Roma, contro le mafie, esempi, fatti e non solo proclami

Le due manifestazioni anfimafia il 3 settembre 2015
Vincenzo Luciani - 4 Settembre 2015
Manifestazione3-9-15FedericaAngeli

Federica Angeli (Foto Gabriele Cruciata)

Questo messaggio è sul profilo facebook di Federica Angeli:

L’AFFETTO PER ME A PIAZZA DON BOSCO

Ho gridato i nomi dei Casamonica. E dei cugini Spada di Ostia da quel palco.

Mi sono emozionata e commossa. Lo ammetto. Un applauso pieno di speranza e di affetto.

Ascoltatelo nel video che vi ho postato qui sotto di chi in quella piazza c’era. Non siamo soli. E siamo in tanti.
‪#‎vialamafiadaRoma‬

Mi piace iniziare dall’applauso unanime della piazza alla valorosa giornalista di Repubblica Federica Angeli, perseguitata dalla mafia del litorale.

Ieri sono stato a piazza don Bosco. Perché era importante esserci. Anche a prescindere dal fatto che l’iniziativa fosse promossa da un partito, il PD, che a Roma, nella Regione e nel governo ha tutte le leve di comando, e in questi anni nei confronti del contrasto alle mafie ha alternato impegno e disimpegno e non si è dimostrato nella sostanza adeguato.

Basti osservare il prosperare delle mafie in moltissimi quartieri della Capitale (Ostia e il suo municipio sono stati commissariati, oppure no? E il PD romano ha o non ha un commissario, e perché?) e in numerosi comuni della Regione. Naturalmente altrettanto inadeguate si sono mostrate le formazioni di parte avversa di centrodestra che si sono alternate al centrosinistra nel governo nazionale e locale negli ultimi decenni.

Ieri era importante esserci se non altro perché ho potuto assistere di persona ad una reazione positiva allo sfregio dei Casamonica del 20 agosto, anche se ho avvertito l’assenza e l’estraneità della gente del quartiere.

C’erano pochi abitanti del posto, immersi nello stuolo del ceto politico di ogni ordine e grado, dai segretari di circolo, ai consiglieri municipali, a quelli comunali, ai presidenti di municipio, ecc. Tra questi alcuni hanno regalato battute e improperi ai cronisti accorsi in massa, qualche spicciolo a Marino, fischi sparsi e slogan dai margini della piazza dove c’erano gruppi organizzati venuti lì a rivendicare i loro diritti più che a testimoniare il loro impegno antimafia.

Verso le 18,30 è arrivato il sindaco Ignazio Marino protetto da un doppio cordone sanitario, delle forze dell’ordine e del suo staff, e aggredito da telecamere e cronisti in cerca di una battuta del primo cittadino, tornato dalla vacanza, per fare il titolo. Un sindaco isolato nel suo ingresso e nella sua permanenza nella piazza, sotto il palco, dove si sono succeduti diversi oratori che non hanno potuto godere dell’attenzione dei manifestanti disturbati e distratti dal carosello attorno al Sindaco.

Marino ha dichiarato perentoriamente: “la mafia a Roma la cacceremo come abbiamo fatto con i fascisti e i nazisti”. “Oggi una comunità intera è qui a Don Bosco a testa alta, a dire che non saranno loro a vincere”, ha poi aggiunto su twitter il Sindaco, dopo avere lasciato la manifestazione.

Peccato che la comunità locale fosse assente, compreso il suo parroco, che non ha partecipato alla manifestazione, ma non ha fatto mancare alcune scriteriate e inadeguate dichiarazioni alla stampa che non riporteremo, offrendo in anticipo un po’ di quella misericordia che ci viene richiesta dall’imminente Giubileo.

“Anche dopo Mafia capitale si sentiva dire che la mafia non c’è invece la mafia c’è e va sconfitta, – ha affermato Matteo Orfini, commissario del Pd di Roma, organizzatore della manifestazione – bisogna prendere consapevolezza e il fatto che oggi tutta la città sia qui a dire Antimafia capitale serve a svegliare le coscienze. A Roma non c’è mai stata una manifestazione antimafia di queste dimensioni: sicuramente c’è stato sul fronte legalità un ritardo della politica e delle istituzioni e se la criminalità è arrivata a Roma c’è una responsabilità delle classi dirigenti”.

Il presidente Anci e sindaco di Torino Piero Fassino ha affermato: “Le tante persone che si sono riunite oggi in questa piazza, insieme con tanti amministratori comunali, sono qui per riaffermare il valore della legalità contro chi vuole inquinare la vita della comunità con il malaffare”. La presidente della regione Umbria Catiuscia Marini ha sottolineato il “bisogno forte che la cultura della legalità torni ad essere centrale nell’azione politica e della politica di ciascuno di noi e soprattutto del Partito democratico”.

“Questa reazione positiva è un primo passo perché le istituzioni, la politica, le associazioni e i cittadini facciano muro contro l’illegalità ma occorre anche affrontare e risolvere i tanti problemi di Roma”, ha detto Rosy Bindi, presidente della commissione antimafia.

