

Ma come diavolo hanno potuto progettare e soprattutto realizzare quella stazione?
Con la mia auto ci passo davanti tutti i giorni, festività comprese, ma non mi ero mai posto la domanda.
Saranno stati i commenti ironici di mia moglie e di mia figlia da poco maggiorenne sul mio scarso senso dell’orientamento e sul fatto che ancora una volta avevo sbagliato strada percorrendo una strada straordinariamente desolata e buia, proprio davanti all’ingresso principale della stazione ferroviaria “Palmiro Togliatti”.
Sarà stata l’aria di una bella notte di aprile che mi ha spinto ad osservare meglio questa nuovissima stazione, appena sfregiata da anonimi writers.
Sarà stata la recente notizia dell’aggressione e della violenza sessuale subìta da una ragazza nei pressi della stazione FS di La Storta, lo sciacallaggio politico che ne è seguito, nella disperata quanto ipocrita ricerca di una manciata di voti in più, e chi se ne frega poi della vittima…
Sarà l’imminente scadenza per la presentazione del 730 e dei pensieri correlati al civilissimo atto di pagare le tasse per finanziare i servizi, la realizzazione delle opere pubbliche e quindi lo sviluppo del Paese.
Sarà stata certamente la combinazione di queste sollecitazioni che ad un certo punto mi ha provocato la seguente domanda: “ma come diavolo hanno potuto progettare e soprattutto realizzare la stazione FR2 “Palmiro Togliatti” di via Collatina vecchia?
Non che la stazione appaia brutta, per carità. Quando con l’automobile percorri la via Collatina lasciandoti Tor Sapienza alle spalle, la scopri sulla destra sotto il cavalcavia di viale Palmiro Togliatti. Il lungo marciapiede della stazione fa bella mostra di sé, è addirittura gradevole alla vista, bei lampioni, strutture armoniose.
Qualche centinaio di metri più avanti si intravedono un centro commerciale, un grande albergo internazionale, la schiera di palazzi che si affaccia su via Valente, le migliaia di abitanti che costituiscono il potenziale grande bacino di utenza.
Poi consideri che una stazione svolge una funzione primaria, che consiste nel consentire a dei passeggeri di accedere al servizio di trasporto ferroviario, in altre parole salire o scendere dal treno, e allora ti guardi intorno per capire in quale modo un ipotetico passeggero potrebbe arrivare in stazione, ovvero lasciare la stazione una volta sceso dal treno.
La grande opera infatti non prevede alcun parcheggio di scambio, dove poter lasciare l’auto privata, nonostante l’ingresso principale della stazione si affacci su via Collatina vecchia, circondato da prati incolti e viottoli impraticabili a piedi. Un parcheggio di scambio valorizzerebbe enormemente l’area e consentirebbe il pieno utilizzo dell’infrastruttura.
Escludendo quindi la possibilità di recarsi nella stazione Palmiro Togliatti in auto, ai potenziali passeggeri rimangono altre due modalità: in autobus o a piedi.
Il problema autobus è legato soprattutto al fatto che la zona pullula di prostitute (mattino o notte è lo stesso) e che un passeggero – soprattutto se donna di qualunque età – una volta alla fermata ATAC rischia di essere accusata dal protettore di turno di aver invaso il proprio territorio. Per non parlare dei clienti delle citate schiave del sesso, che potrebbero non capire la differenza tra una prostituta minorenne e una studentessa figlia di mamma che vuole solo tornarsene in fretta a casa. E tralascio ogni commento sulla fermata ATAC prevista sulla sommità del viadotto, esattamente sopra la stazione (ma non in funzione, perché oltretutto irrealizzabile). Una desolazione indescrivibile che rasenta la follia, se pensiamo al senso di insicurezza che assalirebbe chiunque costretto a resistere anche pochi minuti in un luogo isolato e in balia di chiunque.
Rimane l’alternativa di un percorso a piedi, praticabile nelle condizioni attuali esclusivamente da maschi adulti o donne di carattere e palestrate. Decisamente escluse donne con bambini, persone anziane, disabili e in generale persone fisicamente non al top.
Supponiamo infatti che un passeggero (maschio giovane e sano) debba raggiungere a piedi la vicina Via Roberto Michels (meno di un paio di chilometri dalla stazione FS). In condizioni normali sarebbero sufficienti pochi minuti, ma la passeggiata si trasforma in sfida estrema, in parte per i motivi accennati prima (presenza lungo il percorso di prostitute, protettori, clienti delle prostitute), ma soprattutto per il rischio di essere investiti ad ogni passo dalle auto in transito, dal momento che la zona è sprovvista di marciapiedi e di una adeguata illuminazione stradale.
In conclusione, a giudicare dal risultato finale, appare evidente che tra i progettisti FS e gli urbanisti del Comune di Roma non vi sia stato il minimo coordinamento.
Peccato perché l’opera pubblica è stata progettata e realizzata con i soldi dei contribuenti, che meritano di meglio.
Peccato perché la periferia di Roma ha bisogno di più servizi pubblici.
Peccato perché lasciare le auto nei parcheggi di scambio vuol dire ridurre traffico e inquinamento.
Peccato, perché realizzare un parcheggio di scambio e un marciapiede sicuro e illuminato che consenta a chi lo desidera di raggiungere a piedi la stazione, richiede un costo marginale rispetto al totale dell’investimento, con un ritorno in termini di utilità sociale enorme: vuol dire estendere sul territorio la società civile, restituire la città ai suoi abitanti, a chi la ama e la vive, significa respingere l’avanzata dell’illegalità e del degrado.
In ogni caso se la “cura del ferro” per Roma è questa, è necessario riparlare con il medico che l’ha prescritta.
Pratiko
Riproponiamo un nostro video, di qualche mese fa, girato e montato da Davide De Felicis
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.