

L’intervento si è concluso con l’arresto di sette persone complessive
Nel cuore del quartiere Quarticciolo, tra le strade del quadrante est della Capitale, la rete dello spaccio si conferma un sistema fluido, adattivo e capace di intercettare una domanda che attraversa tutte le fasce d’età.
È quanto emerge da una serie di operazioni condotte dalla Polizia di Stato, che hanno portato a diversi arresti e a un quadro investigativo dai contorni inattesi.
A sorprendere gli investigatori è stato il profilo di uno degli acquirenti monitorati: un uomo di circa ottant’anni, seguito dagli agenti mentre si muoveva con disinvoltura tra le vie del quartiere alla ricerca della dose.
Un elemento che, secondo gli inquirenti, evidenzia quanto il mercato degli stupefacenti non conosca più confini generazionali, adattandosi a una domanda eterogenea.
Il suo pedinamento ha rappresentato uno dei primi tasselli dell’indagine che ha poi portato alla disarticolazione di una rete di spaccio attiva nella zona.
Tra gli episodi più significativi figura quello di uno spacciatore che, all’apparenza, conduceva una vita ordinaria, passeggiando con il proprio cane. È stato proprio il suo atteggiamento nervoso al passaggio delle pattuglie a insospettire gli agenti.
La successiva perquisizione ha svelato un metodo di occultamento ingegnoso: l’uomo trasportava alcune dosi di hashish all’interno dei sacchetti destinati alla raccolta delle deiezioni canine.
Ma il controllo si è trasformato rapidamente in un’operazione ben più ampia: nella sua abitazione sono stati rinvenuti circa 9 chili di cocaina e un laboratorio attrezzato per la lavorazione della sostanza, completo di strumenti per la preparazione della cosiddetta variante “cotta”.
Le indagini hanno ricostruito una struttura dello spaccio estremamente organizzata, distribuita tra via Prenestina e via Ostuni. Una rete capillare, basata su una logistica diffusa e su sistemi di comunicazione rapidi.
Gli agenti hanno documentato diversi stratagemmi utilizzati per nascondere la droga: cavità nei muri, intercapedini improvvisate nei mattoni, buche nel terreno e persino pneumatici di automobili in sosta modificati per contenere le dosi. Un sistema pensato per garantire prelievi rapidi e ridurre al minimo i tempi di esposizione.
A questo si aggiungeva una struttura operativa basata su coppie di soggetti con ruoli distinti: chi avvicinava il cliente e chi materialmente effettuava la consegna, in modo da frammentare le responsabilità e rendere più difficile il lavoro delle forze dell’ordine.
L’intervento si è concluso con l’arresto di sette persone complessive, tra cui il pusher sorpreso con il cane. Per l’anziano acquirente è scattata invece la segnalazione alla Prefettura come assuntore.
Tutti i provvedimenti sono stati convalidati dall’autorità giudiziaria, a conferma dell’impianto investigativo costruito dagli agenti della Polizia di Stato.
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