Roma sotto schiaffo: grandine e nubifragio paralizzano la città nel giorno di Zelensky

Il temporale, arrivato con un fragore inaspettato, ha colpito con particolare ferocia il quartiere Prati

Un pomeriggio da dimenticare per la Capitale. Proprio mentre il cuore della città si blindava per accogliere il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il cielo sopra Roma ha deciso di rompere gli indugi, scatenando un’improvvisa quanto violenta tempesta di pioggia e grandine.

In pochi minuti, il pomeriggio di oggi mercoledì 15 aprile 2026 si è trasformato in una giornata di caos meteorologico e logistico, mettendo a nudo, ancora una volta, la fragilità delle arterie cittadine.

L’assedio del cielo: alberi caduti e strade come fiumi

Il temporale, arrivato con un fragore inaspettato, ha colpito con particolare ferocia il quartiere Prati.

In via Ennio Quirino Visconti, la furia degli elementi ha schiantato un albero, che è crollato pesantemente sulla carreggiata, fortunatamente senza travolgere passanti o vetture, ma recidendo di netto la circolazione in uno dei settori più trafficati del rione.

Mentre la grandine imbiancava i tetti e rendeva l’asfalto una trappola scivolosa, il “bollettino dei danni” della Polizia Locale si allungava di minuto in minuto.

La mappa degli allagamenti ha disegnato una città in affanno:

A Nord: Piazza Istria e il cuore dei Parioli si sono ritrovati sotto centimetri d’acqua.

All’Appio: Via Macedonia e via Galazia sono state sommerse da veri e propri fiumi di fango e detriti.

A Monteverde: Criticità pesanti tra via di Donna Olimpia e via dei Quattro Venti, dove le caditoie sature non hanno retto l’impatto del nubifragio.

La Capitale tra sicurezza e intemperie

A rendere la situazione quasi surreale è stata la sovrapposizione dell’emergenza meteo con le imponenti misure di sicurezza per la visita di Zelensky.

Tra Colle Oppio e via delle Terme di Traiano, le pattuglie dei Caschi Bianchi si sono trovate a gestire una tempesta perfetta: da una parte i tombini esplosi per la pressione dell’acqua, dall’altra la necessità di garantire i corridoi sicuri per il passaggio del convoglio presidenziale.

Il risultato è stato un ingorgo monumentale. Le sirene delle auto blu si sono mescolate a quelle dei mezzi di soccorso, mentre migliaia di romani restavano intrappolati nelle proprie auto, impotenti davanti a un traffico ormai cristallizzato.

 

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