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Sgomberato Casilino 700

Alle affermazioni e ai dati del Comune replicano presidenti, consiglieri e figure politiche del VI e VII municipio
Enzo Luciani - 11 Novembre 2009

(ARTICOLO IN AGGIORNAMENTO)

L’11 novembre mattina, squadre operative AMA hanno provveduto all’abbattimento di oltre 80 baracche dell’insediamento abusivo del Casilino 700 (che contava almeno 500 presenze). Impiegati 11 operatori con l’ausilio di 1 escavatore e 1 pala meccanica.
In accordo con l’Ufficio Coordinamento Politiche per la Sicurezza del Comune di Roma, nei prossimi giorni verranno effettuati ulteriori interventi di bonifica nell’area che dureranno almeno 20 giorni, fa sapere il Campidoglio, dato il pessimo stato igienico dei luoghi, a causa della presenza di numerose discariche illegali così come rilevato dal Corpo forestale.

Personale del Dipartimento Affari sociali e della Sala Operativa sociale del Comune di Roma con operatori madrelingua, insieme a uomini della Protezione civile comunale, della Polizia Municipale, del Corpo forestale dello Stato e dei servizi veterinari, del 118, dei Vigili del Fuoco e dell’Ama, hanno affiancato le forze dell’ordine durante le fasi dello sgombero.

Sono state controllate 69 persone, 19 delle quali portate presso l’Ufficio stranieri perché privi di documenti di identificazione. La Protezione civile ha fornito a tutti generi di conforto. A donne e minori è inoltre stata offerta l’assistenza dei servizi sociali comunali e a tutti gli abitanti del campo, la possibilità del rimpatrio assistito ma queste offerte sono state rifiutate.

All’interno del campo, sono stati rinvenuti dalla Polizia Municipale numerosi veicoli abbandonati, mentre i servizi veterinari hanno provveduto a recuperare 6 cani.

"Lo sgombero del campo rom Casilino 700 – ha dichiarato il presidente del VII municipio Roberto Mastrantonio – è stato attuato con modalità ingiuste, sbagliate ed, in ultima fase inutili, in quanto interrompe un lavoro politico di integrazione che faticosamente e con grande determinazione sia le associazioni, sia il VII Municipio portavano avanti da tempo. Stiamo parlando di persone in carne ed ossa, di famiglie e di bambini su cui da tempo il VII Municipio chiedeva un piano vero di integrazione, di scolarizzazione e di investementi per promuovere dignità ed integrazione, mediante un trasferimento governato. Lo sgombero invece aggrava la situazione e non cancella il problema in quanto le singole persone sfollate, sono già alla ricerca di una ulteriore e ancora più precaria collocazione".

I consiglieri del Pdl del VII municipio e il capogruppo Pdl del VI municipio hanno espresso in una nota il loro apprezzamento "per l’ottima operazione al Casilino 700, dove agenti di polizia, vigili urbani, esercito, addetti alla protezione civile e altri operatori del Comune hanno operato in modo eccelso garantendo il regolare sgombero dell’area.
Il Comune – prosegue la nota – si è riappropriato di un area che da moltissimi anni era divenuta zona franca. L’area così degradata era l’humus ideale dove proliferava la microcriminalità che ripercuoteva i suoi effetti sul nostro territorio, come dimostrano gli ultimi avvenimenti di cronaca locale".

Questa mattina, il presidente del VI municipio Giammarco Palmieri e alcuni componenti della giunta municipale si sono recati sul posto per verificare le modalità dello sgombero, e sono poi stati a villa De Santis, dove nel frattempo si erano spostati circa duecento delle persone sgomberate.
“Un’operazione fallimentare – ha commentato Palmieri – che ha contribuito ad acuire il problema degli insediamenti abusivi nella città. Se questa è la strategia del comune di Roma, la città è destinata a subire conseguenze pesanti. Interventi di questo tipo e di questa portata devono essere concertati con le istituzioni locali, altrimenti il risultato è quello che oggi abbiamo visto tutti: il problema dell’insediamento abusivo non è stato risolto, ma semplicemente spostato”.

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Il presidente Palmieri ha inoltre richiesto al sindaco di Roma Gianni Alemanno un appuntamento per discutere di questa operazione e delle future strategie riguardo gli alloggi abusivi.

“Un’azione disumana, uno sgombero effettuato senza alcun criterio, senza il coinvolgimento dei servizi sociali e senza alcuna proposta di situazioni di accoglienza. Ai bambini in fase scolarizzata è inoltre stato impedito di recarsi a scuola stamane. Un’azione fallimentare  –  ha affermato Massimo Lucà, consigliere del Pd nel Municipio Roma 6 – tant’è che in questo momento un centinaio di persone si sono recate all’interno di villa De Santis. Il problema sicurezza, visto come è stata gestita la vicenda, infatti si riproporrà a breve nei dintorni dell’insediamento”.

"Una operazione di facciata  –  l’ha definita Luciano Chiolli, coordinatore del PD del VI municipio – senza aver previsto una soluzione, neanche un’assistenza minima. I nomadi si sono riversati in gran parte nel parco Villa de Sanctis, poi hanno occupato lo stabile ex-Heineken in via dei Gordiani. Come 5 mesi fa, quando il sindaco Alemanno aveva preso un impegno preciso: istituire un tavolo di confronto, per ricercare soluzioni certe, in cui fossero garantite legalità ed assistenza sanitaria e sociale. In questi mesi non è stato fatto niente. Se ne sono accorti anche consiglieri e assessori municipali del centro destra che hanno resa pubblica una lettera di protesta. L’odio e l’intolleranza sparsa dagli amici di Alemanno negli anni in cui governava il centrosinistra, oggi è l’ostacolo più grande alla realizzazione del piano nomadi più volte annunciato".

La mattina del 12 novembre le forze dell’ordine hanno provveduto ad uno sgombero dello stabile ex-Heineken in via dei Gordiani.
Insegnanti e genitori della scuola Iqbal Masih nella notte hanno portato coperte alle persone rifugiate nella fabbrica per ripararli dal freddo.

"Chiedo ufficialmente un incontro con il prefetto Pecoraro e con l’amministrazione comunale – ha dichiarato l’11 novembre Luisa Laurelli, presidente della commissione Sicurezza della Regione Lazio – per conoscere i programmi del commissario straordinario e del Comune sul nuovo piano dei campi sosta per i nomadi.
Gli amministratori del Municipio devono sapere cosa succede nei territori e vanno coinvolti. Il Comune non può ignorare le loro richieste”.


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