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Sanità: troppi medici, pochi infermieri e risorse in calo. Il Rapporto GIMBE lancia l’allarme

Secondo il rapporto un italiano su 10 ha dovuto rinunciare alle cure

Un sistema sanitario con troppi medici, troppo pochi infermieri e sempre meno risorse pubbliche.

È l’immagine, allarmante, che emerge dall’8° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale della Fondazione GIMBE, guidata da Nino Cartabellotta.

Secondo il dossier, in Italia non mancano i medici, ma mancano quelli disposti a restare nel pubblico. Nel 2023 i medici dipendenti del SSN erano 109.024, pari a 1,85 ogni 1.000 abitanti, mentre il totale dei medici attivi (inclusi gli specializzandi) secondo l’OCSE raggiunge 315.720, ovvero 5,4 ogni 1.000 abitanti – un dato che ci colloca secondi in Europa dopo l’Austria.

“Non abbiamo carenza di medici – spiega Cartabellottama una loro fuga continua dal servizio pubblico, con carenze selettive in specialità poco attrattive e nella medicina generale”.

Di contro, il nostro Paese è agli ultimi posti per numero di infermieri, con appena 6,5 ogni 1.000 abitanti, contro una media OCSE di 9,5. Nel 2023 erano 277.164 gli infermieri dipendenti, con forti disparità territoriali: si va dai 3,53 per 1.000 abitanti in Sicilia ai 6,86 in Liguria.

Ancora più preoccupante è il crollo delle iscrizioni ai corsi di laurea in Infermieristica, dove nel 2025/2026 il rapporto tra domande e posti disponibili è sceso sotto l’unità (0,92).

Più fondi sulla carta, ma meno risorse reali

Nonostante un aumento nominale di 11,1 miliardi del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) nel triennio 2023-2025, la sanità pubblica ha in realtà perso 13,1 miliardi in rapporto al PIL.

L’inflazione, l’aumento dei costi energetici e il calo del peso del FSN sul PIL – sceso dal 6,3% al 6,1% – hanno di fatto annullato i benefici.

“Dietro ai numeri in crescita – sottolinea Cartabellottasi nasconde un definanziamento strutturale. Stiamo parlando di illusioni contabili”.

Sanità sempre più a carico delle famiglie

La spesa sanitaria complessiva ha raggiunto 185,1 miliardi di euro, ma quasi 48 miliardi provengono direttamente dalle tasche dei cittadini.

Ben 5,8 milioni di italiani nel 2024 hanno rinunciato a prestazioni sanitarie per ragioni economiche, con punte drammatiche nel Sud (fino al 17,7% in Sardegna).

“Il patto tra cittadini e istituzioni si sta spezzando – avverte Cartabellotta milioni di persone sono costrette a pagare la sanità di tasca propria o a rinunciarvi del tutto”.

Nord e Sud: due sanità sempre più lontane

Solo 13 Regioni rispettano i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto attraggono pazienti da tutto il Paese, mentre Calabria, Sicilia, Campania e Abruzzo restano in deficit cronico.

La conseguenza? Una mobilità sanitaria da oltre 5 miliardi di euro e una differenza di 3 anni di aspettativa di vita tra Trento (84,7) e Campania (81,7).

“I cittadini del Sud vivono una sanità peggiore e pagano imposte più alte – denuncia Cartabellottaè il fallimento dei piani di rientro e dei commissariamenti”.

PNRR, missione incompiuta

Il monitoraggio Agenas e GIMBE sul DM 77/2022 evidenzia ritardi preoccupanti: al 30 giugno 2025, solo 218 Case della Comunità su 1.723 hanno attivato tutti i servizi previsti e appena 46 dispongono di personale completo. Anche gli Ospedali di Comunità arrancano: solo 153 su 592 sono operativi.

“Rischiamo di consegnare ai cittadini strutture vuote e tecnologie inutilizzate”, avverte Cartabellotta.

Fondi e disuguaglianze

La revisione dei criteri di riparto del FSN ha prodotto effetti minimi: Liguria resta in testa con 2.261 euro pro capite, mentre Campania, Lazio e Lombardia restano sotto la media nazionale (2.181 euro).

“I criteri di riparto restano iniquidenuncia Cartabellottae favoriscono i territori con popolazioni più anziane, ignorando le nuove povertà e i bisogni emergenti”.

L’appello finale: un nuovo patto per la sanità pubblica

“Il futuro del SSN – conclude Cartabellottasi gioca su una scelta politica netta: considerare la salute un investimento strategico o continuare a trattarla come un costo. Serve un nuovo patto politico, sociale e professionale per salvare la sanità pubblica italiana”.

Nel Lazio, intanto, il quadro è ancora più critico. Il consigliere regionale Alessio D’Amato (Azione) evidenzia che il 12% dei cittadini ha rinunciato a cure nel 2024 e che solo il 9% ha attivato il Fascicolo Sanitario Elettronico:

Un flop che mostra la mancanza di campagne informative e di coinvolgimento dei medici di base. Senza infermieri, senza attrattività e con un sistema digitale fermo, il rischio è non garantire più i servizi essenziali”.

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