Santa Palomba, la Regione dice no ai pozzi per il termovalorizzatore. Scoppia il nuovo scontro politico

AVS esulta ma il PD replica che la decisione non blocca il progetto

La partita sul termovalorizzatore di Santa Palomba si riaccende. E questa volta a innescare la miccia è l’acqua.

La Regione Lazio, con una determina del 14 ottobre, ha infatti bloccato la possibilità di scavare i pozzi previsti a supporto dell’impianto destinato a bruciare fino a 600mila tonnellate di rifiuti l’anno.

Una decisione che, di fatto, apre un nuovo fronte nello scontro tra chi sostiene l’opera – PD e Campidoglio in testa – e chi, invece, la osteggia da mesi.

A rendere nota la decisione è stato Filiberto Zaratti, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha parlato di una “vittoria dell’ambientalismo”.

“La Regione Lazioha dichiarato – ha finalmente dato ascolto al fronte contrario al termovalorizzatore, approvando il 14 ottobre una determina che annulla un precedente atto”.

Secondo Zaratti, il motivo è chiaro: “Il consumo idrico dell’impianto sarebbe spaventoso. In un territorio già fragile dal punto di vista idrico, il ripensamento era doveroso”.

Il deputato ha poi ricordato che il piano di tutela delle acque regionali, firmato anni fa durante la giunta Marrazzo, vieta nuove concessioni per prelievi idrici nelle aree critiche e nella zona di protezione dei laghi dei Castelli Romani.

Oggi Acea non può più realizzare i quattro pozzi e la condotta di 5,2 km dal depuratore di Albano-Pavona-Santa Maria in Fornarola – ha aggiunto Zaratti –. È un passo importante per tutelare le falde e contrastare un impianto ambientalmente insostenibile”.

Ma dal Partito Democratico e dal Campidoglio arriva subito la replica. “L’onorevole Zaratti non contribuisca a diffondere fake news su un’opera fondamentale come il termovalorizzatore di Roma”, ha commentato il capogruppo del PD al Consiglio regionale del Lazio, ricordando che “l’iter dell’impianto è pienamente legittimo e sta seguendo tutte le procedure previste”.

A chiarire la portata della decisione regionale è intervenuta anche l’assessora ai rifiuti Sabrina Alfonsi:

“Non esiste alcun rischio di stop per il termovalorizzatore. La procedura PAUR è regolarmente in corso. La Regione ha segnalato l’impossibilità di realizzare pozzi nell’area, ma si trattava solo di sistemi di back-up, da utilizzare in caso di emergenza. Il concessionario ha già individuato soluzioni alternative per l’approvvigionamento idrico, che saranno illustrate nelle controdeduzioni”.

Nel progetto, infatti, i pozzi erano previsti solo come riserva. L’impianto dovrebbe basarsi su tre fonti principali: acqua piovana, acque reflue trattate dal depuratore di Albano Laziale, e acqua ricavata dalla condensazione dei fumi delle caldaie.

Insomma, lo stop ai pozzi non blocca l’impianto. Ma la mossa della Regione — e il clima politico che si riaccende attorno al progetto — mostrano che la battaglia di Santa Palomba è tutt’altro che chiusa.

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