

Giovedì 25 ottobre 2018 Teatro Brancaccio: affermazione di Lucia Lavia e Marco De Gaudio
Giovedì 25 ottobre 2018 Teatro Brancaccio: alla prima per la stampa del nuovo spettacolo di Alessandro Longobardi “Shakespeare in love”, per la regia di Giampiero Solari e quella associata di Bruno Fornasari, abbiamo assistito all’affermazione di due nuove stelle, Lucia Lavia e Marco De Gaudio, che ora brillano di luce propria nella galassia del pianeta Teatro.
La comoda hall del Teatro Brancaccio consente al folto pubblico di fluire comodamente sia in platea sia in galleria. Il numero è quello delle grandi occasioni ed i posti, in ogni ordine e grado, sono tutti esauriti. In programma questa sera c’è Shakespeare in love. Un prodotto culturale all’attenzione dei più severi amanti del teatro che vivono la passione per il palcoscenico come il sangue che scorre nelle vene dell’uomo e ne garantisce la vita.
Il brusìo del pubblico, anch’esso fa spettacolo, è alto e fastidioso, ma piano piano abbassa il volume, infine tace, zittito dalle luci che si spengono e dal sipario che si apre all’attesa ed alla visione di tutti noi.
La scenografia, come un incipit della rappresentazione, firmata da Patrizia Bocconi, nel suo primo quadro si rileva come l’alba quando annuncia il nuovo giorno. Questo si preannuncia fulgido.
Già dalla conferenza stampa e dalla brochure si era capito che Shakespeare in love, versione teatrale, era stato ideato per essere fortemente apprezzato e ricordato. E non si era fatto mancare di nulla, neanche la sofferta ma ponderata decisione di farlo uscire con un anno di ritardo pur di dissipare ogni dubbio sul successo che si voleva raggiungere.
Due nuove stelle del teatro Lucia Lavia (Viola), Marco De Gaudio (Will), il cagnolino Gulliver (Macchia) e altri diciassette attori interpretano trentadue personaggi di una romantica e drammatica storia ispirata dalla mente geniale del divino William Shakespeare, ritenuta la più bella storia d’amore di tutti i tempi, quella di Giulietta e Romeo.
L’adattamento teatrale del capolavoro cinematografico, vincitore di sette premi Oscar, è di Lee Hall che certamente ha avuto il suo da fare lavorando sulla sceneggiatura di Marc Norman e Tom Stoppard. Di ottima fattura sono anche le musiche di Paddy Cuneen e la traduzione del copione originale di Edoardo Erba. Immaginabili, poi, le notti insonni della produzione, coraggiosa “avventura” di Alessandro Longobardi direttore artistico OTI.
E così, dopo tre anni dal successo londinese, questo spettacolo è sbarcato al Brancaccio di Roma. Sono presenti le atmosfere della Londra elisabettiana datata 1600, fatte di inganni, amori, guerre, disfatte, povertà e opulenze reali.
In uno scenario così tumultuoso si muove il giovane autore Will alla ricerca di una buona ispirazione per completare la scrittura di una commedia che gli è stata commissionata. E’ disperato e nel suo girovagare, fisico e mentale, durante un’audizione conosce un ragazzo che vuole ad ogni costo fare l’attore e che si era presentato per un provino. Will rimane sbalordito dalla sua bravura e decide di assegnargli il ruolo principale, quello di Romeo, giovane di Verona. Durante una festa Will scopre, però, che il ragazzo del provino è una ragazza e si chiama Viola De Lesseps la quale aveva deciso quel travestimento poiché le leggi di quell’epoca vietavano alle donne di fare le attrici. Will vede in lei l’ispirazione che cercava per la commedia da ultimare e se ne innamora, ma Viola è promessa sposa a Lord Wessex della corte della Regina Elisabetta. Dunque, come Giulietta e Romeo, si tratta di un amore travagliato e impossibile.
Tra duelli, prove di palcoscenico, scambi di identità, provocazioni e innumerevoli equivoci prosegue la storia d’amore tra Will e Viola, parallela a quella di Giulietta e Romeo, in chiave metateatrale di pirandelliana memoria, sino al giorno in cui Lord Wessex scopre il tradimento della sua sposa. Inoltre, il teatro, che avrebbe dovuto ospitare la rappresentazione, viene chiuso per ordine del Lord Ciambellano per una serie di violazioni di legge. Viola vede frantumarsi il sogno di recitare e sebbene innamorata di Will accetta il suo amaro destino, ossia di sposare Lord Wessex: non lo vuole trascinare in una vita grama e sottrarlo alla sua geniale fantasia di scrittore. Non tutto, però, è perduto: un mecenate, un certo Richard Burbage concede alla compagnia di recitare nel suo teatro, ma purtroppo l’attore che interpreta Giulietta è senza voce e quando tutto sembra condurre all’annullamento dello spettacolo ecco che arriva Viola, scappata di casa per salutare il suo amato Will un’ultima volta prima di partire per l’America. Si realizza quindi il suo sogno, quello di fare l’attrice.
Infine anche la Regina assolve la rappresentazione e la partecipazione di Viola “perché è il teatro che dona amore”.
Non vederlo, questo spettacolo, è una caduta di stile, vederlo è come essere assolti dagli inconsci peccati culturali, non pochi nella nostra epoca e annidati un po’ ovunque.
Bruno Cimino e Bruna Fiorentino
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