

Il consigliere di Roma futura Giovanni Caudo ha evidenziato gravi criticità a livello di mobilità e parcheggi
Un colosso di cemento che rischia di travolgere un intero quartiere. È così che Giovanni Caudo, consigliere di Roma Futura e urbanista, ha definito il progetto presentato dalla SS Lazio per trasformare lo stadio Flaminio nella nuova casa delle aquile.
Un’operazione da 400 milioni di euro, consegnata in Campidoglio a marzo dal presidente Claudio Lotito, che promette di riportare vita nell’impianto disegnato da Nervi. Ma secondo Caudo, quella promessa si trasformerebbe in un incubo per i residenti.
Il cuore della contestazione sta tutto nei numeri. L’attuale struttura, alta poco più di 17 metri, diventerebbe un gigante da 40. Le dimensioni dell’impianto, oggi 181 metri per 131, si allargherebbero fino a 233 per 183, stravolgendo completamente la sagoma storica.
“Altro che conservazione e valorizzazione – tuona Caudo – il vecchio stadio viene cancellato, demolito e sovrastato da un altro edificio. Nella relazione del progetto si legge che l’impianto è stato preservato, ma basta confrontare i dati per capire che non è così”.
Poi c’è il nodo più pesante: la mobilità. Portare quasi 60mila spettatori nel cuore del Flaminio, già messo alla prova da Olimpiadi, concerti e traffico ordinario, appare una missione impossibile.
“Si cita metro, tram e autobus come soluzioni – osserva Caudo – ma sono mezzi già oggi insufficienti per sostenere la vita quotidiana del quartiere. Pensare che possano reggere il 50% dei flussi di un nuovo stadio è surreale”.
La questione parcheggi completa il quadro. Il progetto prevede poco più di 4.400 posti, sparsi tra viadotti, piazze e incroci.
Il resto dovrebbe essere recuperato “arruolando” le aree già in uso al Foro Italico e addirittura invitando i tifosi a parcheggiare all’Olimpico per poi raggiungere il Flaminio a piedi. Una soluzione che, secondo Caudo, “sembra uno scherzo”.
E per evitare il caos, la proposta immagina una Ztl straordinaria, da attivare tre ore prima di ogni evento. “Significa sequestrare un intero quartiere ogni volta che si gioca una partita o si organizza un concerto – denuncia il consigliere – non solo la domenica, ma anche durante la settimana, visto che uno stadio di proprietà deve produrre ricavi costanti”.
Un giudizio duro, che si chiude con una frase lapidaria: “Questa proposta non è un progetto, è una provocazione al buon senso. La Lazio merita uno stadio, i tifosi lo meritano ancora di più, ma non a queste condizioni. Il sindaco Gualtieri e la giunta hanno tutte le risorse per trovare una soluzione vera, che non sacrifichi la vivibilità del Flaminio ma la migliori, salvaguardando la memoria di uno dei luoghi simbolo dell’architettura sportiva italiana”.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.
Invece quello della roma a collina Lanciani? Ha gli stessi problemi e pure peggio