Roma città dei 15 minuti

Intervista all’Assessore capitolino al Decentramento, alla Partecipazione e Servizi per la città dei 15 minuti, Andrea Catarci

Quando la pandemia fermò il mondo, c’era chi pensava che non sarebbe poi tornato tutto come prima. E invece, sebbene non sia ancora finita, non è inconsueta la sensazione di un pieno, talvolta irrimediabile, ritorno a due anni fa. Una sensazione inesatta, tuttavia. Nonostante in America sia apparso all’orizzonte il metaverso, un mondo nuovo ancora non c’è, ma esiste un modo nuovo di starci dentro. Sembrerebbe una migliore postura, in grado di riequilibrare il peso di una realtà metropolitana veloce e complessa come la nostra. È una faccenda di tempo, di distanze percorribili a piedi, di rispetto per l’ambiente, di relazioni, di uso efficiente degli strumenti digitali, di qualità della vita. L’hanno chiamata città dei 15 minuti ed è così che il sindaco Gualtieri intende ridisegnare Roma. Per capire meglio il progetto abbiamo intervistato l’Assessore al Decentramento, alla Partecipazione e Servizi per la città dei 15 minuti, Andrea Catarci.

Roma città in 15 minuti è un progetto già annunciato dal sindaco Gualtieri nel corso della campagna elettorale, quali sono i servizi che potranno, un giorno, essere raggiunti dal cittadino in 15 minuti a piedi da casa e quali i primi passi da compiere per il suo Assessorato?  – chiediamo.

L’obiettivo per la città dei 15 minuti – spiega l’Assessore – è rendere raggiungibili in un tempo massimo di 15 minuti a piedi o in bicicletta, in ogni parte del territorio cittadino, una serie di servizi essenziali. In particolare: un parco o un’area verde, un presidio sociosanitario, una fermata di trasporto pubblico su rotaia, un asilo e/o una scuola, un centro culturale, un luogo per lo sport a prezzi accessibili, un luogo per il coworking o in cui acquistare ciò che serve per la quotidianità. È il modello elaborato dal prof. Moreno della Sorbona, che è stato fatto proprio prima dalla Sindaca Hidalgo per Parigi e poi da altre esperienze europee. Per noi la città dei 15 minuti è un cambiamento di visione: alludiamo ad una città policentrica come per tanti versi già il piano regolatore del 2008 aveva proposto, ma una città policentrica in cui devono crescere in maniera sinergica una serie di servizi. Il punto di partenza necessario è una sorta di piano regolatore della rigenerazione sociale in cui il territorio, la città tutta, passando per i Municipi, sia divisa per livelli essenziali di vivibilità. Ci sono dei territori dove il modello dei 15 minuti se non è realtà lo è quasi, pensiamo ad alcune parti del centro e del semicentro; poi ci sono luoghi più lontani da questo modello al punto tale che in alcuni casi mancano anche elementi essenziali dell’offerta commerciale, oltre ai servizi essenziali; in altri segmenti territoriali, ancora, tutto ruota intorno ai centri commerciali e la sommatoria del mettere tutto dentro spazi chiusi non è un esempio virtuoso di relazioni e comunità.

La creazione di grandi centri commerciali nelle periferie è in contrasto con l’idea di città dei 15 minuti?

I centri commerciali in molte parti della città, che ci piacciano o meno, che ci sia piaciuta o meno la genesi che hanno avuto ed il modo in cui si sono affermati, sono ormai parte integrante del tessuto cittadino. Ma a fianco ai centri commerciali, anche laddove fuori di essi prevale il deserto, devono crescere altre forme di socialità, di comunità, di economia. Nella città dei 15 minuti non è tollerabile che la presenza del centro commerciale esaurisca la dimensione relazionale del quartiere.

Proprio la costruzione di grandi centri commerciali ha però danneggiato i piccoli negozi al dettaglio nei quartieri.

I centri commerciali hanno determinato un depauperamento ed una crisi del piccolo e medio commercio ma essi stessi sono in alcuni casi andati in crisi perché ne sono nati di più grandi. E persino i grandi centri commerciali da anni ormai scontano la difficoltà di confrontarsi con la dimensione dell’e-commerce, con Amazon ed altre piattaforme.

Che ruolo avrà la partecipazione nel costruire la città dei 15 minuti?

