

Per la prima volta, i 132 studenti romani partiti da Aeroporto di Fiumicino affrontano questo percorso senza la presenza diretta dei sopravvissuti alla Shoah
Non ci sono più le loro voci a guidare i passi tra i reticolati. Nessun racconto in prima persona a spezzare il silenzio dei campi. Il Viaggio della Memoria 2026 segna una svolta profonda: per la prima volta, i 132 studenti romani partiti da Aeroporto di Fiumicino affrontano questo percorso senza la presenza diretta dei sopravvissuti alla Shoah.
Un’assenza che pesa, che si avverte fin dal decollo, e che trasforma radicalmente il senso del viaggio. Non più solo ascolto, ma responsabilità. Ai ragazzi viene chiesto di raccogliere un’eredità fragile e preziosa: diventare loro stessi “testimoni dei testimoni”.
Il gruppo, composto da studenti delle classi IV e V di diversi istituti superiori e centri di formazione, è arrivato a Cracovia per iniziare un percorso che unisce storia, memoria e coscienza civile.
Ad accompagnarli, una delegazione di Roma Capitale, con gli assessori Claudia Pratelli, Massimiliano Smeriglio e Barbara Funari. Il sindaco Roberto Gualtieri è atteso nelle ore successive per la visita ai campi.
Ma ciò che più colpisce è il vuoto lasciato dal tempo: quello spazio che fino a pochi anni fa era riempito dalle testimonianze dirette di chi era sopravvissuto all’orrore.
Il viaggio è iniziato nel quartiere ebraico di Kazimierz, con una visita alla Sinagoga Tempel. Un primo contatto con la storia viva di una comunità cancellata.
Poi il passaggio nel ghetto di Podgórze e nella Plac Bohaterów Getta, la piazza delle sedie vuote che ricorda la deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio.
«La nostra responsabilità è portare avanti la memoria dello sterminio», ha ricordato Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma, sottolineando il peso di una testimonianza che oggi cambia forma, ma non valore.
Il messaggio è chiaro e netto. «Questo non è un viaggio di istruzione», ha ribadito Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah. «È il confronto diretto con un sistema che ha organizzato e realizzato l’eliminazione della diversità».
Per colmare almeno in parte l’assenza dei sopravvissuti, la tecnologia offrirà un ponte tra passato e presente: è previsto un collegamento con le sorelle Andra Bucci e Tatiana Bucci, tra le ultime testimoni dirette della deportazione.
Non è solo memoria. È anche uno sguardo sul presente. In un tempo segnato da nuove tensioni e conflitti, il significato di questo percorso si fa ancora più urgente.
«Respiriamo un clima difficile», ha osservato Massimiliano Smeriglio. «Esperienze come questa servono a ricordarci che la diversità è un valore da difendere, costruendo ponti e non muri».
Sulla stessa linea Claudia Pratelli, che ha sottolineato come il contatto diretto con luoghi simbolo come Auschwitz offra ai giovani strumenti concreti per una cittadinanza consapevole.
Il passaggio più intenso è arrivato con l’ingresso a Auschwitz-Birkenau. Qui, tra i binari che sembrano non finire mai e il silenzio sospeso, il viaggio raggiunge il suo punto più profondo.
Senza più le parole di chi è sopravvissuto, resta il peso della storia e la necessità di non lasciarla svanire.
È in questo spazio, tra memoria e responsabilità, che i ragazzi sono chiamati a compiere il passo più difficile: trasformare ciò che vedono in coscienza, e la coscienza in testimonianza.
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