RSA del Lazio: quasi ultimata la somministrazione del vaccino anti Covid

Intervista al dott. Sebastiano Capurso, Presidente di ANASTE Lazio e medico responsabile della RSA Bellosguardo di Civitavecchia. "La situazione si è capovolta, in questo momento le RSA nel Lazio sono il posto più sicuro in cui tenere un anziano"
Patrizia Artemisio - 4 Febbraio 2021

C’è voluto Giuseppe Tornatore, con le musiche di Nicola Piovani, per dare un’idea agli italiani di cosa significhi essere anziani ricoverati in una RSA in piena pandemia.
La stanza degli abbracci resterà forse nei nostri occhi, ma ne sapremo calcolare il perimetro quando gli anziani saremo noi. Perché è in quel crepuscolo che emerge sovente una particolare capacità di calcolo. Un po’ come il principe Salina nei suoi ultimi istanti, sotto l’abile penna di Tomasi Di Lampedusa, “nell’ombra che saliva si provò a contare quanto tempo avesse in realtà vissuto”, per dichiarare, quattro righe più giù, ormai muto, “ho settantatre anni, all’ingrosso ne avrò vissuto, veramente vissuto, un totale di due… tre al massimo”.

Nel tentare di comprendere il tempo della pandemia vissuto dagli anziani nelle RSA del Lazio, abbiamo intervistato il dott. Sebastiano Capurso, Presidente di ANASTE Lazio e medico responsabile della RSA Bellosguardo di Civitavecchia:

Dottore, quanti sono gli anziani ospiti delle RSA nel Lazio?

Nelle RSA accreditate nel Lazio abbiamo circa 4.800 anziani, poi ci sono, molto più difficili da quantificare, gli anziani nelle Case di Riposo, quindi strutture di tipo sociale. Pertanto nel Lazio parliamo di almeno 10 o 15.000 persone in regime di ricovero di lungo termine.

In genere si tratta di persone con patologie che devono essere necessariamente trattate in una struttura specializzata oppure si tratta di persone sole che non possono quindi ricevere cure a domicilio?

Dunque il problema è questo: si tratta di grandi anziani, parliamo di ultraottantenni con patologie multiple e con compromissione dell’autosufficienza anche importante, quindi sono persone che dovrebbero, a rigore di termini e di legislazione, essere ospitate in strutture con assistenza di tipo infermieristico e medico. Per carenza di strutture sanitarie in numero sufficiente per accogliere queste persone, una parte di queste (stanno) sono ospitate, anziché in RSA, nelle Case di Riposo, che non hanno una assistenza di tipo sanitario.

Quanti focolai Covid abbiamo avuto nelle RSA di Roma?

I focolai Covid sono stati molti, moltissimi. Si sono diffusi sia nella prima che nella seconda ondata dell’epidemia. In realtà nella città di Roma, siccome il numero di posti letto è minoritario rispetto al numero di posti letto nella provincia, per una questione anche di tipo logistico, ne abbiamo visti meno. Ma va considerato che molti romani stanno nelle strutture della provincia: ai castelli, nell’area di Civitavecchia, Santa Marinella, nelle zone vicino alla città dove sono concentrate queste strutture. La grande maggioranza delle strutture ha avuto un focolaio.
Tutte le strutture comunitarie per definizione sono soggette ad avere dei cluster perché è proprio la vita comunitaria che porta a questo, quindi le caserme, i conventi, le carceri e soprattutto le RSA e le Case di Riposo. Solo che nelle caserme ci sono i militari, per di più giovani e sani, mentre nelle RSA ci sono gli anziani che spesso sono anche malati, quindi un cluster che si verifichi in una caserma o in un carcere ha ripercussioni modeste da un punto di vista dell’impatto perché la malattia in questi soggetti è spesso asintomatica, un focolaio in una RSA ha ripercussioni serie.

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Quali misure di contenimento si stanno attuando adesso?

Dunque per quanto riguarda le RSA il Lazio devo dire che si trova in una condizione di vantaggio: le Asl hanno condotto una campagna vaccinale molto precoce e molto attiva, la quasi totalità delle strutture ha già ricevuto la vaccinazione. Nella mia struttura in particolare, stiamo già facendo i richiami, quindi noi, tra pochi giorni, avremo dato la copertura a tutti i degenti della RSA. E’ un risultato molto significativo perché è stata data una copertura proprio alle persone più soggette alla malattia e ai danni della malattia stessa, infezione grave e decesso. Credo che sia stata data questa volta l’importanza giusta al dove intervenire immediatamente.

Anche gli operatori sanitari che operano nelle RSA sono stati tutti vaccinati?

