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Scuola e integrazione: un binomio virtuoso per il futuro di Roma 6

In aumento gli alunni stranieri nelle scuole. L’esperienza esemplare della Carlo Pisacane

I dati forniti, circa un anno fa, dall’Osservatorio romano sulle Migrazioni, mettevano in evidenza, per quanto concerne il Municipio VI, la grande incidenza della popolazione straniera sul totale della popolazione (12.000 stranieri su un totale di circa 126.000 abitanti, percentuale di poco inferiore al 10%).

Emergeva anche, da quelle cifre, la marcata “giovanilità” della presenza straniera, considerato che il 62% del totale è costituito da persone di età inferiore ai 40 anni.
E’ chiaro che più è elevato il numero dei giovani stranieri, più cresce l’incidenza percentuale di questi all’interno delle scuole dell’obbligo e dell’infanzia. Infatti, dai dati raccolti dalla Rete delle scuole pubbliche del territorio, riferiti all’anno scolastico 2006-2007, risulta che la presenza di bambini stranieri nelle scuole dell’infanzia (ex materne) del VI Municipio, ammonta a 504 piccoli alunni, pari al 23,81% del totale degli iscritti; nelle scuole elementari, invece, la percentuale è senz’altro più bassa: i bambini stranieri tra i 6 e gli 11 anni sono 1866, pari al 14,33% del totale degli iscritti.

Nelle elementari 363 bimbi bengalesi

Per quanto concerne l’origine dei bambini stranieri presenti nelle scuole elementari, troviamo un alto numero di bengalesi (363), di cinesi (280), di filippini (168), di egiziani (124), di rumeni (235); a seguire le altre numerose comunità nazionali (albanesi, polacchi, marocchini, peruviani, equadoregni, ecc., ma anche indiani, etiopi, e perfino russi e statunitensi, francesi e inglesi). La qual cosa costituisce, senz’altro, un microcosmo di lingue, di culture, di tradizioni religiose, gastronomiche molto differenti tra loro.

La conseguenza, a livello didattico, di un multiculturalismo sempre più accentuato, è rappresentata dalla necessità, da una parte, di far convivere e socializzare nel medesimo ambiente persone (che, non dimentichiamolo, vivono la fase formativa più importante della loro esistenza) di diversa provenienza; in secondo luogo di organizzare i contenuti d’istruzione (che in buona parte sono rappresentati dai programmi ministeriali) con modalità e metodologie che tengano conto dei differenti retroterra familiari e culturali; infine di non cancellare, ma anzi di valorizzare le diverse culture di provenienza, facendo sì che non siano viste come ostacoli o barriere, bensì rappresentino una risorsa per un processo di apprendimento più ricco e integrato e, nel contempo, elementi di conoscenza e di socialità.

Visto dal fronte degli insegnanti, il confronto con il multiculturalismo rappresenta una sfida professionale di primaria importanza, che richiede impegno e aggiornamento continui, ma anche strumenti sempre più adeguati e un’azione di sostegno da parte delle famiglie e delle istituzioni. Da molti anni, gli insegnanti operanti nelle scuole del nostro territorio si trovano di fronte a questa sfida e se la scuola di base, finora, non ha subito scossoni e non ha prodotto quelle lacerazioni che molti, qualche decennio fa, avevano pessimisticamente vaticinato, ciò si deve, in massima parte, alla loro intelligenza, al loro impegno e alla loro capacità di adeguarsi in maniera duttile e flessibile alla nuove necessità imposte dalla globalizzazione.

Alla Pisacane 129 alunni stranieri su 177

Un’esperienza esemplare, in questo senso, è rappresentata dalla scuola Carlo Pisacane: inserita in un quartiere (Torpignattara, ma in particolare la zona della Marranella) caratterizzato da elevati livelli d’insediamento straniero (in particolare bengalese e cinese), su un totale di 177 iscritti, nell’a.s. 2006/2007, ben 129 erano stranieri (72,8%). Più alta è la percentuale che si riscontra nella scuola dell’infanzia. Di fronte a questa situazione, il consiglio di circolo ha elaborato, nel corso degli anni, strategie educative e socializzanti che puntano decisamente sulla valorizzazione delle diverse tradizioni e culture. Sono soprattutto i laboratori che vengono attivati in occasione delle festività delle varie comunità (natale cristiano, ramadan, capodanno cinese) a trasformarsi in occasioni per far conoscere i diversi mondi che convivono nella scuola; non solo a livello degli alunni, ma soprattutto a livello dei genitori.

La compresenza delle mamme a scuola, che collaborano con le insegnanti nel preparare cartelloni, costumi, striscioni e altri elementi tipici delle feste, è fondamentale per far incontrare le diverse realtà ed esperienze, e per mettere in comunicazione due mondi (scuola e casa) che altrimenti risulterebbero separati. I risultati ottenuti in questi anni sono stati, pur con tutte le difficoltà incontrate, veramente apprezzabili, sia sul piano dell’apprendimento che della socializzazione. Questa esperienza, di convivenza e di conoscenza reciproca, realizzata dalla scuola elementare Carlo Pisacane, dato il suo carattere esemplare, va adeguatamente riconosciuta e valorizzata, così come deve essere valorizzato e sostenuto il lavoro degli operatori scolastici.

Non servono invece le polemiche, molto spesso infondate, su episodi del tutto ininfluenti sul piano didattico, o su questioni che ben poco hanno a che vedere con la difesa o la tutela dell’identità. Ricordiamo infatti che l’identità della popolazione dei nostri quartieri, storicamente mete di movimenti immigratori, è qualcosa di estremamente “mobile”: essa è un risultato (in perenne trasformazione) dell’incontro tra genti e culture e tradizioni differenti. Un’identità che continuamente si rinnova.

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