

Fatti e misfatti di marzo 2016
“Al Consiglio europeo – ha detto un Presidente della Repubblica turbato e commosso per quanto di doloroso ha potuto constatare, durante il suo viaggio in Etiopia, nei tanti campi profughi – sarebbe bene mandare il filmato di quello che abbiamo visto qui”.
Sarebbe indubbiamente bene, sì. Ma, con tutta probabilità, sarebbe inutile. Il Consiglio europeo gli darebbe uno sguardo appena possibile e poi, come sempre, tutt’al più l’ennesimo dibattito con i soliti solenni “bla bla”, ma senza alcuna azione concreta. Per tornare ad occuparsi, in quei casi sì con azioni concrete, di banche, di bastonate agli Stati membri più deboli, perfino di pomidoro, basilico e cetrioli.
“Vado avanti ugualmente come una ruspa – ha fatto sapere, dopo l’abbandono da parte della “Lega nord” e di “Fratelli d’Italia”, il dimezzato candidato sindaco per Roma Guido Bertolaso – Ho messo la freccia a sinistra e via”.
Ma la freccia a sinistra in che senso? Non sarà mica nel senso che, trovandosi d’un tratto senza più troppa benzina a destra, ha ora scelto di svoltare verso un distributore a sinistra? Sarebbe il “colpo di scena” finale. E Silvio Berlusconi potrebbe suicidarsi. Ma non sarà – per carità – così. Non sarà, ancora, la fine del mondo.
“Silvio Berlusconi – ha detto tra l’altro, in una intervista al “Corriere della sera” sulla questione “sindaco a Roma”, l’ex “leader” di Alleanza nazionale”, Gianfranco Fini, che sbattè la porta e se ne andò da “Forza Italia” – è stato più lineare di Giorgia Meloni e ha ancora delle frecce al suo arco”.
Diceva il potente costruttore romano Gaetano Caltagirone, quando l’onorevole Evangelisti gli telefonava: “A Frà, che te serve?”. Silvio Berlusconi, dopo questi stralci imprevedibili di intervista, potrebbe usare la stessa domanda: “A Gianfrà, che te serve?”.
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