Scompare l’antica campagna romana e casali a rischio abbattimento

Commissione del XIII Municipio di Roma discute se demolire gli edifici storici rurali costruiti dopo il 1930
di Serenella Napolitano - 21 Ottobre 2009

In questi giorni si è discusso nella Commissione II – Urbanistica del XIII Municipio, presieduta dal consigliere Sergio Pannacci, il problema inerente all’abbattimento o meno di edifici storici rurali. Secondo l’art. 2 (Ambito di applicazione), comma b), della Legge Regionale 11 Agosto 2009, n. 21, nelle “misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l’edilizia residenziale sociale (Piano Casa), si preservano dalla demolizione solo gli edifici rurali con caratteri storico -tipologici- tradizionali, quali casali e complessi rurali, che, ancorché non vincolati dal PTPR, siano stati realizzati in epoca anteriore al 1930 e registrati in appositi censimenti dai comuni interessati".

Alla riunione erano presenti due associazioni di categorie, il Comitato Civico Entroterra 13 e l’Associazione Culturale Severiana che si sono chieste cosa accadrà a tutti quegli edifici del 1935, come ad esempio il casale “Podere Monte Vodice” che è dunque potenzialmente abbattibile.

Inoltre hanno sollevato le seguenti questioni. La prima è che da un punto di vista catastale, è molto difficile determinare con certezza la datazione degli edifici rurali, con il rischio che per ‘tutti’ i casali rimane possibile la demolizione, soprattutto (con il conseguente recupero delle cubature) per quanto riguarda i locali accessori (stalle, silos, etc.).

“Il mancato aggiornamento, qualitativo e quantitativo, della Carta dell’Agro Romano – aggiungono le due associazioni in un comunicato congiunto – complica le cose.

Non esiste infatti altro strumento per la verifica dell’esistenza di un casale, se non le vecchie mappe dello Stato Pontificio e, ma solo in parte, i fogli dell’Istituto Geografico Militare.

Da un punto di vista urbanistico, nascono invece tre problematiche: l’armonizzazione di queste nuove leggi con le precedenti, l’adeguamento degli standard urbanistici (strade, parcheggi, etc) dopo i cambi di destinazione d’uso di aree agricole, la non diretta partecipazione della cittadinanza attiva nel valutare il miglior utilizzo dei casali e dei loro terreni in zone già antropizzate”

Tra l’altro sia l’Associazione Severiana che Entroterra 13 hanno fatto notare che in non si sono presentati in commissione, neppure giustificando l’assenza, il Comune di Roma – Dipartimento VI, Politiche della programmazione e pianificazione del territorio, U.O. IX – Coordinamento Urbanistico, Ing. T. Egiddi, la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Ostia, dr. A. Pellegrino e, sempre del Comune di Roma, l’Assessorato alle Politiche Culturali e alla Comunicazione, Sovrintendenza ai Beni Culturali, Servizio IV – Coordinamento attività sul territorio: Piano Regolatore, Carte dell’Agro e Nuova Forma Urbis, sondaggi propedeutici alla realizzazione di nuove infrastrutture, dr. A. Mucci.

Le due associazioni, provvederanno, a breve, a realizzare un censimento dei casali esistenti nel XIII Municipio (indicandone la datazione, lo stato di conservazione) nonché delle altre strutture che insistono su zone agricole.

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