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Rifiuti a Roma, la scure dell’Antitrust su Ama: «Il decoro non decolla, aprire i servizi ai privati come a Parigi»

Falliti gli obiettivi su spazzamento e differenziata. Bocciata la strategia dei nuovi cestini

I progressi ci sono, ma non bastano. La fotografia scattata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sulla gestione dei rifiuti nella Capitale restituisce l’immagine di una città che ha compiuto alcuni passi avanti, senza però riuscire a colmare le criticità che da anni incidono sulla qualità percepita dai cittadini.

Nel parere inviato a Roma Capitale sulla gestione del servizio affidato ad Ama, l’Antitrust riconosce miglioramenti sul piano organizzativo e informativo, ma evidenzia anche ritardi, obiettivi mancati e margini di intervento ancora ampi.

Tanto da suggerire al Campidoglio di valutare l’apertura al mercato di una parte delle attività di spazzamento urbano, introducendo un modello misto tra gestione pubblica e operatori privati.

I conti di Ama sotto osservazione

L’analisi dell’Autorità prende le mosse dalla “Ricognizione 2025”, il documento con cui Roma Capitale monitora periodicamente l’andamento dei servizi pubblici locali affidati in house.

Secondo l’Antitrust, il quadro fornito dall’amministrazione risulta più dettagliato rispetto al passato, ma presenta ancora lacune significative. In particolare mancherebbero elementi sufficienti per valutare in maniera approfondita la situazione economica dell’azienda e lo stato di avanzamento del piano di rilancio industriale.

Un aspetto che assume particolare rilievo alla luce dei risultati finanziari registrati da Ama, che nel 2023 aveva chiuso il bilancio con una perdita superiore ai 46 milioni di euro.

Per questo motivo l’Autorità chiede al Comune una valutazione più approfondita sulla convenienza e sull’efficacia del mantenimento dell’affidamento diretto del servizio.

La distanza tra i numeri e la percezione dei cittadini

Il nodo principale, però, resta quello della qualità del servizio.

Se alcuni indicatori quantitativi mostrano risultati positivi, il giudizio espresso dai romani continua a essere severo, soprattutto per quanto riguarda il decoro urbano.

Le attività di spazzamento e lavaggio delle strade rappresentano ancora il punto più debole del sistema. I livelli di soddisfazione rilevati tra i cittadini rimangono sotto la soglia della sufficienza, mentre gli standard fissati dal contratto di servizio non risultano raggiunti.

Anche sul fronte della raccolta differenziata il traguardo previsto non è stato centrato. La percentuale registrata nel 2024 si è fermata poco sotto il target fissato dall’amministrazione, confermando le difficoltà della Capitale nel recuperare terreno rispetto alle principali città italiane.

Nuovi mezzi e cestini, ma il decoro non decolla

Nel documento emerge inoltre una critica alla strategia degli investimenti adottata dall’azienda.

Negli ultimi anni Ama ha concentrato una parte significativa delle risorse sull’acquisto di nuovi mezzi per la raccolta dei rifiuti e sul rinnovo dei contenitori stradali. Un intervento considerato utile, ma non sufficiente a incidere sulle criticità più evidenti.

Particolare attenzione viene riservata ai circa 6.500 nuovi cestini installati in città. Secondo l’Autorità, l’operazione non avrebbe prodotto miglioramenti significativi né nella percezione dei cittadini né negli indicatori di qualità previsti dal contratto di servizio.

I livelli di decoro e di fruibilità delle postazioni risultano infatti ancora inferiori agli obiettivi fissati.

Il modello Parigi come possibile riferimento

Tra le osservazioni più significative contenute nel parere c’è quella relativa all’organizzazione futura del servizio.

L’Antitrust suggerisce al Campidoglio di prendere in considerazione un sistema che preveda la suddivisione di alcune attività tra Ama e operatori selezionati attraverso gare pubbliche.

L’ipotesi riguarda in particolare lo spazzamento stradale e si ispira a modelli già adottati in altre grandi capitali europee, come Parigi.

L’obiettivo sarebbe introdurre un meccanismo di confronto diretto tra gestioni diverse, creando una competizione basata sui risultati e incentivando il miglioramento delle performance complessive.

Controlli più rigorosi e premi legati ai risultati

Nel parere l’Autorità invita inoltre Roma Capitale a rafforzare i sistemi di monitoraggio sull’operato dell’azienda.

Tra le proposte figura l’introduzione di strumenti che colleghino parte delle valutazioni dei vertici aziendali al raggiungimento degli obiettivi di qualità previsti dal contratto di servizio.

Un richiamo che arriva in un momento particolarmente delicato per il sistema dei rifiuti romano, impegnato in una fase di profonda trasformazione tra nuovi impianti, revisione dei servizi e obiettivi ambientali sempre più stringenti.

Il monito finale al Campidoglio

La conclusione del documento contiene un avvertimento preciso. L’Antitrust ricorda infatti che la normativa nazionale sulla concorrenza impone alle amministrazioni pubbliche di intervenire quando la gestione di un servizio non raggiunge risultati adeguati.

In caso contrario, sottolinea l’Autorità, il rischio è quello di perpetuare inefficienze che finiscono per gravare non solo sui conti pubblici, ma soprattutto sui cittadini che ogni giorno convivono con le criticità del servizio.

Tradotto: i miglioramenti registrati non bastano ancora. Per l’Antitrust la strada verso una Roma più pulita resta lunga e richiede scelte più incisive, sia sul piano organizzativo sia su quello del controllo delle performance.

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