

In casa trovati 15 chili di hashish, una pistola e cinque bombe carta. Tre arresti
Non servivano pusher agli angoli delle strade, bastavano un profilo Instagram e un canale Telegram. Da lì partivano ordini di cocaina, hashish e marijuana, recapitati in modo discreto da ignari corrieri.
Pagamenti? Solo in criptovalute, per non lasciare tracce. Un vero spaccio 2.0, smantellato dai carabinieri della compagnia Roma Eur e dalla sezione criptovalute del Comando antifalsificazione monetaria, al termine di un’indagine coordinata dalla procura capitolina.
Dietro l’apparenza di una normale attività online, si nascondeva un sistema criminale sofisticato e perfettamente organizzato.
Tre persone, tutte residenti a Roma, sono finite in carcere con l’accusa di spaccio e detenzione di stupefacenti; per uno di loro si aggiunge anche il reato di riciclaggio e autoriciclaggio.
Tutto nasce nel 2023, quando gli investigatori individuano strane transazioni su piattaforme di exchange riconducibili a uno degli indagati.
Quei movimenti portano dritto a un nome già noto alle forze dell’ordine: “F.L”, un cittadino cinese arrestato nel 2024 per riciclaggio internazionale.
Sul suo wallet elettronico arrivavano ingenti somme di denaro sporco. Le criptovalute venivano poi convertite in contanti e ripulite attraverso giri di trasferimenti digitali complessi, fino a rientrare nei circuiti legali.
Ma il cuore del business restava la droga. Gli ordini partivano da Telegram o Instagram, dove i clienti contattavano gli spacciatori tramite nickname anonimi.
Il menù era vario — cocaina, hashish, marijuana — e i pagamenti, rigorosamente in Bitcoin o Ethereum, finivano su portafogli digitali non tracciabili.
Il gruppo aveva trasformato un appartamento poco fuori Roma in una centrale dello spaccio hi-tech: dentro, pacchi sigillati, bilancini, etichette postali, bustine pronte per essere spedite.
Le consegne, per rendere tutto più credibile, passavano da servizi di corriere regolari: la droga viaggiava come un qualsiasi pacco Amazon.
Durante il blitz, i carabinieri hanno trovato 15 chili di hashish, una pistola Browning calibro 9 con matricola abrasa, sei flaconi di Rivotril e cinque bombe carta.
Un arsenale che racconta il volto più pericoloso della rete: dietro lo schermo, la criminalità continua ad armarsi.
Per gli investigatori, il gruppo aveva messo in piedi una filiera criminale completa: dal contatto col cliente al pagamento, dal confezionamento alla spedizione. Tutto gestito attraverso strumenti digitali, con un livello di professionalità inquietante.
Ora i tre arrestati dovranno rispondere davanti al giudice. L’indagine prosegue per risalire alla rete di contatti e capire quanto fosse esteso il giro.
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