

Dietro il tentato colpo al Don Bosco emerge il racconto del drammatico corpo a corpo tra le vetrine. L'anziano padre di 81 anni e il figlio di 54 si difendono a mani nude contro le canne delle pistole
C’è un istante preciso in cui i calcoli della mente lasciano spazio all’istinto profondo di chi difende la propria storia.
Per i titolari della storica oreficeria di via Tuscolana, a pochi passi dai flussi continui della fermata metro Giulio Agricola, quell’istante è scattato nella tarda mattinata di giovedì 11 giugno.
Davanti alle canne delle pistole spianate da tre uomini con i volti coperti, un padre di 81 anni e suo figlio di 54 non hanno visto solo una minaccia alla propria incolumità, ma il tentativo di strappare via in pochi minuti i sacrifici, i turni diurni e le fatiche di un’intera esistenza familiare.
È stata questa la molla emotiva che ha trasformato una potenziale rapina-lampo in un drammatico corpo a corpo.
La banda si era mossa con la precisione fredda dei professionisti: tre uomini all’interno a gestire le armi e le minacce, due complici sulla strada – divisi tra il ruolo di vedetta sul marciapiedi e la guida di un’auto d’appoggio con il motore acceso – pronti a garantire un quarto d’ora di anonimato nel traffico del quartiere Don Bosco.
La sceneggiatura dei banditi prevedeva la classica resa immediata delle vittime. Invece, l’anziano commerciante e il figlio hanno incrociato gli sguardi e, con un coordinamento nato da anni di lavoro fianco a fianco, hanno reagito all’unisono. Ne è nato uno scontro ravvicinato e disperato, una trincea improvvisata dietro i cristalli delle vetrine.
La resistenza dei due gioiellieri ha spiazzato i rapinatori, facendogli perdere il controllo del tempo e della situazione. Trovatisi di fronte a una reazione fisica insospettabile, specialmente da parte dell’ottantunenne, i malviventi hanno iniziato a colpire duro.

Utilizzando il metallo pesante del calcio delle pistole come una clava, i tre assalitori hanno infierito ripetutamente sulla testa dei due commercianti, lasciandoli feriti sul pavimento nel tentativo di aprirsi una via di fuga.
Le urla e il rumore della colluttazione hanno fatto capire alla banda che il piano era ormai fallito: i tre sono scappati a mani vuote, gettandosi nell’abitacolo della vettura dove i complici li attendevano per scomparire nel labirinto di vie della periferia est.
Quando le sirene del 118 hanno spezzato la quiete di via Tuscolana, intorno al negozio si è formato un capannello di residenti e colleghi negozianti, scossi dalla violenza dell’accaduto.
I medici dell’emergenza hanno prestato le prime cure sul posto per arginare i traumi e le ferite al cuoio capelluto riportate dai due orefici.
Ma il temperamento che ha salvato la gioielleria si è visto anche lì: entrambi hanno rifiutato il trasporto in ospedale, stringendo i denti per rimanere a presidiare la loro attività.
La facciata del negozio è diventata subito dopo il centro dei rilievi dei Carabinieri della Stazione Roma Cinecittà.
Gli investigatori stanno esaminando i filmati delle telecamere di sicurezza interne e stradali, a caccia di un fotogramma, un dettaglio della targa o un movimento falso che possa dare un nome e un volto ai cinque della banda.
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