

La lavatrice rappresenta uno spauracchio ormai classico nelle nostre case. Eh si, sembra che serva una preparazione professionale per scegliere il programma di lavaggio più adatto. Tra velocità di centrifuga, temperatura dell’acqua, detersivo, delicati, cotone, lana, etc., insomma… non è semplice.
Si ha sempre la paura, all’apertura dell’oblò quando il ciclo di lavaggio è terminato, di trovare la spiacevole sopresa riguardante un capo bianco non più così bianco rispetto a quanto ce lo ricordavamo prima del lavaggio. Sarà capitato a tutti, almeno una volta, di mettere una maglia bianca e ritrovarne una rosa. Purtroppo la presenza di un capo rosso, magari acquistato da poco, può danneggiare un capo più chiaro, come la nostra maglia bianca. Occorre quindi limitare questo fenomeno che è dovuto semplicemente al fatto che i coloranti, i quali costituiscono il colore di un capo di abbigliamento, possano durante il lavaggio “nuotare” ed arrivare fino all’indumento più vicino. Più un capo è nuovo e maggiore è la probabilità che i colori hanno di spostarsi da un capo all’altro.
Ma in che modo un capo è colorato?
I coloranti e i pigmenti sono delle molecole che possono essere di origine naturale (pensiamo anche alle bacche, allo zafferano, la curcuma, i fiori…) e sintetica. Queste molecole devono essere chimicamente legate o incorporate alle fibre in modo che non di stacchino lavaggio dopo lavaggio. Tuttavia, come già detto può accadere che una molecola possa abbandonare il materiale sulla quale si trova, perché magari non è stata fissata bene o perché magari la temperatura è così alta da indebolire quell’interazione colore/maglia.
E allora, come si fa?
Un rimedio è quello di lavare i bianchi con i bianchi, i colorati separati, e cosi via. Insomma, lavaggi specifici. Ma la chimica c’è sempre, ed in questo caso un prodotto dell’industria chimica fa proprio al caso nostro. Ognuno di noi sicuramente lo conosce, sto parlando di quei foglietto che una volta inserito nella lavatrice è in grado di acchiappare il colore, non a caso è conosciuto come l’acchiappacolore. Sembrerebbe una magia, ma vi assicuro che dietro c’è solo la chimica. Anche se poi, proprio la vera formulazione di questo foglietto non sia nota, a causa dei brevetti commerciali, è possibile capire il loro sorprendente meccanismo di azione.
Ecco, immaginiamo che nel cestello della lavatrice ci siano due maglie, una rossa ed una bianca. Quasi sempre, succede che la maglia bianca diventa rossa, perché alcune delle molecole che compongono la maglia rossa possono nuotare nell’acqua di lavaggio e raggiungere la maglia bianca. Ora però, si immagini che nel cestello ci sia anche uno di questi foglietti “magici”. Quello che succede è che mentre una molecola di colorante si trova in viaggio per raggiungere la maglia da rovinare, il foglietto la intercetta, interrompendo la sua nuotata. Questo è possibile conoscendo la struttura delle molecole coloranti. Solitamente si tratta di molecole cariche negativamente, quindi quello che si fa per rimuoverle dall’acqua di lavaggio è utilizzare delle trappole. Essendo questi composti carichi negativamente si possono usare dei foglietti che contengano molecole cariche positivamente, che riescano ad attrarre le molecole in soluzione.
Ecco che il gioco è fatto, la difficoltà sta però nell’immobilizzare queste “molecole-trappole” sui foglietti, e questo è il segreto che le industrie produttrici proteggono.
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