Sciopero transfemminista a Roma, protesta davanti al Ministero dell’Istruzione: vernice rossa e fumogeni

Alla mobilitazione hanno aderito anche lavoratrici e lavoratori del comparto scolastico

La scalinata di viale Trastevere segnata da impronte rosse e avvolta dai fumogeni colorati è diventata l’immagine simbolo della giornata di mobilitazione nella Capitale.

Quello che inizialmente doveva essere un presidio si è trasformato in una protesta scenografica e dal forte valore politico proprio davanti alla sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito, individuato dai manifestanti come uno dei principali bersagli dello sciopero transfemminista.

Il corteo promosso dal movimento Non Una Di Meno, ha raggiunto intorno a mezzogiorno di oggi lunedì 9 marzo il momento più significativo, quando la testa della manifestazione si è fermata davanti ai cancelli del ministero.

Qui le attiviste hanno dato vita a un’azione simbolica destinata a richiamare l’attenzione sul tema della violenza di genere e sul ruolo della scuola nella formazione culturale.

Le mani rosse sulla scalinata

Il gesto più evidente è stato quello delle mani immerse nella vernice rossa e poi impresse sui gradini e sulle colonne dell’ingresso del palazzo.

Un segno scelto per rappresentare, secondo le manifestanti, la scia di sangue dei femminicidi e per chiedere che nelle scuole vengano introdotti percorsi strutturati di educazione affettiva e al consenso.

Fumogeni davanti al ministero

Durante la protesta sono stati accesi fumogeni rosa e rossi, che per alcuni minuti hanno avvolto la facciata dell’edificio.

Il fumo ha oscurato temporaneamente le finestre del dicastero mentre dalla piazza si levavano slogan e cori della manifestazione.

La contestazione al ddl Bongiorno

Tra gli striscioni comparsi davanti al ministero uno sintetizzava la principale critica del movimento: “Il consenso è sexy, fermiamo il ddl Bongiorno”.

Il riferimento è al disegno di legge sul consenso promosso dalla senatrice Giulia Bongiorno.

Secondo le attiviste, la proposta normativa non garantirebbe pienamente l’autodeterminazione e rischierebbe di introdurre elementi di ambiguità nella definizione di violenza sessuale.

Il ruolo della scuola nella lotta alla violenza

Per le organizzatrici, la scelta di protestare davanti al Ministero dell’Istruzione non è casuale. L’obiettivo è riportare l’attenzione sulla scuola come luogo centrale nella prevenzione della violenza di genere.

Le attiviste chiedono infatti l’introduzione nei programmi scolastici di percorsi strutturati su consenso, relazioni e parità, ritenuti strumenti fondamentali per contrastare stereotipi e modelli culturali che, a loro giudizio, restano ancora radicati nella società.

Lo sciopero dei lavoratori della scuola

Alla mobilitazione hanno aderito anche lavoratrici e lavoratori del comparto scolastico.

Per la giornata è stato proclamato uno sciopero generale delle categorie pubbliche e private da parte di diverse sigle sindacali, tra cui Usi – Unione sindacale italiana, Clap, Slai Cobas e Usb, oltre allo sciopero nazionale del comparto Istruzione e Ricerca promosso dalla Flc Cgil.

L’iniziativa si inserisce nel quadro delle mobilitazioni legate alla Giornata internazionale della donna.

In una nota, la Flc Cgil ha spiegato che la protesta nasce con l’intento di ribadire i diritti delle donne, a partire dall’autodeterminazione e dalla parità di genere, denunciando quella che il sindacato definisce una persistente cultura maschilista e misogina che continua a tradursi in episodi di violenza e discriminazione.


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