Regione Lazio. Il ballo di Montino

Il vicepresidente della Regione annuncia ricorso contro i vincoli del Ministero Beni culturali su 5.400 ettari fra Laurentina e Ardeatina
di Aldo Pirone - 4 Dicembre 2009

Il ballo è una delle attività umane più antiche e diffuse. Ogni paese ha le sue danze. I balli più belli sono diventati dei classici diffusi in tutto il mondo. La Polonia ci ha dato la mazurka ballata, come canta Casadei, nelle balere di periferia; la Vienna imperiale e asburgica la classicità e la leggiadria dei valzer di Strauss, l’Argentina la passionalità lasciva del tango. Negli anni ’60 rock and roll, cha cha cha, twist, hully gully diedero voce danzante alla voglia di libertà della generazione che si preparava alla rivoluzione del ’68. Più recentemente e prosaicamente i ritmi sudamericani della lambada, salsa e merengue hanno accompagnato gli anni futili, leggeri e spensierati del cosiddetto edonismo reaganiano. Danze, quest’ultime, abbastanza transeunti.

In Italia il ballo da sempre più diffuso e intramontabile è quello cantato da Rita Pavone: il "ballo del mattone", nel senso del materiale da costruzione. Si balla, come la mazurka, preferibilmente nelle periferie cittadine al suono di milioni di mc. Del valzer ha preso la leggiadria dei volteggi con cui costruttori e amministratori pubblici si esibiscono nei saloni e nelle aule magne teatro di convegni dove annunciano faraonici progetti edilizi. Al tango ha carpito la carnalità lussuriosa del rapporto intimo e ravvicinato praticato in stanze e stanzette dove, tra luci soffuse e lontano dagli sguardi indiscreti, si stringono i corposi accordi cementificatori.

Il ‘’ballo del mattone’’, come abbiamo più volte visto, lo si balla spesso in Campidoglio ma anche alla Regione. E’ una danza trasversale. Quello classico è a due ma all’occorrenza, quando necessita di più contraenti, si può trasformare in una quadriglia.

Non sappiamo dire chi sia in proposito ‘’er mejo tacco de Roma’’ ma certo il vicepresidente della Regione Esterino Montino sta cercando di farsi luce in questa rinnovata gara di ‘’ballando sotto le stelle’’. Da giugno ha cominciato a tuonare, all’unisono con il Sindaco Alemanno, contro l’apposizione dei vincoli paesaggistici da parte del Ministero dei Beni culturali su 5.400 ettari di agro romano tra Laurentina ed Ardeatina che cancellano 1 milione e 540.000 mc. di edificazioni.

La Regione ha dapprima inviato al ministero un parere negativo condensato in una quindicina di pagine. L’assessore ha spiegato che l’apposizione ministeriale ‘’così com’è strutturata prefigura un mini-piano stralcio sul territorio regionale, operando di fatto una sostituzione e non una integrazione del piano territoriale paesistico, che spetta a noi redigere’’ in quanto ‘’la proposta di dichiarazione di interesse pubblico deve necessariamente tenere conto della pianificazione urbanistica intrapresa e in corso di definizione: se alla fine i vincoli dovessero comunque scattare, non salterebbe solo la lottizzazione, ma pure tutti gli interventi di urbanizzazione già avviati nelle sei borgate incluse nel perimetro da tutelare e una parte consistente delle compensazioni di Tor Marancia’’. Insomma diceva il nostro danseur: spetta a noi decidere, non potete stravolgere il lavoro fatto con il PRG, c’è da ricollocare il cemento azzerato a Tor Marancia che continua a ballare nell’agro romano, infine, ci sono le borgate circostanti da tutelare. Ovviamente, con consistenti iniezioni di cemento.

Martedì scorso il vicepresidente è tornato a danzare annunciando una sorta di ricorso preventivo contro l’apposizione dei vincoli che la Soprintendenza finora ha solo annunciato ma non effettuato. Inoltre, siccome il fiuto urbanistico non gli manca, ha paventato ‘’Ho sentore che sia in arrivo un secondo decreto, in un’area che va dalla Cassia all’Aurelia’’.

Come dicevamo il ‘’ballo del mattone’’ è trasversale e sebbene per niente vorticoso tuttavia nella sua carnale passionalità porta a stravolgere i sensi e anche le menti. Il Sindaco Alemanno chiama ‘’attacco devastante’’ la difesa dei 5.400 di campagna romana dalla cementificazione mentre il vice presidente Montino la contesta in nome della ‘’tutela’’ delle borgate. Deus quos perdere vult, confundit.

La fine della legislatura regionale si sta involvendo di brutto. E non per gli amori privati di Marrazzo ma per quelli ben più lascivi con la rendita parassitaria. Non si porta a casa l’ampliamento del Parco dell’Appia antica, votato dalla giunta nel lontano 2005, né il piano di assetto del Parco medesimo che data dal secolo scorso; né il Piano territoriale paesistico, né la preventivata legge di tutela dell’agro romano. In compenso arrivano la nuova autostrada Roma-Latina, il corridoio tirrenico Civitavecchia-Livorno, la Cisterna-Valmontone e compagnia asfaltando. Mentre restano al palo le ferrovie metropolitane.

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E poi il piano casa che passerà alla storia, tra le altre cose, come il piano che rende abitabili anche i sottotetti. Nel ballare con i costruttori sarebbe più appropriato il paso doble.


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