

Esito del progetto con Sapienza Università di Roma
C’è un nuovo gigante verde che spunta dal cuore di Roma, giovane ma portatore di una storia antica quattro secoli.
L’hanno piantato oggi venerdì 21 novembre, nella Giornata Nazionale dell’Albero, ma non è un albero qualunque: è il primo esemplare creato replicando il gene dei celebri platani monumentali di Villa Borghese.
Un gesto simbolico e concreto insieme, che apre un nuovo capitolo nella tutela del patrimonio botanico capitolino.
“Lo dedichiamo a una rinascita”, racconta l’assessora all’Agricoltura e all’Ambiente Sabrina Alfonsi, osservando la nuova pianta mettere radici. “È un passo importante per la storia verde di questa città”.
Una storia che affonda nel Seicento: era il 1600 quando il cardinale Scipione Borghese fece piantare gli undici platani orientali che ancora oggi dominano la Valle dei Platani, considerati dal MASAF veri e propri monumenti naturali. Colossi secolari, testimoni silenziosi di epoche e generazioni.
Oggi Roma vanta un patrimonio verde straordinario: un terzo della città è natura, con oltre 340mila alberi pubblici tra parchi, ville storiche, giardini e viali.
E proprio in questi giorni, il MASAF ha riconosciuto altri 23 alberi romani come “monumentali”, portando il totale della Capitale a 65 esemplari su quasi 5mila in tutta Italia. “Un motivo di orgoglio, perché ogni albero monumentale è un capitolo della nostra identità”, sottolinea Alfonsi.
Il nuovo clone dei platani di Villa Borghese nasce da un progetto innovativo firmato da Roma Capitale e Sapienza Università di Roma, attraverso il suo Orto Botanico.
Per mantenere inalterato il patrimonio genetico degli antichi giganti, i ricercatori hanno scelto la riproduzione agamica, una tecnica che permette di replicare fedelmente l’albero “madre” senza incroci.
Un modo per assicurare un futuro a queste piante straordinarie, per farle continuare a vivere anche quando il tempo, inevitabilmente, consumerà i loro tronchi secolari.
“Rigeneriamo e ampliamo un patrimonio unico, affiancando scienza e sostenibilità”, conclude Alfonsi. “È un modo per custodire la nostra storia verde e farla crescere insieme alla città”.
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