

Alcuni avevano già fissato le catene al corpo, pronti a legarsi di fronte a Palazzo Madama
Catene al corpo, cartelli sullo “sciopero della fame” e la volontà di mettere in scena nuove azioni dimostrative a due passi dal cuore delle istituzioni. È finita così, con 13 fermi da parte della Polizia di stato, l’ennesima giornata di tensione legata alle proteste di Ultima Generazione a Roma.
Sabato pomeriggio, intorno alle 15:00, sei attivisti del collettivo ambientalista – che da giorni affianca alle battaglie sul clima anche appelli contro la guerra in Medio Oriente – sono stati intercettati dalla polizia in corso Rinascimento.
L’obiettivo, secondo gli investigatori, era quello di incatenarsi alle balaustre che proteggono l’ingresso del Senato. Alcuni avevano già fissato le catene al corpo, pronti a legarsi di fronte a Palazzo Madama.

Poco dopo, altri tre militanti sono stati bloccati in zona Pantheon mentre mostravano cartelli legati allo sciopero della fame, mentre altri quattro sono stati fermati nelle vie attigue a piazza Colonna, a ridosso di Palazzo Chigi.
Per tutti, immediato l’accompagnamento in Questura. Gli attivisti rischiano una denuncia per manifestazione non preavvisata, oltre a ulteriori misure in caso risultino già destinatari di provvedimenti di prevenzione.
La risposta del movimento non si è fatta attendere. In un comunicato, Ultima Generazione ha denunciato i fermi come “un accanimento ingiustificato”: «Alina, Beatrice e Serena – si legge nella nota – all’ottavo giorno di sciopero della fame, sono state pedinate come delinquenti e portate in commissariato. È diventato un reato chiedere pacificamente al governo Meloni di riconoscere il genocidio a Gaza, imporre sanzioni a Israele e garantire sicurezza a chi parte con la Flotilla?».
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