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Scoperta telecamera negli spogliatoi dei macchinisti della metro A a Cinecittà

L’azienda municipalizzata Atac si è dichiarata all’oscuro della vicenda, denunciando l'accaduto alle forze dell'ordine

Una telecamera nascosta nello spogliatoio dei macchinisti dell’Atac, nel deposito di Cinecittà. Scoperta nella serata di martedì 14 ottobre, l’apparecchiatura ha acceso sospetti e rabbia tra i lavoratori e ha già fatto scattare denunce e interrogazioni politiche.

Sul caso indagano le autorità: l’azienda ha sporto denuncia e assicura massima collaborazione per ricostruire tempi e responsabilità, mentre le rappresentanze sindacali chiedono «chiarimenti urgenti» e la conservazione dell’apparecchio per le verifiche.

La telecamera è stata trovata in un’intercapedine e notata da alcuni dipendenti. Non è ancora chiaro — e sarà uno dei punti al centro delle indagini — se il dispositivo fosse attivo e per quanto tempo fosse lì.

Ma la sola presenza di un obiettivo nascosto in un luogo di cambi e riposo ha fatto immediatamente scattare l’allarme: lo spogliatoio è «un’area di tutela della privacy e della dignità dei lavoratori», ricordano le rappresentanze sindacali unite dei macchinisti nell’immediata protesta inviata ai vertici dell’azienda.

Subito dopo il ritrovamento, Atac ha depositato una denuncia formale e si è detta «estranea ai fatti», mettendosi a disposizione per ogni accertamento.

L’istanza dei sindacati è netta: conservare l’apparecchio e consegnarlo alle autorità competenti, per risalire a chi lo ha installato, quando e con quale finalità.

La vicenda ha rapidamente travalicato i confini aziendali. Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Assemblea capitolina, ha depositato un’interrogazione urgente in Campidoglio: «Il rinvenimento di una telecamera negli spogliatoi è un fatto di gravità inaudita che getta un’ombra pesante sul clima interno ad Atac e sulla gestione della sicurezza e della privacy dei dipendenti», dichiara Santori.

«Se confermato, si tratterebbe di una violazione intollerabileaggiunge —. Serve chiarezza immediata: chi ha installato quell’apparato? Da quanto tempo era lì? Chi ha avuto accesso ai locali e alle immagini? Il sindaco e l’azienda pubblica devono rispondere».


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