerini, Madia, Gori e Picierno, per citarne alcuni) che – per tali quesiti – hanno dichiarato di votare NO.
Sono 4 i SI dei pentastellati agli altrettanti quesiti riguardanti le norme sul lavoro.
Sul referendum per la cittadinanza, invece, il partito lascia libertà di voto agli elettori, anche se Giuseppe Conte ha fatto sapere che a livello personale voterà SI anche al quinto quesito.
Il principale partito della coalizione invita gli elettori all’astensione a tutti i referendum, considerati politicamente di parte e, quindi, una diatriba politica tutta interna al centrosinistra alla quale il partito della premier non vuole partecipare. Nello specifico, Giorgia Meloni ha dichiarato che si recherà al seggio ma non ritirerà le schede.
Dal punto di vista tecnico, è equivalente a rimanere a casa, poiché l’elettore che non ritira le schede non viene conteggiato in alcun registro, e quindi non viene considerato nel quorum.
Al pari di FdI, anche Tajani e Salvini invitano gli elettori a non recarsi alle urne, evitando così di contribuire al raggiungimento del quorum.
AVS è lo schieramento politico che sostiene più con forza e in maniera più compatta il SI a tutti e cinque i quesiti. Fratoianni e Bonelli fin dall’inizio si sono espressi in maniera univoca per l’abrogazione di tutte le norme oggetto di voto referendario.
Calenda si è pronunciato per il NO ai quesiti sul lavoro e per il SI a quello sulla cittadinanza.
Posizione molto simile a quella di Calenda, ma in questo caso Renzi lascia libertà di scelta al quarto quesito, quello riguardante la responsabilità dell’impresa committente in caso di incidenti ai dipendenti delle ditte in appalto e subappalto
Al pari della fronda interna al PD, i vertici di +Europa si sono espressi con 2 SI per i quesiti su cittadinanza e sicurezza sul lavoro, mentre voteranno NO agli altri 3.
Al contrario degli alleati di centrodestra, il partito di Maurizio Lupi e Mara Carfagna ha dato indicazioni di voto contrario ai quesiti. La scelta non è quella di disertare il voto, ma di andare alle urne e votare 5 NO.
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