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Si sorseggiano Calici di Tempo al Teatro dell’Orologio

Uno spettacolo sul tempo in un teatro dove è il tempo a far da padrone

La compagnia Bolero ha portato in scena dal 30 gennaio al 2 febbraio presso il teatro dell’Orologio, di via dè Filippini, “Calici di Tempo” per la regia di Patrizia Masi, uno spettacolo scoppiettante nel quale i tanti attori sulla scena si cimentano in performance a tutto tondo, dalla recitazione alla danza.

 

Lo spettacolo “Calici di tempo” porta in scena un gioco conviviale, un particolare simposio, nel quale ogni partecipante procede per associazioni filosofiche e di pensiero sul tema del “tempo”.
Un gruppo di amici “illuminati”, si ritrovano ogni anno, intorno ad una tavola imbandita di delizie e vino, per gareggiare tra loro su un tema prestabilito. La custode, che conduce la seduta di gioco, detta regole ben precise agli altri giocatori che attraverso i pensieri, le parole, le danze e le musiche descriveranno lo spazio immaginario che viene loro  assegnato dal custode.

Regola fondamentale: mettersi in gioco con tutti i sentimenti, immergendosi totalmente e con verità nelle situazioni che si vengono a creare. E’ ammessa la piena libertà “del fluire degli opposti in un’armonica disarmonia”, a volte data dall’improvvisazione. Vietato contenersi, trattenersi e fingere.

Compagnia Bolero

Dal 1998 la Compagnia Bolero è promotrice di manifestazioni, eventi, concerti e spettacoli di portata internazionale. Una compagnia nata da una esperienza precedente come Srl OLP (Organizzazione Lupi Production) attiva dal 1992.
La stessa linfa vitale che animava la società è poi confluita nell’Associazione Bolero (1998) che diviene Compagnia teatrale nel 2005.

Abbiamo incontrato la fondatrice nonché regista Patrizia Masi che da 39 anni vive il mondo dello spettacolo come attrice, doppiatrice, soggettista, sceneggiatrice, dialoghista, e regista. Per 21 anni ha lavorato in RAI e non solo realizzando documentari, radiodrammi, commedie, sceneggiati, programmi culturali e pubblicità. Da 30 anni insegna recitazione,  educazione della voce e dizione.

Patrizia qual è il messaggio di “Calici di tempo”? Che cosa vuoi lasciare a chi ne fa parte? 

La Bellezza. Riconsegnare la Bellezza a chi l’ha ricevuta in eredità, a chi la sa riconoscere e cogliere in mezzo alla vacuità, alla menzogna, alla volgarità. Non mi stancherò mai di gridare che la Bellezza salverà il mondo e l’Arte nelle sue molteplici forme: un patrimonio inestimabile da proteggere come il bene più prezioso che ci è stato consegnato dai nostri grandi Maestri.
Solo la ricerca, lo studio, la Cultura possono compiere il prodigio contro l’imbarbarimento devastante di questo periodo oscurantista e becero. Se non credessi a questo, non mi sarei mai cimentata in questo lavoro così duro, crudele, e meraviglioso, come il Teatro, che mi permette di parlare, di mostrarmi a viso aperto, di mettere a nudo l’anima. E’ questo il soffio vitale e il motore della mia vita. Tutto il resto è noia e bla bla. Non serve. E’ la nostra rivoluzione, ognuno adoperi le armi che ha, che gli sono proprie, e le usi bene. Siamo sulle barricate. L’eredità che ci hanno lasciato i nostri Padri stanno lì, basta allungare la mano … le parole sospese non sono più usate da nessuno oggi.

(Patrizia cita a memoria)

” … Se c’è un pozzo qui vicino

è lì che bisogna cercare,

 cercare quegli anni dispersi

 in cui siamo nati, con le mani

 nell’acqua scura quel presente

 e piano bagnarsi le labbra,

 berla a sorsi quell’acqua

 ricomporre le frasi, ridirle,

 come se non ci fossero solo

 queste pietre, dure e bianche

 e senza luce …. ”  

Fulvio Segato (Trieste, 1959), da La consuetudine dei frantumi, Fara, 2013

Non credi che sia un progetto tanto meraviglioso quanto rischioso?

