Roma Sud, partiti i cantieri per il ponte della Tuscolana: sarà solo per i pedoni

Infrastruttura da 2,6 milioni di euro tra Romanina e Tor di Mezzavia. Niente pista ciclabile per mancanza di spazio tecnico

Il cantiere è ormai visibile e segna la fine di un’attesa lunga anni. Dopo un iter burocratico iniziato nel 2020, prende finalmente forma l’opera destinata a migliorare il collegamento tra i quartieri oltre il Grande Raccordo Anulare e la stazione Anagnina della Metro A.

Ma l’infrastruttura che sta nascendo è molto diversa da quella immaginata inizialmente dai residenti: niente piste ciclabili, solo un collegamento pedonale.

Una scelta obbligata, spiegano dal Dipartimento Mobilità, per via di stringenti prescrizioni tecniche che hanno imposto un drastico ridimensionamento del progetto.

Un ponte che non scavalca il Gra

Nonostante il nome, il nuovo “ponte” non attraverserà il Raccordo Anulare dall’alto. Il tracciato sarà ibrido e sfrutterà in parte infrastrutture già esistenti.

L’opera supererà le due rampe di accesso al Gra, per poi “atterrare” e proseguire all’interno del sottopasso già presente sotto il Raccordo.

Un intervento che consentirà anche la riqualificazione dei sottopassi, da anni punti critici per degrado e occupazioni abusive.

L’obiettivo è creare un corridoio protetto e illuminato, che permetta ai pedoni di raggiungere in sicurezza la stazione Anagnina, oggi accessibile quasi esclusivamente in auto o attraverso percorsi ritenuti poco sicuri.

Foto CdQ La Romanina

Perché la ciclabile è saltata

Il grande nodo resta l’assenza delle biciclette. Una rinuncia che ha deluso i comitati di quartiere, ma che – assicurano i tecnici – è legata esclusivamente a vincoli normativi.

Le nuove regole prevedono una larghezza minima di 2,40 metri per una pista ciclabile a doppio senso, a cui vanno aggiunti almeno 90 centimetri per il passaggio pedonale.

Il progetto approvato in Conferenza dei Servizi nel 2020 non dispone di queste dimensioni e non può essere modificato senza riaprire l’intero iter autorizzativo. A questo si aggiunge un problema di funzionalità complessiva del percorso.

«Nei tratti extra-Gra – spiega Stefano Bianconi, presidente del Comitato di Quartiere Tor di Mezzavia – i ciclisti avrebbero dovuto scendere e risalire dalla bici fino a sei volte prima di arrivare al ponte. Sarebbe stato un collegamento spezzettato e poco utile».

I quartieri: “Meglio questo che niente”

Tra i residenti il sentimento è diviso tra sollievo e rammarico. Da un lato la delusione per un’opera che non diventa quel collegamento ciclopedonale continuo auspicato da anni; dall’altro la consapevolezza di aver comunque ottenuto un’infrastruttura attesa e necessaria.

«Ci prendiamo un’alternativa concreta all’uso dell’auto – sottolinea Bianconi e soprattutto un percorso sicuro per raggiungere la metro». Dello stesso avviso Maurizio Russo, presidente del Comitato di Quartiere La Romanina, che guarda anche agli effetti collaterali dei lavori: «Ci auguriamo che il cantiere risolva criticità storiche del tracciato, come il canale di via Maso Finiguerra che in caso di pioggia esonda sui marciapiedi».


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