La manifestazione del 3 settembre è stata comunque una reazione, sia pure tardiva, allo shock del funerale del 20 agosto, è quindi è un dato di fatto.

Ma la battaglia contro le mafie potrà essere vinta solo se le forze politiche sapranno uscire dalle convenienze propagandistiche e sapranno coinvolgere i romani, soprattutto quelli delle periferie, dove vive più dei due terzi della popolazione, sempre più abbandonate e che lo saranno ancora di più con la concentrazione degli sforzi e delle risorse andranno in direzione delle zone centrali, del Vaticano e del Giubileo. Un Giubileo straordinario (per chi? certamente non per le periferie) convocato dal giorno alla notte, da un’autorità extranazionale, che non ha sentito minimamente il bisogno di chiedere alla città e alla nazione se erano pronte a sostenere questo evento. E che fin dall’annuncio ha avuto prosternate e genuflesse tutte le autorità dal Governo al Comune, pronti a fare carte false per la riuscita dell’evento.

Le periferie possono aspettare… Invece è proprio da queste che bisogna ripartire, perché è qui che il vuoto politico si ingrandisce di giorno in giorno e nel vuoto politico e amministrativo le mafie da sempre prosperano.

Se la manifestazione del 3 settembre riuscirà a dare una sveglia a tutti i poteri, nazionali e locali, sarà stato comunque un buon inizio.

Vedremo e riferiremo.

 

La manifestazione a La Mistica

Dopo quella di piazza don Bosco ho partecipato a una manifestazione in memoria del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato alle ore 21.15 del 3 settembre 1982 con la sua moglie Emanuela Setti Carraro e l’autista e agente di scorta, Domenico Russo.

Si è tenuta, senza clamori e retorica, vicino a Tor Sapienza (do you remember?) nel parco della Mistica. Qui ho assistito ad un emozionante e rincuorante ricordo delle vittime del malaffare e a una professione di rinnovato impegno contro le mafie con protagonisti i carabinieri di ogni ordine e grado, le crocerossine, gli scout, gli abitanti della periferia accorsi in massa insieme con gruppi di migranti.

Ho ascoltato l’appello del Capitano Ultimo a lottare senza tregua contro i mafiosi, seguendo l’esempio del Generale Dalla Chiesa, dei tanti carabinieri e di tutti coloro che in questa battaglia hanno sacrificato le loro vite, senza vuoti proclami.

Ho sentito un popolo affratellato ascoltare, con grande partecipazione, la tromba che eseguiva il “Silenzio” in onore dei caduti sul fronte della mafia.

Foto di Gabriele Cruciata

 

 

 

 

Macelleria Colasanti

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  1. Non sono andato alla manifestazione indetta dal PD in piazza Don Bosco. Personalmente ho un’insormontabile idiosincrasia per l’ipocrisia politica e la mancanza di coerenza, soprattutto quando si tratta di antimafia. Uno stato dell’animo e della mente che si è accentuato parecchio in questi ultimi anni a fronte di una politica dei partiti in cui cialtroneria, demagogia e incoerenza la fanno da padroni.
    Cito due fatti per me eclatanti, tutti e due a carico del PD. Il primo è il mancato dimissionamento del sottosegretario Castiglione indagato per la gestione del famigerato Cara di Mineo appendice di Mafia capitale. Il centro che è tornato tragicamente alla ribalta della cronaca nera proprio in questi giorni. Il corpulento sottosegretario del governo Renzi non è stato rottamato ma è stato salvato dai voti del PD alla Camera da ben tre mozioni di sfiducia il 23 giugno scorso. Il secondo fatto è ancor più emblematico di una politica chiacchierona che vuole rifarsi una verginità alla luce dei riflettori delle TV ma che presenta un alto deficit fra le cose che proclama e quelle che fa o che dovrebbe fare. Si tratta di un’area di verde pubblico occupata, recintata a Tor di Mezzavia-Romanina in via Jacobbi accanto ad un asilo nido. Un’area sequestrata per farci pascolare dei cavalli che non inondano il nido e le case circostanti di petali di rosa. Tutti sanno di questa situazione e di chi ne sono gli autori (membri del clan famigerato dei Casamonica) e tutti sanno delle denunce fatte dai cittadini nel corso dei mesi e degli anni: le forze dell’ordine, polizia, carabinieri e vigili urbani, e le autorità comunali e municipali. Il 23 marzo scorso la cosa è stata rifatta presente al Sindaco Marino durante la sua visita al centro anziani di Romanina e al prefetto Gabrielli nella sua paterna audizione concessa il 9 giugno scorso in VII Municipio ai comitati e alle associazioni di quartiere. Ma nulla è successo e succede. E poi però si viene a predicare la lotta per la legalità. Il 3 settembre a Piazza Don Bosco dopo quello di Vittorio Casamonica è stato fatto un altro funerale: quello alla coerenza e alla decenza politica.il

    Aldo Pirone

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