

Estorsione, usura e riciclaggio le accuse
Un altro duro colpo per il famigerato Michele Senese, noto come ‘O Pazz’, l’uomo che per anni ha regnato su Roma come un autentico sovrano del crimine.
La Corte d’Appello ha emesso una nuova condanna: 11 anni di carcere, ripristinando l’aggravante mafiosa, inizialmente esclusa. Un verdetto che ribalta ogni dubbio e riscrive la storia recente del crimine organizzato capitolino.
Non è solo il boss a cadere. La moglie Raffaella Gaglione, il figlio Vincenzo, e il fratello Angelo sono stati anch’essi condannati, rispettivamente a 5, 13 e 6 anni di prigione.
Una famiglia trasformata in una macchina criminale: pianificazione, esecuzione e gestione degli affari illeciti ruotavano intorno a questo nucleo familiare, che secondo gli inquirenti agiva come un clan mafioso.
La condanna arriva dopo anni di battaglie giudiziarie e testimonia la determinazione della giustizia nel smantellare uno dei sistemi di potere più radicati nella Capitale.
Per Michele Senese, già condannato nel 2017 a 30 anni per l’omicidio di Giuseppe Carlino, si tratta di un nuovo capitolo di una vita trascorsa al comando di operazioni criminali, persino dal carcere.

Ma le condanne non bastano a mettere fine al mito oscuro di Michele Senese. Il suo nome riecheggia ancora nei meandri delle indagini più torbide: come quelle sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, figura carismatica e controversa della malavita romana.
Piscitelli, secondo le voci che serpeggiano nel sottobosco criminale, sarebbe stato “punito” per mancati pagamenti e atteggiamenti ritenuti irrispettosi.
Le intercettazioni svelano un quadro inquietante: una “batteria di lupi famelici”, uomini fidati di Senese, avrebbe ricevuto il mandato per eseguire il delitto. Tra i nomi emersi ci sono quelli di Peppe Molisso e Leandro Bennato, fedelissimi del boss.
Dietro questa trama di sangue e tradimenti, le indagini dell’operazione ‘Assedio’ tratteggiano una teoria ancora più sconvolgente: l’esistenza di una Super Cupola che riunirebbe sotto un’unica regia i clan più potenti di Roma.
La criminalità capitolina, dunque, potrebbe non essere un mosaico disgregato, ma un organismo strutturato e letale, capace di orchestrare ogni mossa con precisione chirurgica.
Tra le conversazioni intercettate, spicca quella tra un imprenditore nel settore petrolifero vicino ai Senese e un uomo legato all’estrema destra romana: emergono dettagli che potrebbero spiegare il movente dietro l’omicidio di Piscitelli, gettando luce su un intreccio di potere e violenza senza precedenti.
Con questa sentenza, l’impero di Michele Senese vacilla come mai prima d’ora.
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