Questa città oggi sconta una grande disaffezione, una grande distanza tra la cittadinanza reale e la politica. Lo dimostrano le ultime elezioni, ma non c’era neanche bisogno di annotare il numero enorme di astenuti perché nella vita di tutti i giorni è evidente quanta diffidenza ci sia verso le istituzioni. Questo vuoto può essere colmato in due modi: il primo è quello di dimostrare un attaccamento ed un’azione tale di servizio alla città che consenta di recuperare un po’ di buona reputazione presso i cittadini. Il secondo è proprio la partecipazione, cioè il coinvolgimento, la messa in discussione di se stessi come pratiche amministrative in una dinamica di condivisione, di percorsi che invitano e facilitano l’espressione della cittadinanza. In questo quadro generale i 15 minuti diventano una delle questioni su cui più possono essere chiamati i cittadini a dare il proprio contributo, non solo in forma di suggerimento ma anche di condivisione di pratiche. Quando si tratterà di riqualificare uno spazio o di mettere dei servizi all’interno di uno spazio qualificato, chi saprà meglio ancora dell’Amministrazione che cosa ci deve andare lì, sono proprio i cittadini che vivono e lavorano in un territorio.

In che modo i servizi per il territorio per la città dei 15 minuti si intrecciano con il decentramento amministrativo?

Sono due facce della stessa medaglia. La città dei 15 minuti è un’idea generale di città articolata nei 15 Municipi di cui si compone e il decentramento amministrativo si baserà sulla riforma amministrativa per cui i Municipi dovranno assumere una serie di funzioni oggi gestite centralmente avendo a disposizione una serie di risorse economiche, umane e strumentali. Dobbiamo riscrivere il vecchio regolamento del decentramento per renderlo attuale, e dobbiamo dialogare con i Municipi in merito ai servizi che mancano, alle priorità e poi lavorare per implementarli.

Quindi maggiore autonomia funzionale ed economica per i Municipi?

I Municipi avranno una relazione con il centro da cui assumeranno più deleghe di funzioni ma queste deleghe saranno sempre accompagnate dai necessari accorgimenti in termini di risorse. Ad esempio una delle prime cose su cui stiamo lavorando con l’Assessora Sabrina Alfonsi è la delega ai Municipi per la gestione delle aree verdi fino a 20.000 mq.

Abbiamo rielaborato la delibera di giunta approvata nel 2015 su iniziativa dell’allora Assessora Estella Marino e, oltre ad ampliare il numero delle aree, abbiamo aggiunto nella proposta la cessione delle aree attrezzate. Si prevede l’attribuzione di risorse umane dedicate ai Municipi che aderiranno, per istituire degli Uffici Aree Verdi, insieme a risorse economiche che l’Assessora Alfonsi sta individuando nelle voci di bilancio finora utilizzate centralmente.

Quali benefici avremo in termini ambientali dalla realizzazione della città dei 15 minuti?

In generale c’è da cambiare complessivamente il paradigma con cui si guarda ai centri urbani, lavorando sull’assetto policentrico e sui servizi di prossimità. In particolare nell’ambito ambientale, accanto alla transizione verso una mobilità sostenibile, l’attuazione di azioni per contrastare i cambiamenti climatici e la riduzione dei fattori di inquinamento della qualità dell’aria, occorre instaurare un rapporto diverso con giardini, parchi e ville storiche, perché Roma tra le molteplici dimensioni ha anche quella di essere il comune più verde d’Europa. Negli ultimi anni si sono avviate, prevalentemente dal basso, interessanti iniziative di orti urbani, orti didattici e orti sociali, all’insegna della riscoperta della stagionalità e dello scambio intergenerazionale attuato anche con il coinvolgimento di scuole e università. Non basta, bisogna affrontare i vari conti in sospeso con la propria conformazione agricola, riprendendo le assegnazioni di terreni e le riqualificazioni e messe in uso di immobili pertinenziali alle attività, a giovani agricoltori, in collaborazione con il terzo settore e in forma cooperativa. La qualità della vita urbana nel suo complesso ne beneficerebbe – conclude l’Assessore Andrea Catarci – poiché essa si misura oltre che per la presenza di adeguati servizi di prossimità anche con un corretto uso del territorio e con la valorizzazione degli innumerevoli punti di forza di Roma.

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