Sono stati vaccinati in grandissima parte anche gli operatori sanitari. Noi adesso abbiamo il problema opposto, lo avevo preannunciato anche in altre interviste, cioè il problema non è porre l’obbligo ai lavoratori perché non si vogliono vaccinare, ma è proprio trovare i vaccini. Oggi noi se avessimo avuto altri trenta vaccini avremmo vaccinato anche quegli anziani che per varie ragioni non si erano vaccinati nella prima tornata e quegli operatori che nella tornata precedente erano assenti per malattia o titubanti ma che, a distanza di venti giorni, visto che appunto non succede niente, ormai sono tutti convinti.
Gli operatori adesso si vaccinano volentieri, come previsto si è trattato solo una titubanza iniziale, hanno poi constatato che ci sono milioni di vaccinati in tutto il mondo, non ci sono effetti collaterali gravi, c’è anzi una buona copertura. Un po’ di attività di informazione è stata fatta dalle direzioni sanitarie e da ANASTE Lazio: è stata fatta una campagna specifica che si chiama “la mia RSA è sicura”, una campagna informativa sia per i parenti degli utenti sia per i dipendenti lavoratori. Con questo piccolo aiuto si sono convinti tutti. Veramente i no vax, quelli irriducibili non li ho visti, secondo me li stiamo molto sopravvalutando sia come numero che come capacità di influenzare le persone.

Il vaccino somministrato è il Pfizer?

Si, l’unico disponibile in questa fase.

Per completare la somministrazione si è in attesa di altre dosi?

Si. I richiami di quelli che hanno fatto le prime dosi verranno completati, e in questo le Asl del Lazio sono state attente ed hanno conservato le dosi per garantire i richiami, per quelli mancanti alla prima somministrazione, e sono circa il 10 per cento, dobbiamo attendere i prossimi invii della Pfizer.
Il dieci per cento mancante è un numero normale perché ci sono sempre delle condizioni ostative quando si fa una prima vaccinazione, magari la persona da vaccinare quel giorno aveva la febbre o era assente perché doveva fare la dialisi, ci possono essere mille ragioni, quindi una percentuale di assenti ad una prima vaccinazione in RSA è fisiologica. Consideri però che anche avendo somministrato il vaccino al 90 per cento degli utenti e dei dipendenti, abbiamo garantito una copertura all’interno della struttura molto importante.
In relazione anche all’utilizzo del distanziamento, delle mascherine, delle sanificazioni continue e di tutte le altre misure che sono attivate, una copertura vaccinale del 90 per cento in RSA da una garanzia abbastanza buona.

Come regola mantenete il divieto di visite da parte dei familiari?

Noi lo stiamo mantenendo con un protocollo specifico per i malati terminali e cioè quelli che prevediamo muoiano in tempi brevi. In media nelle RSA ci sono sempre una o due persone in questa condizione e per questi noi abbiamo un protocollo che prevede anche la possibilità per i parenti di entrare. Gli facciamo un tampone rapido prima dell’ingresso, li facciamo entrare in una stanza dedicata a queste visite per incontrare il loro familiare, la stanza, all’uscita di queste persone, viene immediatamente sanificata. Questo ha consentito gli ultimi saluti.
Per tutti gli altri invece abbiamo attivato una procedura diversa. Utilizziamo un interfono, per cui facciamo venire i parenti in un’area dedicata agli incontri dove, all’interno, con la finestra chiusa e l’interfono, c’è l’anziano che viene accompagnato nella stanza dal personale sanitario, e all’esterno, sotto un portico, coperto ma all’aperto, ci sono i familiari che comunicano attraverso l’interfono e si vedono attraverso il vetro.
Questo, per quanto insufficiente, in questa fase è stato ritenuto, anche dai nostri Comitati di partecipazione, una attività sufficiente a garantire quel minimo di contatto per cui anche gli anziani sono stati contenti. Una volta ultimato il piano delle vaccinazioni chiaramente qualcosa in più si potrà fare, con l’arrivo della primavera poi che consentirà gli incontri all’aperto…

Questa pandemia ha portato problemi psicologici negli anziani?

Per quanto riguarda gli anziani, dobbiamo considerare che molti sono abituati a stare da soli perché non hanno nessuno e non ricevono mai visite, quindi la loro attività sociale è limitata ad interfacciarsi con i dipendenti, gli infermieri e con gli altri anziani della struttura, in questi casi quindi non è stata avvertita alcuna differenza. Quelli che hanno familiari certamente un pochino l’hanno subita. Devo dire però che più i familiari, che sono molto affezionati a questi anziani, si sono fatti un grosso problema di questo che non gli anziani. Cioè gli anziani lo sopportano meglio. Si rendono conto della gravità della pandemia, hanno un atteggiamento molto protettivo verso i figli o i nipoti e gli dicono ‘non venite perché comunque è un rischio per voi ed è un rischio per tutti’. Quindi quelli che sono in condizione di capire cosa sta succedendo l’hanno presa abbastanza bene da questo punto di vista. I familiari molto meno.

C’è altro che vuole aggiungere?

Si: una volta completato il piano delle vaccinazioni le RSA saranno il posto più sicuro dove stare. La situazione si è capovolta, in questo momento la RSA è già il posto più sicuro in cui tenere un anziano. Si sta insieme a tutte persone vaccinate. C’è stata la possibilità di farlo per primi ed ora è il luogo più sicuro.


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  1. 👍👍Articolo strutturato molto bene, ricco di importati articolari che fanno capire come funziona una RSA.😄👏👏

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