Russian roulette di Lilith Di Rosa

Mercoledì 27 maggio, alla libreria IBS, in via Nazionale 254/255, presentazione del libro a cura di Giancarlo De Cataldo e Stefano Bussa
di Maria Pia Santangeli - 26 Maggio 2015

Mercoledì 27 maggio alle ore 18, alla libreria IBS, in via Nazionale 254/255 ( fermata metro Repubblica), presentazione del libro Russian roulette di Lilith Di Rosa a cura di Giancarlo De Cataldo e Stefano Bussa. Il romanzo, edito da Bompiani, finalista del concorso televisivo Masterpiece,  da alcuni giorni è in libreria.

downloadL’ autore, per il suo primo romanzo,  ha scelto il metodo narrativo del diario.  Un diario  sincero, coraggioso, tenero e disperato, in cui la solitudine nella città di Amsterdam (“neri, arabi, spacciatori, consumatori abituali di crak  sono gli unici che mi rivolgono la parola”), la mancanza cronica di denaro, ma soprattutto  di un senso del vivere avvolgono, schiacciano il giovane protagonista lungo le strade e i canali della città.  Il protagonista ha il nome dello scrittore – e qui viene spontaneo riproporsi la consueta  domanda  sulla difficoltà di decifrare  il  confine fra vita e letteratura, fra realtà e finzione: Lilith è fuggito in Olanda per frapporre chilometri di terra e d’aria fra se stesso e un amore finito,  quasi un volersi sciogliere, annullare nel formicolio della città straniera, ma anche – lo  scrive lucidamente: “per scassinare quella gabbia di staticità di eterna adolescenza che io e i  miei compagni c’ eravamo creati…

Fin dall’inizio del viaggio  Lilith scrive,  racconta  impietosamente a se stesso il quotidiano della vita pratica e delle contraddizioni e ansie della sua anima,  scrive una parola dopo l’altra sulle pagine di  un taccuino che porta sempre con sé, scrive sulle panchine, nei pub fumosi, nella sala comune di un ostello, in camere d’affitto provvisorie. La provvisorietà  è la regola quotidiana: lavori saltuari che lo sfiniscono,  rapporti  con italiani altrettanto saltuari e provvisori, prostitute – ombra, ragazze olandesi, norvegesi, tedesche che passano nel suo letto: “Siamo usciti fuori dal vialetto, ci siamo salutati e ognuno per la sua strada, ricordandoci appena i rispettivi nomi”.

Il suo taccuino- specchio di sé –   continua a riempirsi di parole.   Le parole sulla pagina bianca,  con le virgole e i  punti al loro posto,  lo tengono ancorato alla vita, a se stesso, diventano il baricentro del suo nucleo originario  che non vuole perdersi, una piccola roccia di fragile carta che lo tiene in piedi.

L’eroina, che Lilith scrive con il suo vero nome-, eroina, senza sconti a se stesso- lo riafferra. “Una settimana di eroina per sopportare tutto, il lavoro, il freddo, la solitudine…sto entrando  in un vortice, giorni bui, quando lo stomaco è pieno di buchi, quando sei infetto”.

Romanzo di formazione? Di presa di coscienza del proprio essere nel mondo? Un libro- più ricco e più sfumato  di quanto appaia in queste  poche righe-  nel quale la chiave letteraria è la sincerità totale del diario,  con una scrittura  a volte cruda,  realistica, ma sempre netta, precisa, senza accensioni di chi si guarda allo specchio lucidamente e proprio per questo conserva  nel profondo  buio una sorta di limpidezza: “Nel bel mezzo di queste feste natalizie, ho mandato una cartolina a mia madre, sembra una sciocchezza, ma sono così fiero di me”. E un continuo senso di stupore di fronte alla  bellezza e alla dura complessità della vita.


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