Rinasce la tradizione della Festa di San Gennaro a Roma

Il 19 e il 20 settembre nella chiesa di Spirito Santo dei Napoletani, in via Giulia

Riprende, il 19 settembre 2018 nella chiesa di Santo Spirito dei Napoletani, Chiesa Nazionale dei Napoletani (via Giulia 34), una festa da tempo pressoché dimenticata a Roma, quella di san Gennaro patrono di Napoli. Da tempo immemorabile, proprio in corrispondenza di quella che si svolgeva nel regno di Napoli, anche a Roma si era soliti festeggiare questo santo. La festa quest’anno vuole anche essere occasione per fare memoria di mons. Natalino Zagotto, per circa quarant’anni rettore della chiesa e scomparso un anno fa.

Ultimamente, un gruppo di napoletani residenti a Roma, spronati, incoraggiati e sostenuti da mons. Maurizio Piscolla, rettore della magnifica chiesa, e dal vicerettore mons. Adriano Furgoni, sembrano voler rinverdire e riappropriarsi di questa tradizione dando vita a un programma che può essere il primo grande richiamo per i napoletani e per quanti a Roma hanno lontane radici partenopee.

Il programma della Festa di San Gennaro 2018 a Roma

Domenica 16 settembre, ore 11.00 : S. Messa e accoglienza della Reliquia di San Gennaro

Nei giorni Lunedì 17, Martedì 18 e Mercoledì 19 la chiesa resterà aperta con il seguente orario: ore 9.00-13.00 e ore 15.00-20.30 per acconsentire di venerare la Reliquia di San Gennaro.

Mercoledì 19 settembre – Festa di San Gennaro

ore 19.00 :       S. Messa solenne celebrata da S. E. Mons. Gianrico Ruzza, Vescovo Ausiliare del Settore Roma Centro. e Bacio della Reliquia. La S. Messa sarà preceduta da una breve illustrazione della figura di San Gennaro. Seguirà un momento di Festa con canti e musiche della tradizione napoletana, coordinato dal Prof. Alberto Antinori.

Per l’occasione, nella mattina del giorno 19, una delegazione romana andrà a Napoli dove sarà ricevuta dal Card. Sepe.

Giovedì 20 settembre ore 18.30, S. Messa di Ringraziamento. E’ atteso S.A.R. Don Pedro di Borbone-Due Sicilie: parteciperanno rappresentanti dell’Ordine dei Cavalieri di San Gennaro.

Nel ridare vigore alla festa tradizionale di San Gennaro a Roma, mons Piscolla ce la sta mettendo tutta per ricostituire quel prezioso punto di riferimento che nei secoli la chiesa è sempre stata per la numerosa popolazione napoletana presente a Roma. Qui, ancora oggi, i napoletani possono ritrovare (molti la trovano) la possibilità di recuperare e valorizzare la propria identità e la cultura, di intrecciare nuove conoscenze, creare e rinsaldare legami ed amicizie, proprio in questa chiesa dove c’è l’unico altare della città dedicato a San Gennaro, arricchita da quest’anno da una preziosa reliquia del Santo, e lo splendido dipinto di Luca Giordano forse l’ultimo capolavoro del grande pittore, rappresentante San Gennaro nel momento della decapitazione nella solfatara di Pozzuoli nell’anno 304.

Non solo: nella chiesa c’è quello che riteniamo il più sacro ricordo per la napoletanità: nell’abside, come in un abbraccio, ci sono tre lapidi sepolcrali, a ricordo di tre sarcofagi con i due laterali che sembrano voler teneramente proteggere il più piccolo che è al centro. I due grandi sono i sarcofagi che hanno custodito le spoglie di Francesco II e Maria Sofia, qui sistemati nel 1938; quello più piccolo al centro è di Maria Cristina Pia di Borbone, nata e morta ad appena tre mesi di vita nel 1870 a Roma, durante l’esilio dei genitori sovrani delle Due Sicilie.

Nel 1984 le tre tombe vennero trasferite nella cappella reale della monumentale chiesa di Santa Chiara a Napoli.

Breve storia della chiesa di Spirito Santo dei Napoletani

Un breve cenno sulla storia della chiesa di Spirito Santo dei Napoletani di cui ci commuove come discendenti da una antica famiglia napoletana e borbonica, ricordare che oltre ad essere legata alla città di Napoli, è sacra alla memoria dei sovrani di casa Borbone, gli stessi che fecero del regno di Napoli uno tra i più colti e più ricchi d’Europa.

La chiesa originata dalla napoletana Arciconfraternita dello Spirito Santo, oggi estinta, si è sviluppata a Roma ed è divenuta poi Chiesa Nazionale dei Napoletani a Roma per volontà dei sovrani del Regno delle Due Sicilie. Fu proprio per questo motivo che qui furono custoditi i sepolcri dell’ultimo re delle Due Sicilie, Francesco II e della regina Maria Sofia.

La chiesa sorge sull’antica chiesa di sant’Aurea, demolita nel 1581 e ricostruita a partire dal 1660 dopo diversi progetti di Ottaviano Mascherino. Il rifacimento della facciata di Cosimo Fanzago (1650) e l’interno di Carlo Fontana (1668-1705) e di Giuseppe Passeri (1702-1708), oltre che con il nuovo rifacimento della facciata ad opera di Antonio Cipolla (1853-54).

All’interno ci sono opere di Antoniazzo Romano, Bonaventura Lamberti, Ercole Antonio Raggi, Pietro Gagliardi, Domenico Antonio Muratori, Domenico Guidi (1683), con il celebre monumento funebre al grande giurista e avvocato salernitano Card. Giovan Battista De Luca, considerato il suo capolavoro, e ancora Pietro Canonica (1948) e Antonio Nocera (2005).

Ai lati dell’altare il busto marmoreo del Beato Pio IX ed il busto di San Vincenzo Pallotti, già rettore della chiesa.

La chiesa oggi è retta attraverso il servizio di due sacerdoti: il rettore, Mons. Maurizio Piscolla, e il vice-rettore, Mons. Adriano Furgoni.

 

Federico Carabetta

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