Sono le donne a visitare i musei italiani

Emerge da un’indagine presentata ai Capitolini di Roma che oltre il 56% dei visitatori è donna
di Serenella Napolitano - 2 Febbraio 2010

“L’indagine condotta nel periodo compreso tra il 18 dicembre 2008 e il 10 febbraio 2009 ha dimostrato che il 56,4% dei visitatori nei Musei Italiani, è donna”.

Questo è il dato presentato ieri, 1 febbraio presso la sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini di Roma. La ricerca è stata condotta dal Centro Studi “Gianfranco Imperatori” dell’Associazione Civita grazie al contributo di Boeing Italia.

I Musei presi in esame dagli studiosi sono stati tra i più grandi e affascinanti d’Italia: i Musei Capitolini, il Museo dei Fori Imperiali nei mercati di Traiano, i Musei Nazionali Etruschi di Villa Giulia e di Cerveteri, l’area archeologica di Paestum, i Musei Archeologici Nazionali di Napoli e di Firenze.

I risultati delle indagini hanno un po’ evidenziato le ‘gioie e i dolori’ in cui versano i musei italiani.
Le interviste condotte su 1500 persone hanno dimostrato che le visite vengono fatte da donne di età compresa tra i 44 e i 25 anni con una scarsa presenza di giovani al di sotto dei 25 anni (15%) con un’istruzione elevata, infatti numerosi sono laureati e la posizione sociale prevalente è costituita da direttivi, quadri e impiegati. E mentre c’è chi trova di alto gradimento gli allestimenti museali e apprezza la grande quantità di opere esposte (44,7% si dichiara “soddisfattissimo”, il 33,2% “molto soddisfatto”), riferendosi ad esempio ai Capitolini e Villa Giulia, il 16,5% degli intervistati per il primo museo e il 12% del secondo si dichiara insoddisfatto. Anzi molti visitatori suggerirebbero un ripensamento o cambiamento dei pannelli esplicativi, spesso incomprensibili per i non esperti.

L’obiettivo dello studio è stato quello di fornire uno strumento utile ad una fase della vita del patrimonio in cui si comincia a ragionare in modo concreto sulle innovazioni da introdurre nei musei per favorire nuove strategie di valorizzazione.

E i numerosi interventi susseguitisi durante la conferenza hanno sostenuto con parole e si spera quanto prima con i fatti di rendere “meno noiosi i musei italiani”.

“Svevo disse ‘Per fortuna i musei si visitano solo una volta’, questo per indicarne la monotonia – dichiara Umberto Broccoli, Sovraintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma- ed è proprio su questo punto che dobbiamo lavorare. Bisogna unire valore e innovazione e fare in modo che, utilizzando un linguaggio semplice e non più ottocentesco, tutti possono capire cosa si sta osservando in un museo”.

“Siamo davanti ad un pubblico che si è trasformato quindi anche il museo dovrà trasformarsi – afferma Adriano La Regina, Presidente dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia Antica – Il museo non è un libro, ma offre conoscenza attraverso gli originali, originali (cioè le opere d’arte) che vengono contemplati, e che si arricchiscono con l’informazione data dalle didascalie e, in questo modo, l’informazione storica collegata alla documentazione originale assume straordinario valore comunicativo. Questi compiti costituiscono alcune delle principali ragioni del Museo.”

Adotta Abitare A

Piuttosto chiaro e risolutivo è stato l’intervento di Piero Angela, curatore tra l’altro del percorso archeologico nei sotterranei di Palazzo Valentini a Roma. Secondo il noto giornalista e scrittore “Non è solo il livello educativo che conta, ma il livello di competenza. Se ad un avvocato si parla di fisica, oltre alle reminiscenze scolastiche, capirà? Quando siamo di fronte a qualcosa di nuovo, ognuno di noi deve essere guidato. Cosi accade nel Museo. Negli Stati Uniti, per facilitare i percorsi museali intervengono tre figure professionali l’architetto, l’esperto del settore (archeologo, storico dell’arte, ecc.) e un bravo comunicatore. I cartellini non turbano le emozioni del visitatore, anzi lo aiutano a capire. Si potrebbe avere un cartellino che spiega solo l’oggetto, un secondo più divulgativo e il terzo scientifico. Mentre nei Musei italiani tra le miriadi di oggetti esposti spesso anche i cartellini sono nascosti.”

D’accordo su quanto sia importante la comunicazione anche Roberto Cecchi, Direttore Generale per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Ministero dei Beni Culturali, Wolf-Dieter Heilmeyer, Archeologo, già Direttore del Pergamon Museum di Berlino, Albino Ruberti, Segretario Generale dell’Associazione Civita Rinaldo Petrignani, Presidente della Boeing Italia.

Lo studio è confluito in un volume, "L’Archeologia e il suo pubblico", edito da Giunti e realizzato con il contributo di Boeing Italia, ed è correlato e completato dalle considerazioni e dalle analisi condotte da insigni nomi dell’archeologia, da Adriano La Regina, curatore del volume, a Wolf-Dieter Heilmeyer, da Andrea Carandini e Alessandro Roccati a Eleni Vassilika e Marina Cipriani, nel tentativo di indagare le formule e le metodologie per comunicare l’archeologia.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti