

L'assessore Zevi: "Qualcuno è contrario alla gestione pubblica delle spiagge libere"
Nel silenzio ovattato del mare, tra granelli di sabbia e ombrelloni colorati, qualcuno ha deciso che le spiagge libere di Castel Porziano non meritano pace.
Lunedì mattina, al cancello 3, l’ennesimo episodio: docce rotte, pompe divelte, tubature tranciate. Solo l’ultimo atto di una lunga scia di vandalismi che, da settimane, colpisce sistematicamente i servizi pubblici del litorale romano.
A denunciarlo è stato l’assessore al Patrimonio di Roma Capitale, Tobia Zevi, con un post amaro quanto diretto: “Quelle che avevamo appena sistemato. Quelle che servivano a restituire dignità a uno spazio che per anni è stato abbandonato. E ora di nuovo rotte. Di nuovo da ricostruire”.
Non si tratta di un caso isolato. Nei giorni precedenti, a farne le spese erano stati i bagni pubblici, i contenitori dei rifiuti, perfino le pompe dell’acqua. Una lista di danni che non sembra casuale, tanto che lo stesso Zevi ha lasciato intendere il sospetto di una regia dietro a queste azioni: “Certe coincidenze fanno sempre più pensare”.
Il riferimento, neanche troppo velato, è a quanto accaduto poche ore prima. Domenica 27 luglio, il sindaco Roberto Gualtieri aveva effettuato un sopralluogo tra le spiagge libere attrezzate di Ostia e Castel Porziano, accompagnato da una delegazione del Partito Democratico.
Una visita che non era passata inosservata: tra contestazioni di Casa Pound, Lega e Giustizia X Ostia, e i timidi applausi di chi ancora crede in un progetto di riqualificazione condivisa.
Il giorno dopo, la doccia fredda — in tutti i sensi.
“Proviamo a rimettere ordine dove c’era abbandono o abusivismo. Ogni giorno c’è uno sfregio nuovo da sistemare” ha proseguito l’assessore, segnalando come i tentativi di sabotaggio siano una reazione diretta a una nuova idea di litorale: pubblico, accessibile, funzionante.
Il Comune, intanto, va avanti. Le riparazioni sono state effettuate in giornata: “Giusto il tempo di rimettere il tubo, la pompa, e di sistemare il tutto”. Ma la battaglia sembra appena iniziata.
Da un lato, le istituzioni che cercano — tra mille ostacoli burocratici e proteste strumentali — di restituire alla città un tratto di mare vivibile e decoroso. Dall’altro, chi quegli stessi servizi pubblici sembra volerli sabotare, forse per nostalgie privatistiche, forse per disturbare una narrazione diversa da quella dell’abbandono.
“Continueremo a lavorare, anche confrontandoci con complicazioni, ostacoli, critiche. Ma sabotare i servizi pubblici è un’altra cosa. Chi lo fa, sappia che non serve a nulla”, ha concluso Zevi.
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