Stadio della Roma: il no del Campidoglio

Sicurezza, mobilità ed ambiente, le criticità individuate nel progetto Tor di Valle
Marco Mikhail - 4 Febbraio 2017

‘Non favorevole’. Dopo mesi di tira e molla, l’amministrazione capitolina, il 1 febbraio , ha dato parere negativo sulla realizzazione del nuovo stadio della Roma. Una bocciatura attesa, tanto più che l’assessore all’urbanistica di Roma Capitale Berdini aveva più volte, negli ultimi mesi, espresso il suo no categorico. La non idoneità del progetto Tor di Valle – stando alla nota ufficiale pubblicata da Roma Capitale – è dovuta alla carenza di funzionalità (parcheggi, viabilità, trasporto pubblico), sicurezza (stradale e idraulica), alla carenza di integrazioni dei documenti progettuali e alla richiesta di ridimensionamento delle strutture.  Condizioni che Pallotta e soci dovranno mitigare e risolvere entro 30 giorni, ovvero il 3 marzo 2017, quando il progetto sarà nuovamente vagliato dalla giunta e dall’assemblea capitolina e successivamente dalla Conferenza dei servizi, che darà il via libera o meno alla costruzione dell’impianto.

Andiamo ad analizzare punto per punto gli elementi contestati da Roma Capitale rispetto al progetto definitivo inviato dalla proponente.

Sicurezza

Il progetto Tor Di Valle presenterebbe ‘situazioni di criticità e di sicurezza stradale e pedonale’. Roma Capitale, infatti, contesta ‘l’insufficienza larghezza dei tronchi di scambio e la concentrazione di intasamenti dell’intera area con flussi veicolari non compatibili per visibilità e manovrabilità’. In poche parole, sia nel caso di partite giocate dall’As Roma nel nuovo impianto sia in caso di normale circolazione delle vetture, non sarebbe assicurata la sicurezza sia degli automobilisti e sia dei pedoni in uscita dall’impianto sportivo una volta terminata la gara interna. Sempre in merito alla sicurezza, Roma Capitale affronta poi il tema tanto caro all’assessore all’urbanistica Berdini, ovvero il rischio di inondazione dell’area scelta per la costruzione del nuovo impianto. ‘L’attuale classificazione dell’area – si legge nella nota – determina la non compatibilità con le condizioni di pericolosità idraulica dell’area’. Di conseguenza la costruzione di eventuali impianti nella zona sarebbe a rischio.

Trasporti

L’allora sindaco Marino aveva posto come ‘obbligo’ per la possibile prosecuzione dei lavori dell’impianto Tor Di valle l’interesso pubblico, che avrebbe conseguentemente portato Pallotta e soci a prendersi carico  della realizzazione, in termini di costi e migliorie, della mobilità per il raggiungimento dell’area. L’amministrazione attuale, però, ha giudicato insufficienti le manovre inserite nel progetto sia in merito al traporto pubblico che alla sicurezza dell’area. In primis, ‘l’inadeguatezza dimensionale delle aree per il capolinea delle linee Tpl della stazione ferroviaria di Tor di Valle’, poi in merito alla riunificazione del tratto via Ostiense-via del Mare, dove vi è stata ‘una sottostima dei flussi del traffico’. Nel progetto definitivo ‘manca il potenziamento della linea ferroviaria Roma Lido’ e altra nota dolente ‘la mancanza di una chiara definizione degli spazi commerciali del Business Park’, che ‘non sono coerenti con le direttive del piano regolatore’.  Proprio il Business Park e il Convivium, il centro commerciale immaginato da Pallotta, non vengono considerati di ‘interesse pubblico’ e già in passato avevano portato ad uno scontro tra le parti.

Nonostante le tante migliore e le condizioni imposte a Pallotta e soci, il Comune ha aperto uno spiraglio affinché possa cambiare la sua opinione e dare l’assenso al progetto definitivo. Condizioni che, però, devono essere assolte entro il 3 marzo, giorno in cui la Conferenza dei Servizi deve dare il via libera alla realizzazione dell’impianto. Prima di tale data, la giunta Raggi e poi l’assemblea capitolina daranno un nuovo giudizio, stavolta definitivo, sulle effettive possibilità di vedere a Roma il nuovo Colosseum.


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