

Fatti e misfatti di aprile 2013
Riccardo Muti al Quirinale
“Proponiamo come candidato al Quirinale – ha scritto il critico d’arte Vittorio Sgarbi a Silvio Berlusconi – il maestro Riccardo Muti”.
Riccardo Muti, per carità, è un grandissimo maestro d’orchestra che tutto il mondo ci invidia. Ma Vittorio Sgarbi, al di là delle sue provocazioni, dovrebbe sapere che un conto è dirigere le melodie di Verdi e di Wagner, un conto sarebbe dirigere le cacofonie della sempre più stonata italica politica.
Il ritorno di Pierferdinando
“Con Monti – ha dichiarato, al “Corriere della sera”, il “leader” udc Pierferdinando Casini – ho fatto una scelta sbagliata”.
Dato il risultato elettorale, indubbiamente, sì. Ma perché il “leader” udc Ferdinando Casini si è deciso ad ammetterlo pubblicamente soltanto oggi? Dopo ben quaranta giorni dalla sua “caduta”? Qui – ha osservato qualcuno – gatta ci cova. E la gatta potrebbe essere proprio lui, il Pierfurby. Il quale, rimessosi dalla batosta di fine inverno, starebbe cercando di costruirsi una nuova primavera. Una primavera di bellezza. Dove, pur della vita nell’asprezza, il suo canto squilli ancora e vada. Ma dove? E con chi? Un momento, che diamine. Ci vorranno forse, per ammettere pubblicamente anche questo, altri quaranta giorni. Quaranta giorni per capire la convenienza di lasciarsi andare, nella politica rosa dei venti, ad un grecale proveniente da destra o ad un libeccio proveniente da sinistra.
Quale giustizia?
“Lei – era la notte tra il 31 marzo e il 1° aprile 2007 – stava uscendo dalla discoteca quando il branco era venuto fuori dal buio, l’aveva trascinata nella pineta e l’aveva violentata per ore”.
Che cosa è accaduto dopo quella terribile notte? E’ accaduto che lei non è stata più lei, ha perso il sorriso e venti chili di peso, ha lasciato la scuola e il paese, ha paura del buio e della gente, non ha più indossato una gonna: distrutta nel corpo e nell’anima. E’ accaduto che, una volta chiamati in giudizio, i vigliacchi del branco hanno avuto l’occasione di pagare i loro difensori con i 40 mila euro che il sindaco del paese aveva prelevato, contro ogni procedura, dalle casse del Comune: tra becero maschilismo e ipotizzabile peculato. E’ accaduto che il Tribunale dei minori, nonostante sia stata di nuovo riconosciuta la veridicità dei fatti riportata dalla ragazza violentata e nonostante una richiesta di quattro anni di carcere avanzata dal pubblico ministero nei confronti dei vigliacchi del branco, ha confermato in appello, dopo sei anni, la più che mite pena dell’affidamento ai servizi sociali: praticamente assolvendoli di nuovo e concendo di nuovo loro la libertà di continuare a vivere la vita come se nulla fosse accaduto. Come se per la loro vittima, invece, la vita non avesse avuto una svolta terribile e definitiva. Sei anni dopo quella notte d’infamia, c’è da chiedere, ancora una volta, che qualcuno venga a spiegare, alla gente per bene, che cosa sia, dove sia, quando sia. La Giustizia.
Quel carro che nessuno vuole
“Il Comune di Caltagirone – dopo sei mesi – ci ha riprovato: ha cercato di vendere, per ripianare almeno parte dei debiti, un suo carro funebre “Fiat 132A” del 1976. Base d’asta: appena 2.500 euro”.
L’asta, questa volta, è andata a buon fine? Macché. Il carro funebre è rimasto ancora lì anche se spolverato, rimesso a nuovo e per soli 2.500 euro. Niente da fare: non lo vuole proprio nessuno e c’è facilmente da presumere che non lo vorrebbe nessuno nemmeno gratis. Il Comune di Caltagirone, dunque, dovrà mettersi l’anima in pace. Mettere i suoi debiti di nuovo in cassa. E mettere la cassa, magari, nel suo invendibile carro funebre. Per il probabile imminente funerale – ma si spera di no – del suo bilancio in agonia.
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