

Avete presente i nuovi smart rings? Sono quegli anelli intelligenti presentati da Amazfit in questi giorni alla fiera delle nuove tecnologie CES 2024 di Las Vegas. Ecco, non è di questi che parleremo qui ma di quei gioielli contemporanei che tra le mura eterne di Roma ambiscono all’immortalità. E non ci riferiamo alle creazioni dei grandi marchi che hanno illustrato i sogni del pubblico e le love stories degli attori hollywoodiani a partire dagli anni ‘50 del Novecento. Vogliamo raccontare invece un movimento artistico che ha riempito nei mesi scorsi musei e gallerie, che ha affiancato il design contemporaneo agli antichi tesori, che ha ricamato il presente immaginando la luce dorata del futuro: la Neo Scuola Romana del Gioiello Contemporaneo. Al curatore, lo storico dell’arte titolare della bottega Franchi Argentieri, Claudio Franchi, abbiamo chiesto come nasce l’idea di formare il gruppo di artisti che compongono la Neo Scuola Romana.
In primo luogo – dice Claudio – ho avvertito l’esigenza, spesso molto diffusa tra i colleghi orafi, di recuperare ciò che si è perso nel nostro tempo. Mi riferisco alla relazione sempre generata dagli artisti orafi con i propri committenti. La potenza comunicativa dei marchi del lusso ha provocato nuove forme di dis-educazione: prima del loro avvento il pubblico che approcciava alla scelta di un gioiello, era in grado di percepire i valori dell’unicità, del bello, della diversità. Tutti aspetti che rappresentavano una forma distintiva del desiderio di possedere un piccolo ma significativo oggetto da indossare, prezioso per materiali, simboli, unicità e caratteristiche dell’autore/artista scelto. Oggi il pubblico ha perso in larga parte la capacità di scegliere e viene piuttosto scelto, oserei dire “catturato”dalle logiche di pubblicità martellanti che modificano i gusti e le esigenze del pubblico.
Quindi si tratta del tentativo di far sopravvivere qualcosa che rischia di essere sopraffatto dal potere dei grandi marchi?
In parte si, ma il progetto della Neo Scuola Romana rivela anche aspetti di cultura, identità, necessità di valori di comunicazione, come accade già nell’arte, il cui ruolo è spesso quello di denuncia, narrazione, libera espressività di linguaggi alla ricerca di originalità in un mondo sopraffatto dall’omologazione e dall’appiattimento delle proposte. Per questa ragione ho coniato il neologismo ALTERavanguardia, che vuole significare nel termine ALTERITÀ essere diversi, alternativi, a ciò che oggi il mercato impone al consumatore medio. Mentre per il termine Avanguardia intendiamo riferirci a ciò che la storia ha tracciato nel 900 nel mondo di cultura romano, quando un personaggio lungimirante, tale Mario Masenza, decise di rompere gli equilibri di un mercato caratterizzato dalla gioielleria classica, chiamando gli autori delle Avanguardie a misurarsi con il gioiello come forma espressiva del tutto inconsueta per il mondo dell’arte. Tra gli anni 60 e 70 del ‘900 Roma conosce un fenomeno nuovo: artisti del calibro di Afro, Canilla, Consagra, Accardi, Burri, Capogrossi, Angeli, Conte, solo per citarne alcuni, collaborarono con abili artigiani romani, ai quali spettò l’onere di tradurre le idee audaci dei protagonisti dell’epoca. Gli autori del nostro gruppo sono figli e allievi di quegli artigiani, i prosecutori di quell’esperienza che ha lasciato pagine memorabili nella storia dell’arte del Novecento.
Qual è il tuo ruolo in questo progetto? Mi sembra di capire tu possa identificarti come il teorico del movimento
Indubbiamente il mio ruolo si definisce sia per l’esperienza vissuta direttamente negli anni 70 in quella temperie culturale che mi vedeva giovane apprendista nella bottega paterna, mentre in seguito, nella veste di storico dell’arte, mi resi conto che non solo quell’epoca meritava di essere raccontata, altresì erano evidenti le conseguenze di quell’esperienza: il gioiello d’artista continuava la storia tracciata in quegli anni in autori che ne avevano colto l’eredità, seppure in modo inconsapevole. Così è nata l’idea di comporre questo gruppo che oggi conta circa venti autori e di ritagliarmi il ruolo di curatore, nella prospettiva di storicizzare un fenomeno nel suo esistere ed evolversi.
Il progetto appare come uno spazio di sperimentazione nuovo per una città che privilegia la storia del passato
In effetti gli autori di ALTERavanguardia si muovono in uno spazio insidioso, si caricano del ruolo di scardinare un sistema di comunicazione monocorde che addormenta il pubblico. In questo progetto però non siamo soli, mi piace citare almeno due personaggi di spicco sulla scena, l’architetto Monica Cecchini ideatrice e organizzatrice dell’evento internazionale della Roma Jewelry Week, che conduce la Galleria d’Arte InCinque Open Art nel rione Monti, prima residenza d’artista per autori del gioiello contemporaneo. E la giornalista Laura Astrologo Porchè che, nel suo intervento in occasione dell’ultima mostra del nostro gruppo a Villa Altieri a Roma, dal titolo “Trasparenze e Contaminazioni”, ha sottolineato il valore del gruppo, definendolo un movimento che rappresenta un episodio unico nel panorama internazionale. C’è da dire che il costante lavoro di relazione tra il sottoscritto, nella veste di curatore e gli autori, si basa sulla ricerca costante di esperimenti di linguaggi originali, senza rinunciare alla radice tecnica d’origine del gioiello che nel mondo della ricerca contemporanea spesso perde la sua identità trasformandosi in proposte di qualità e stile molto discutibili. Noi, invero, manteniamo la radice di identità pur seguendo la strada dell’originalità, secondo una dimensione che mi piace definire innovare conservando. Parte della nostra ricerca – conclude Claudio – risiede anche nel rivalutare ‘l’estetica del piccolo’ nei confronti del gigantismo dell’arte contemporanea. Viviamo un tempo in cui l’arte deve stupire per le dimensioni, mentre il gioiello è metafora delle cose piccole ma significative del nostro esistere.
Dalle riviste di settore alle più note agenzie stampa, la Neo Scuola Romana del Gioiello Contemporaneo è già sotto i riflettori. Lì, proprio sotto gli applausi del suo pubblico, siamo andati a cercarla per raccontarne la storia a modo nostro, ben sapendo che il mondo… non si è fermato mai un momento.
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