

Un giro d'affari importante ricostruito dalla guardia finianza che sta ancora ricostruendo il numero esatto delle vittime coinvolte
Un sistema spietato capace di trasformare il sogno di migliaia di pellegrini in un bancomat per il crimine organizzato.
I finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno smantellato una frode milionaria basata su falsi annunci di affitti brevi nella Capitale, proprio in concomitanza con il grande afflusso turistico per il Giubileo.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Velletri, ha portato alla luce un meccanismo tanto semplice quanto efficace: annunci online credibili, pagamenti immediati e stanze che, di fatto, non esistevano.
L’indagine, condotta dalla Compagnia di Velletri e coordinata dalla locale Procura, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare con l’obbligo di dimora per i tre presunti promotori del raggiro.
Il meccanismo era efficace nella sua semplicità. Su portali di settore e piattaforme online comparivano annunci accattivanti: appartamenti rifiniti e camere in Bed & Breakfast nel cuore di Roma, a prezzi competitivi (tra i 70 e i 120 euro a notte).
Peccato che quelle sistemazioni fossero “fantasma”: o non esistevano affatto o erano totalmente fuori dalla disponibilità degli inserzionisti.
Turisti stranieri e fedeli pagavano con carta di credito, convinti di aver blindato il proprio soggiorno, per poi ritrovarsi senza un tetto una volta arrivati a destinazione.
L’inchiesta ha svelato un sofisticato sistema di riciclaggio volto a far sparire i proventi illeciti attraverso una rete di società schermo:
L’incasso: I pagamenti confluivano sui conti di una società creata appositamente per raccogliere i versamenti delle vittime.
Il transito nazionale: Attraverso bonifici immediati, i fondi venivano spostati verso ulteriori imprese riconducibili al gruppo, intestate a prestanome nullatenenti o con precedenti penali.
Il salto all’estero e le fatture false: Per occultare l’origine del denaro, il gruppo emetteva fatture per operazioni inesistenti, attribuendo una parvenza lecita ai flussi finanziari diretti anche verso conti con sede fuori dall’Italia.
Oltre ai tre organizzatori principali, altre 16 persone risultano indagate per riciclaggio, accusate di aver agevolato le operazioni volte a ostacolare la tracciabilità dei fondi.
Durante le attività investigative, i finanzieri hanno eseguito un sequestro preventivo di oltre 145.000 euro, intercettati direttamente sui conti della società destinataria dei primi versamenti.
Una cifra che rappresenta solo una parte del giro d’affari complessivo di una frode che ha colpito migliaia di ignari visitatori.
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