

Aveva iniziato come semplice lavorante di una catena di camion bar ma in poco tempo era divenuto proprietario di un internet point e di alcune attività commerciali nella zona della stazione Termini. L’uomo, J.M.S., un bengalese di 39 anni, aveva in realtà “fatto fortuna” mettendo in piedi una vera e propria centrale di produzione di documenti falsi finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Oggi è stato smascherato e fermato dal Gruppo Sicurezza Pubblica Emergenziale della Polizia Locale Roma Capitale diretto dal vicecomandante Antonio Di Maggio.
Le indagini hanno preso il via dalle denunce di alcuni immigrati. Si erano rivolti al call center del bengalese credendo di poter ottenere la documentazione necessaria per lavorare regolarmente, ma avevano ricevuto solo continue richieste di denaro e certificazioni poi risultate false. Lo hanno accertato gli agenti dello Spe durante le perquisizioni eseguite questa mattina presso le diverse attività del 39enne, dalle quali è emersa una ben più complessa ed estesa azione criminale. J.M.S., con altri tre complici suoi connazionali, era a capo di una rete di falsificazione e mercato di documenti di identità italiani e stranieri.
La contraffazione avveniva scannerizzando documenti originali rubati. Nel corso dell’operazione sono state rinvenute anche novantotto monete, fedeli riproduzioni di sterline d’oro del 1914, ormai fuori produzione. I conî, del valore di circa 220 euro l’uno, potrebbero essere indizio del fatto che l’organizzazione si preparasse a compiere il “salto di qualità” nella produzione dei falsi. Nei luoghi perquisiti numerosi i documenti bengalesi, in originale e in fotocopia, e le riproduzioni di documenti e loghi di enti pubblici nazionali per la richiesta di ricongiungimento familiare.
Gli agenti hanno trovato anche varie richieste di asilo per minori necessarie a ottenere lo status di rifugiato. Sequestrate anche schede di alcuni gestori telefonici che venivano attivate sfruttando l’identità di ignari cittadini che avevano esibito i documenti per usufruire dei servizi del call center. Tutti i membri dell’organizzazione sono stati fermati. Si sta valutando l’ipotesi di porre sotto sequestro i locali e i beni della banda.
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