

Gli agenti hanno usato idranti e lacrimogeni per disperdere il gruppo, che ha risposto lanciando bottiglie, petardi e oggetti di fortuna
Una giornata iniziata con canti, bandiere e striscioni per la pace si è chiusa tra sirene, lacrimogeni e fiamme.
L’Esquilino, cuore pulsante della Capitale, è diventato teatro di violenza e caos, quando un gruppo di antagonisti ha trasformato la fine del corteo pro-Gaza in una notte di guerriglia urbana.
Tutto è cominciato poco dopo le 18:30. Mentre la folla principale, un milione di persone secondo gli organizzatori, si disperdeva pacificamente a piazza San Giovanni, un gruppo di circa duecento manifestanti incappucciati si è staccato dal corteo.
Hanno imboccato via Merulana, diretti verso la Basilica di Santa Maria Maggiore, dietro uno striscione che suonava come un presagio: “Blocchiamo tutto”.
Le forze dell’ordine hanno provato a contenere l’avanzata, ma in pochi minuti la tensione è esplosa.
Gli agenti hanno usato idranti e lacrimogeni per disperdere il gruppo, che ha risposto lanciando bottiglie, petardi e oggetti di fortuna. La basilica, simbolo di pace e spiritualità, si è ritrovata improvvisamente al centro di una battaglia.
Il gruppo si è diviso: alcuni sono rimasti circondati davanti al sagrato, altri sono fuggiti per le vie laterali, seminando caos fino al quartiere Esquilino. È lì che la situazione è degenerata.
Nel giro di pochi minuti, cassonetti rovesciati, campane del vetro e auto usate come barricate hanno chiuso le strade.
Un’auto data alle fiamme ha illuminato la piazza come una torcia, mentre il fumo denso avvolgeva palazzi e balconi.
Dalle camionette della polizia partono nuovi lanci di lacrimogeni. Gli agenti avanzano, scudi alzati, tra i detriti e il crepitio delle fiamme.
I manifestanti arretrano, si disperdono verso piazza Vittorio, dove la scena si ripete: barricate incendiate, vetrine distrutte, tavoli e sedie scaraventati in strada.
L’Esquilino, per un’ora, è rimasto intrappolato in un incubo di fumo e sirene. Solo dopo le 20, la situazione è tornata lentamente sotto controllo.
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