

La Capitale affida al CIHEAM di Bari la regia di un documento che punta a rivoluzionare il sistema agroalimentare urbano
Roma prova a ridisegnare il proprio rapporto con il cibo, trasformandolo da semplice consumo quotidiano a leva strategica per l’ambiente, l’economia e la coesione sociale.
Con l’avvio ufficiale dei lavori per il Piano del Cibo, la Capitale compie un passo importante verso una gestione più moderna e consapevole del proprio sistema alimentare.
L’annuncio è arrivato durante l’assemblea del Consiglio del Cibo, dove l’assessora all’Agricoltura e all’Ambiente Sabrina Alfonsi ha dato il via al percorso che porterà alla redazione di un documento destinato a guidare le politiche alimentari della città nei prossimi anni.
L’obiettivo è ambizioso: costruire una strategia capace di ripensare l’intera filiera del cibo, dalla produzione alla distribuzione fino al consumo, garantendo a tutti i cittadini l’accesso a prodotti sani, sostenibili e di qualità.
Il futuro Piano del Cibo sarà il primo strumento organico con cui Roma proverà a coordinare le politiche legate all’agroalimentare.
Un vero e proprio quadro strategico che metterà in rete competenze e realtà diverse: università, mercati rionali, associazioni di categoria, imprese agricole, gruppi di acquisto solidale e realtà civiche.
In tutto, sono oltre 200 i soggetti coinvolti in questo processo partecipato, che punta a trasformare il cibo in un tema centrale delle politiche urbane, non solo dal punto di vista economico ma anche sociale e ambientale.
Per costruire questa strategia l’amministrazione capitolina ha scelto di affiancarsi a un partner di rilievo internazionale: il Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici Mediterranei (CIHEAM) di Bari.
L’organizzazione intergovernativa collaborerà con un gruppo di lavoro locale per tradurre le esigenze del territorio in un piano operativo capace di rafforzare l’intero sistema alimentare romano.
Tra gli obiettivi indicati ci sono la valorizzazione delle produzioni locali, il sostegno alle filiere corte e la promozione di modelli di consumo più sostenibili.
Una strategia che guarda anche alla scuola, con particolare attenzione alla qualità della ristorazione scolastica e all’educazione alimentare dei più giovani.
Un altro punto centrale sarà la tutela del patrimonio agricolo dell’Agro Romano, uno dei più vasti sistemi rurali d’Europa, che rappresenta una risorsa fondamentale sia dal punto di vista ambientale sia da quello economico.
Il Piano del Cibo punta anche ad affrontare il tema delle disuguaglianze. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire che l’accesso a prodotti di qualità non sia un privilegio riservato a pochi, ma un diritto diffuso.
In questa prospettiva, le politiche alimentari diventano uno strumento per rafforzare la coesione sociale e migliorare la qualità della vita nelle diverse aree della città.
Per l’assessora Alfonsi il progetto ha anche una dimensione culturale e simbolica. In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, il cibo può diventare uno spazio di dialogo tra culture diverse.
«Il cibo è un linguaggio universale», ha spiegato l’assessora, sottolineando come la strategia romana voglia valorizzare la tradizione mediterranea come terreno di incontro tra popoli e identità diverse.
Al centro di questo percorso resta il Consiglio del Cibo, l’organismo partecipativo che riunisce oltre duecento realtà tra esperti, associazioni, operatori economici e rappresentanti della società civile.
Presieduto da Fabio Ciconte, il Consiglio rappresenta il laboratorio in cui verranno elaborate le proposte e le linee guida del piano.
Attraverso tavoli di lavoro tematici, i diversi attori coinvolti contribuiranno a definire le scelte strategiche che guideranno il futuro sistema alimentare della Capitale.
Un processo partecipato che punta a fare del Piano del Cibo non solo un documento programmatico, ma uno strumento concreto per costruire una città più sostenibile, equa e attenta alle proprie radici agricole.
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