

Nella capitale da quattro anni si contrasta il degrado urbano a colpi di street art. Adesso è il turno dei cassonetti
A Roma è sempre più tempo di pulizie. Un giorno di quattro anni fa l’americana Rebecca Spitzmiller disse basta alla sporcizia che regnava sovrana fuori dalla porta della sua casa in viale Eritrea e armata di solventi iniziò a ripulire le strade e i muri da scritte, adesivi e manifesti deteriorati. A lei ben presto si aggiunse Paola Carra e insieme diedero vita al movimento ReTake Roma, un’associazione no profit che ha come unico obiettivo il ritorno al decoro urbano.
Da allora la comunità è cresciuta e continua a promuovere giornate dedicate alla pulizia cittadina arruolando volontari grazie all’attività di promozione e alla pagina Facebook dell’associazione che conta oltre 2000 iscritti.
I retakers ci tengono a sottolineare che la pulizia della città non riguarda la street art in genere e i graffiti che, invece, se effettuati con l’autorizzazione del proprietario, possono essere considerati vere e proprie opere d’arte da tutelare e perché no, da promuovere durante i cleaning days.
L’ultimo colpo inferto al vandalismo cittadino ha visto protagonisti i cassonetti della spazzatura. In piazza Annibaliano (zona Corso Trieste) l’artista Christina Finley ne ha rivestito uno, appena consegnato ai retakers dall’Ama, con carta da parati, per dargli una nuova dignità in quanto “oggetto d’arredo urbano da curare e non da vandalizzare come succede nella capitale”, parola della co-fondatrice Paola Carra.
Finley, che ha decorato cassonetti in giro per il mondo lanciando un inusuale trend noto con il nome di “Wallpapered Dumpsters”, spiega nel suo sito come trasformare un oggetto di uso quotidiano, il più delle volte bistrattato, in una piccola opera d’arte di inaspettata bellezza secondo i prinicìpi dell’arte accessibile.

Promuovere il decoro per combattere il degrado è il motto della comunità che continua a raccogliere adesioni tra i cittadini stanchi di veder deturpate le bellezze della città eterna e dei quartieri in cui vivono.
I primi a far parte del movimento furono i cittadini di Roma Nord ma a distanza di quattro anni le iniziative si sono allargate a macchia d’olio sulla città e i romani partecipano con sempre maggiore impegno e convinzione al progetto. Anche moltissimi giovani tra i retakers grazie soprattutto ai progetti di educazione alla manutenzione dei beni comuni portati nelle scuole.
Le istituzioni appoggiano il movimento che alla mera (e inutile) protesta oppone una vera e propria task-force armata di solventi e pennelli attiva concretamente nei quartieri. La collabroazione con le istituzioni rappresenta un passo importante per realizzare quei cambiamenti che senza il contributo dei cittadini rischiano di rimanere confinati in un cassetto: l’Ama fornisce i materiali – pennelli, solventi e pitture – mentre il PICS (corpo di polizia dedicato al Pronto Intervento Centrostorico-Decoro Urbano) collabora sul campo con i cittadini.
Per domani 23 maggio l’appuntamento è alla Stazione di Ostia Antica da dove partirà un iter di riqualificazione del territorio in cui le scritte vandaliche saranno sostituite dalle opere degli artisti di strada che sempre più numerosi collaborano con l’associazione.
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