Roma. Serial killer dei gatti di piazza Re di Roma

“Nuovo accesso nella casa della signora: salvati altri gatti in precarie condizioni di salute. Istituzioni assenti: la casa ancora in situazione igienico sanitaria drammatica
Redazione - 4 Luglio 2019

“Le Guardie Zoofile N.O.G.E.Z. coordinate da Roberto Attili e Pietro Fusco, con la consulenza tecnico-giuridica di Antonio Colonna (già autore anche delle 3 perquisizioni precedenti), hanno perquisito nuovamente l’abitazione della cosiddetta “serial killer dei gatti di Piazza Re di Roma”, su mandato del Magistrato titolare delle indagini avviate ormai dal 2017.” Così informa un comunicato del “Coordinamento Gatti Via Lavinio” che qui di seguito riportiamo integralmente.

“Alla Polizia Giudiziaria delegata e ai volontari che hanno partecipato all’attività, tra cui Veronica Innominati e Luca De Bei, da sempre promotori di questa vicenda gattopardiana, si è presentato uno spettacolo – purtroppo – già tristemente noto: la casa era ancora strapiena di materiale di ogni tipo e, oltre alla situazione igienica drammatica, 4 gatti sono stati rinvenuti in situazione di salute critica.

“La gravissima situazione della signora, ormai nota come “la serial killer dei gatti di Piazza Re di Roma”, è ben lontana dall’essere risolta definitivamente, anzi, è ancora invariata rispetto all’ultimo accesso forzato del dicembre 2017” – dichiarano Veronica Innominati e Luca De Bei – “Siamo sconcertati: nonostante tutti gli sforzi fatti, ancora animali finiscono in quella casa!”. Una vicenda che va avanti da più di 20 anni e che, nonostante una determina dirigenziale di sgombero del 2009 e una ordinanza sindacale di sgombero del 2014, non si è mai risolta e, ad oggi, la donna continua ad accumulare animali e rifiuti. “Tutto questo è causato anche dal disinteresse dimostrato da importanti enti animalisti che prediligono inseguire casi più semplici e mediatici laddove, verosimilmente, il tornaconto economico è più a portata di mano! – dichiara Antonio Colonna – “Fu il condominio a dover pagare, due anni fa, lo sgombero dell’appartamento in occasione della terza perquisizione, quando furono rinvenuti 4 gatti mummificati nascosti sotto 16 tonnellate di oggetti e immondizia”.

Una vicenda italiana laddove la pubblica amministrazione, ancora oggi, omette di applicare le leggi, forse perché il caso è troppo oneroso, un caso come migliaia del fenomeno definito “animal hoarders”, in cui persone, incapaci di prendersi cura di se stessi non meritano l’attenzione dei servizi sociali che spesso ci vogliono far credere che queste siano persone capaci gestire la propria vita!

È normale che questa persona sia abbandonata a se stessa e, con lei, gli animali che nevroticamente da anni cerca e prende con sé tramite annunci on line o trafugandoli dalla strada?

È normale che il Comune di Roma – che in tema di tutela animale sembrerebbe fare acqua su più fronti – non abbia mai operato uno sgombero?

È normale che, nonostante una perizia che non lascia dubbi circa la psiche della donna, e disposta dal PM (unica Autorità che ha dimostrato sensibilità verso la vicenda), gli Enti preposti, in primis il Dipartimento di Salute Mentale e i Servizi Sociali, non effettuino accertamenti sanitari rispetto la realtà accertata che da oltre due decenni si ripete?

È normale che un condominio e un quartiere debbano essere alla mercé di una donna affetta da disagio psichico, non curata adeguatamente e debbano confidare unicamente nella tenacia dei volontari amanti degli animali e della legalità, ma anch’essi inascoltati dagli Organi preposti e pagati da noi cittadini?

Allo stato attuale, la donna è stata denunciata ed è indagata per i delitti di maltrattamento e uccisione di animali; l’appartamento è attualmente sotto sequestro. Speriamo che questo eviti per un po’ che quella casa continui ad essere il luogo dove altri animali possano essere accumulati e fatti morire di stenti e incuria. Le attività di denuncia da parte dei promotori di questa vicenda andranno avanti, al fine di far valutare eventuali responsabilità omissive all’Autorità Giudiziaria.

Di certo, se questa volta non si va fino in fondo – dichiarano Innominati, De Bei e Colonna – ci ritroveremo nella stessa situazione a breve, vittime a nostra volta di uno Stato che troppo spesso demanda al volontario le proprie competenze: in questo caso non solo in tema di tutela animale, ma anche in quello di servizi sociali e igiene pubblica. E la cronaca, anche attuale, purtroppo, ce lo conferma”.

Veronica Innominati e Luca De Bei per il “Coordinamento Gatti Via Lavinio”


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