Municipi:

Per una “visione del meno”

Meno armi, meno conflitti, meno polarizzazione delle ricchezze in mani di pochi e più risorse per chi muore di fame, meno minacce e più condivisione, meno io e più noi

Nota – Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di Abitarearoma.it

Viviamo, ormai da troppo tempo, un’esistenza segnata dal velo pervasivo della decadenza.

Non mi riferisco al contesto letterario (già conosciuto in passato) o alla minore spinta a conoscere e sperimentare tecnologie ed innovazioni d’avanguardia (intelligenza artificiale ed altro), ma perché sempre più viene eroso l’equilibrio fra la possibilità di “fare progresso” e i “costi diretti ed indiretti” che tale processo produce sulle persone, soprattutto in quelle più fragili ed emarginate.

Non è una novità assoluta; la storia ha conosciuto analoghe contingenze, ora, tuttavia, alcuni elementi rendono la situazione più complessa e preoccupante, quanto meno imprevedibile nei suoi sviluppi futuri.

In primo luogo, si percepisce come si stia vivendo la “fase generalizzata del post”: post-industriale; post tutela dei diritti civili; post era degli organismi multilaterali; post centralità della politica per la realizzazione del bene comune; postergazione della centralità della persona umana a mero fattore di produzione; e tanti altri post… senza avere valori di riferimento adeguati per comprendere in quale direzione s’intende operare.

Inoltre, l’equilibrio della nostra civiltà sembra che abbia raggiunto il suo apice e, l’attuale, sia il fisiologico trend discendente (post, appunto) di un diverso processo evolutivo e di sistema generalizzato ancora alla ricerca di una dimensione sufficientemente delineata. Quanto succede nel mondo è noto a tutti, non occorre aggiungere altro.

È possibile uscire, e come, da questo circolo vizioso? Non è facile per nessuno, ricette miracolose non esistono! Forse, invece, più utile sarebbe provare a “riconciliarsi” con la nostra più intima essenza, quella di creatura, splendida ma limitata, che vive, evolve, migliora quanto più è in relazione (si ascolta e parla) con se stessa e con gli altri.

Riconoscere che la nostra missione è quella di amministrare equamente e con giustizia le risorse delle quali disponiamo anche per non lasciare in eredità, a chi verrà dopo di noi, macerie e problemi d’ogni genere.

In fondo, saper recuperare con lealtà e intelligenza la “visione del meno” (meno armi, meno conflitti, meno polarizzazione delle ricchezze in mani di pochi e più risorse per chi muore di fame, meno minacce e più condivisione, meno io e più noi..), più riusciremo a riequilibrare la nostra esistenza e sostenibili gli obiettivi che la “filosofia del buon senso” saprà suggerirci senza scivolare nell’utopia a patto che ognuno faccia concretamente la sua parte e il puzzle della vita non perda nessuna delle sue tessere.

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