Oggi un mio amico mi ha detto “Tu sai di essere una pazza, sì? In un momento come questo, in cui tutti vogliono evitare di pensare, semmai solo ridere, tu fai uno spettacolo come questo sul tempo … producendolo autonomamente? Sapendo già prima di andare in scena che perderai!”.
Lo so, è una follia, ma non saprei essere che così. Io non posso tradirmi, semplicemente non posso abiurare il sogno.

Potremmo quindi dire che la tua è un’istanza esistenziale e necessaria. Tutti i tuoi spettacoli sono così ricchi di performance, audio-video e coreografie?

Da quando ho iniziato con la Compagnia Bolero faccio sempre in questo modo. Anche quando il genere teatrale è a scopo sociale. Lavoro con i miei attori sul corpo, sulle emozioni, ascoltando i cinque sensi e il sesto senso. In tutti i miei spettacoli troverete la danza, la musica, la poesia, il cinema, il teatro, la fotografia, la pittura e la scultura e, quasi sempre, anche gli artisti di strada.

Sdogani anche gli artisti di strada dunque…

Certo! Sono eccellenti interpreti quanto gli attori sul palcoscenico di un teatro. Penso che il palcoscenico non sia uno spazio predefinito: può essere un’asse, un tavolo, un tombino. Non cambia il contenuto, la funzione, il rito, la parola e il gesto. Non muta la sacralità del teatro nella sua messinscena: è identica se lo scopo è la verità di chi “officia”, di chi agisce lo spazio.

Come e da dove nasce tutta la sperimentazione presente nello spettacolo?

Nasce proprio dalla mia idea dell’arte. Il nostro lavoro offre pennellate di poesia, di racconti, di note, di movimenti, mezzi legati da una necessità non esteriore ma interiore. In altri termini, entriamo in quella dimensione artistica espressiva e non più rappresentativa, dell’Arte.

Usiamo il linguaggio delle emozioni per arrivare all’essenza dell’Arte, tracciamo in immagini l’alfabeto variopinto dei sentimenti, attingendo a tutta la gamma di figure ed espressioni artistiche che formano la tavolozza dell’umano sentire, la religiosità della vita. E’ la stessa idea che c’è dietro un altro nostro spettacolo dello scorso anno “Kandinskij e i cavalieri azzurri – l’euforia dei colori, la festa dei sensi”, con il Patrocinio della Regione Lazio, il Comune di Roma e il II Municipio del Comune di Roma. Un progetto teatrale di sinestesia delle Arti, che si prefiggeva di accompagnare gli spettatori nelle “Stanze segrete” di Kandinskji, portandoli per mano attraverso i colori ed i suoni a cogliere le vibrazioni, a “toccare” e a “sentire” i dipinti del più grande rivoluzionario della storia della pittura moderna, il titano dell’Astrattismo, da cui hanno attinto i maggiori esponenti dell’Arte contemporanea.

Quindi secondo te ogni arte contiene tutte le altre?

Ogni arte in effetti contiene tutte le altre. La pittura implica la musica, la letteratura, la coreografia, il cinema, la fotografia, e così anche il teatro, che si basa su un nucleo di conoscenze e di potenzialità proprie di diverse discipline. In questi anni stanno accadendo alcune cose nuove che aprono la strada ad un teatro di “composizione” aperta, un’idea di performance poetica che si sviluppa accanto alla “recitazione”.

E’ innegabile che le Neo-Avanguardie dell’arte si sviluppino in un solco lasciato dai poeti illuminati, come Rimbaud, dalla teosofia di Madame Blavatsky e dall’antroposofia di Rudolf Steiner, dalla modernità di un’attrice come la Duse, dalle «danze sacre» di Gurdjieff, da musicisti come Ravel, Debussy e Schönberg, riferimenti questi intrecciati con le esperienze degli astrattisti, degli orfisti, dei dadaisti, dei surrealisti, dei cubisti, in India, Africa, Medio Oriente, Messico, Haiti, ecc.

Anche noi beneficiamo di una trasmissione diretta di saperi di cui siamo consapevolmente dei “ladri”, rubando a piene mani da quel materiale ciò che serviva per le loro e per le nostre personali ricerche.

Grazie per aver condiviso con noi queste riflessioni ed esperienze. Dove possiamo continuare a seguire le avventure della Compagnia Bolero?

Sulla nostra pagina Facebook che è sempre molto aggiornata https://www.facebook.com/teatro.bolero, ma ci sono anche i siti  http://noidibolero.wix.com/noidibolero e  www.asscultbolero.it.

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